A poche ore dalla visita ufficiale del Segretario di Stato americano Marco Rubio alla Santa Sede, Donald Trump “cosparge” di chiodi Viale della Conciliazione. Gli bastano un paio di dichiarazioni in tv per riaccendere la sua guerriglia personale contro il Papa. Secondo il presidente, Leone XIV metterebbe in pericolo molti cattolici: «Beh, il Papa preferirebbe parlare del fatto che per l’Iran va bene avere un’arma nucleare – ha detto – non credo che sia una cosa positiva. Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici, ma immagino che lui pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare». Secondo Trump, invece, la Santa Sede avrebbe dovuto sollevare la questione della detenzione di Jimmy Lai, uomo d’affari di Hong Kong attualmente incarcerato». Così Rubio, atteso in Vaticano per ricucire lo strappo con il Papa causato dalle precedenti dichiarazioni del leader della Casa Bianca, rischia di fare un viaggio a vuoto o interlocutorio.
Nel frattempo, in vista dell’incontro di Rubio 7 maggio, l’ambasciatore statunitense presso la Santa Sede Brian Burch ha spiegato all’agenzia Reuters che il colloquio sarà il momento per una conversazione franca sulle politiche dell’amministrazione Trump. «Le nazioni hanno dei disaccordi e penso che uno dei modi per superarli sia attraverso la fratellanza e un dialogo autentico. Penso che il segretario venga qui con questo spirito, l’intento è quello di avere una conversazione franca sulla politica statunitense, per impegnarsi in un dialogo costruttivo». Insomma, sembra che il Tycoon stia cercando disinvoltamente di adottare la tecnica del bastone e della carota. Far sapere al Pontefice che non cambierà le sue strategie militari in Medioriente nonostante il dissenso del Vaticano.
Il Sottosegretario del Dicastero Vaticano per la Cultura e l’Educazione Antonio Spadaro crede che la visita di Rubio al Papa sia il tentativo di Washington non tanto di «negoziare concessioni concrete, ma per riportare il confronto a un livello più pacato e istituzionale». Rubio, cattolico praticante, per Spadaro «può fungere da ponte tra l’amministrazione e un elettorato che si sente sinceramente a disagio di fronte allo spettacolo della Casa Bianca in aperto conflitto con la più alta autorità morale della propria confessione». Spadaro pensa che l’obiettivo sia quello di “raffreddare la retorica”. Nel corso dell’ultima crisi tra Leone XIV e Trump è infatti emerso come, pur non disponendo di potere militare, il Vaticano continui a esercitare un significativo ascendente morale nello scenario internazionale. E questo dà terribilmente fastidio a Trump.
Rubio sarà ricevuto dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. È possibile, ma non ancora confermato, anche un incontro col ministro della Difesa, Guido Crosetto. Al centro del confronto tra il capo della diplomazia di Washington e le autorità italiane vi saranno in particolare i temi caldi dell’attualità internazionale: la guerra in Iran, la riapertura al traffico commerciale dello Stretto di Hormuz, i dossier Gaza e Libano. Ampio spazio, tuttavia, avranno anche le questioni relative alle relazioni bilaterali, raffreddate dopo le aspre critiche rivolte a Meloni dal presidente statunitense Donald Trump. Si discuterà inoltre di rapporti commerciali e di dazi: proprio lo scorso primo maggio, il capo della Casa Bianca ha annunciato un aumento delle tariffe sulle auto importate dall’Unione europea al 25 per cento. Tuttavia, la visita di Rubio sarà soprattutto “vaticano-centrica”.



