Hantavirus. Torna un film conosciuto e tornano i nostalgici della pandemia. Finzione e realtà

lunedì, 11 Maggio 2026
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Ci risiamo, torna il film, lo stesso film che purtroppo abbiamo tristemente vissuto sulla nostra pelle. Cerchiamo di riassumerne i passaggi: una crociera di lusso con destinazione paesi estremi (da Ushuaia a Tenerife), che diventa di fatto una nuova emergenza sanitaria globale (primi tre morti, paziente zero compreso); superficialità nel gestire il pericolo da parte delle autorità di bordo (il potere dei soldi), attracco in paesi che non fanno parte dell’Oms (a cominciare dall’Argentina, per non parlare degli Usa); persone che muoiono a bordo e persone che dopo un piccolo stop alle attività della nave, vengono stupidamente fatte rientrare nei loro paesi; qualcuno muore dopo; e contagi che cominciano ad espandersi (già otto casi). A rischio, infatti, tutti quelli che sono entrati in contatto con loro. Partono le quarantene, sia volontarie-fiduciarie, sia obbligate. Al momento quattro italiani sono in isolamento.
E, al di là delle varie rassicurazioni, torna la paura di morire che, come sappiamo, vince sulla voglia di vivere. E torna la solita comunicazione da Finestra di Overton, un crescendo rossiniano che dalla camomilla arriverà, nel giro di qualche settimana o mese, al terrorismo mediatico, che porta inesorabilmente alla psicosi di massa.
La trama? Scontata, ecco la successione: niente allarme, virus sotto controllo, non contagia l’uomo, poi però contagia, ma non è lo stesso virus che conosciamo da noi, è una diramazione specifica, meno contagiosa, ma molto più grave (leggere tra le righe: effetti evidentemente già pianificati).
Dulcis in fundo, tornano pure “i guru in camice bianco” che, vendicandosi si essere stati messi sotto accusa in passato, stanno riproponendo in tv la narrazione “anti-no vax”. Della serie, non ripetiamo le accuse ideologiche alle mascherine, ai vaccini, al greenpass, alle politiche del lockdown (leggere tra le righe: tentazione sempre in agguato).
Oggi, in proposito, il nostro ministero della Salute diramerà le nuove linee guida: molto probabilmente il focus riguarderà stazioni ed aerei. Anche qui, “virus diverso”, ma “medesime misure”, che tra l’altro, ricordiamo bene (col Covid iniziò tutto così).
Questo Hantavirus cos’è? E’ un gruppo di virus appartenenti alla famiglia Hantaviridae. Il vettore del contagio è rappresentato soprattutto da roditori selvatici, come topi e ratti, che possono eliminare il virus attraverso urine, saliva e feci senza manifestare sintomi evidenti.
Adesso ci dicono che quello che conosciamo in Europa, non è quello che c’è nel Sud-America. Il primo non si trasmette da uomo a uomo, il secondo sì. Si tratterebbe della “variante andina”: le persone si contagiano per via aerea, se mangiano insieme, se vivono insieme, se dormono insieme. Grave errore compiuto dai responsabili della nave Hondius. E in quanto ai suoi effetti, ci stanno ripetendo che è meno contagioso ma molto più pericoloso, molto più aggressivo, causa polmonite e infarto e colpisce i reni (con un 40% di morte).
Tradotto: “Fotocopia-Covid”. Vogliamo veramente credere alla fiaba del paziente zero della nave, l’ornitologo, che si è contagiato visitando con la moglie (anch’essa deceduta) una discarica di uccelli necrofagi?
Il tutto non ci sembra qualcosa di molto famigliare, di noto, di edito? Anche al tempo del Covid la sua origine è stata di difficile e ambigua, se non sospetta, interpretazione: virus sfuggito di mano dal laboratorio o dal mercato di Wuhan, pipistrelli, esperimenti non riusciti etc.
E come al tempo del Covid non c’erano vaccini. Infatti, all’inizio le somministrazioni si sono fatte con vaccini sperimentali (un giorno si farà il bilancio complessivo del bene e del male di questa strategia).
E anche al tempo del Covid la comunicazione è stata graduale, da fenomeno sotto controllo a pandemia.
Ma quello che più inquieta è la tentazione ricorrente che si nasconde dietro certe gestioni. Una tentazione sempre sopita, ma viva finora, che ha fallito col virus delle scimmie, e che sembra riuscire ora.
Ci riferiamo al “sistema-regime-Covid”: l’incontro tra gli interessi delle multinazionali farmaceutiche e il potere politico (sia democratico, sia autocratico), che ha tutto da guadagnarci nel governare senza limiti e regole costituzionali, nel nome dell’emergenza e nel nome del bene.
Ci siamo già passati. Al punto che i vaccini non sono più diventati una libera scelta di scienza, ma si sono trasformati in un atto di fede.
E i sospetti esistono. Facciamo un ragionamento: quando una classe politica nazionale e internazionale sta per crollare, non gode più del consenso; quando incombono una crisi economica ed energetica, vari black out in arrivo, in primis quello elettrico, cosa fa per restare assisa sul trono? O fa le guerre, o tiene tutti in casa. Così si azzerano i consumi, i servizi, le prestazioni e i movimenti dei cittadini. E tutto si risolve “miracolosamente”.
Capire, preoccuparsi, denunciare, non vuol dire essere negazionisti, ma vuol dire essere cittadini maturi e consapevoli. Consapevoli dei nostri diritti e dei nostri doveri.

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