Venezia. Vincono la Venezi e Buttafuoco sulla sinistra “Branca-woke e islamica”

martedì, 26 Maggio 2026
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“Diamo un segnale forte e importante di cambiamento per mandare a casa il governo Meloni. E la risposta migliore è far vincere Andrea Martella. Viva la meravigliosa alleanza progressista, viva l’Italia antifascista”.
Tradotto: tutta l’anticaglia ideologica e il repertorio sinistro da parte di una Schlein che, anche in questa occasione “lagunare”, non ha smentito il suo proverbiale e abituale tono monocorde-enfatico da comizio assembleare modello-femministe liceali, perennemente incazzate-anni Settanta.
E ci aveva sperato la segretaria dem. Invece, dati alla mano, ha vinto il centro-destra e l’alleanza progressista ha fatto flop. E il tanto agognato “campo largo” a Venezia è diventato “campo santo”, ridando fiato alla Meloni: la prima vera sua vittoria dopo la sconfitta referendaria.
Una premier che non si è lasciata sfuggire l’occasione per punzecchiare ironicamente la Schlein: “A posto, il nostro crollo rimandato a domani”.
Come dire, 1 a 1, palla al centro (non nel senso politico, ma sportivo).
D’altra parte i risultati parlano chiaro: Simone Venturini (cdx) ha conquistato il 51% e quindi, ha vinto senza nemmeno andare al ballottaggio. Una vittoria pure personale, vista l’alta percentuale che ha raccolto direttamente (il 30%); segno che quando si scelgono i candidati giusti, l’oggettività e l’efficacia di un obiettivo si raggiungono facilmente. Mentre Andrea Martella, si è dovuto accontentare di un mediocre 39%.
Che farà ora la sinistra? Si aggrapperà al fatto che il Pd è il partito d’opposizione più forte? Solita solfa, l’unica comunicabile.
E ancora: i numeri veneti sono un modello di riferimento per gli italiani in un senso opposto rispetto ai desiderata elettorali della Schlein, che sempre nei suoi comizi, riteneva che l’esempio-Venezia potesse fare da apripista per andare a conquistare Roma. Invece, siamo al messaggio nazionale inverso. Oltre al programma pragmatico della città disegnato e pensato virtuosamente da Venturini e dalla sua squadra, il riflesso è molto più ampio: ha vinto Beatrice Venezi che, come noto, ha subìto sulla sua pelle il pensiero unico musicale artistico di una sinistra di fatto razzista e antidemocratica (il familismo politico del Teatro La Fenice); ha vinto Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, con le sue posizioni libere (la questione dello stand russo), mettendo al centro il valore superiore dei popoli che non possono pagare per le decisioni dei loro governi. Quello stesso popolo che ha consentito l’affermazione del centro-destra a Venezia.
Infine, ultimo insegnamento lagunare: il matrimonio tra la cultura woke e gli italiani di fede islamica non solo non funziona, ma si trasforma in un clamoroso autogol. Nelle liste del Pd c’erano ben sette candidati di fede islamica, i quali tanto integrati avevano bisogno di un traduttore per farsi capire alla gente.
Quella gente che ha capito perfettamente il gioco: usare gli italianizzati per aumentare i voti, ma principalmente per scardinare la nostra identità culturale, storica, religiosa.
E attenzione agli effetti futuri: il 14% del candidato di Vannacci (Futuro nazionale) a Vigevano è solo l’inizio.

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