I titoli sono espliciti quanto volutamente ambigui: “E’ scomparso il cardinale Camillo Ruini, faro della Chiesa”. Faro in che senso? Per l’attuale presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi “Ruini seppe interpretare la storia”. Un modo sapiente e molto strategico (da scuola millenaria) per non entrare in rotta di collisione con un percorso oggettivamente opposto al suo. Tradotto, “lui espresse un punto di vista conservatore, io progressista”. E così, nessuno si fa male in analisi postume che, al contrario, dovrebbero evidenziare un problema reale e profondo che investe da tempo la Chiesa: essere il simbolo di un pensiero debole, incapace di affrontare il presente, offrire soluzioni. Tentativo specifico che invece, fece Ruini, parlando di “valori non negoziabili” (aborto, vita, famiglia naturale, questione gay, utero in affitto, eutanasia e Islam), e su tale base coordinando l’azione dei cattolici in politica, presenti anche in Parlamento, suggerendo posizioni e azioni concrete.
Un equilibrio tra dottrina e prassi, indirizzi e Stato laico, che dopo la fine del “partito unico dei cattolici” (la Dc), non si è più trovato in modo efficace.
Infatti, il contributo che Ruini ha dato alla Chiesa si è visto plasticamente con la comunicazione sia di papa Giovanni Paolo II, sia di papa Benedetto XVI: un pensiero semplice, diretto, coerente, senza possibilità di fraintendimenti o di strumentalizzazioni.
Tutto il contrario di quello che è accaduto dopo. Papa Francesco ha prodotto come effetto del suo pontificato un gap incolmabile tra la percezione relativa alla pastorale (eccessivamente sbilanciata verso un progressismo di approccio ai temi) e la tradizione (che necessariamente deve restare ferma). Col risultato di ingenerare da un lato, aspettative sbagliate (il mondo Lgbtq); dall’altro, confusione presso i fedeli (i numeri sugli abbandoni, sulla non frequenza in Chiesa, sulle conversioni sempre più esigue, sono stati chiari).
E il bilancio di papa Bergoglio si è risolto con un sostanziale nulla di fatto: pastorale non mutata (documenti respinti al mittente) e dottrina inalterata. Solo forti sommovimenti interni alla Curia e rivoluzioni organizzative.
Adesso la palla spetta di diritto a papa Leone. Che sta avendo il grande merito di incarnare la Chiesa, la sua unità e l’indubbia solidità della sua anima e della sua dottrina. Riunire, conciliare i “cattolici della morale” e “i cattolici del sociale”, è una grande missione e un compito non da poco.
Ma attenzione alla comunicazione strabica che pretende di accontentare a 360 gradi (ovviamente nessuno intende insegnare al Sommo Pontefice il suo ruolo, ma chi scrive parla da esperto in comunicazione). Sull’immigrazione occorre dire concetti non fraintendibili: non si può sostenere sia l’accoglienza universale e nel contempo parlare di diritto a non migrare, addirittura arrivando a sostenere l’importanza di difendere i confini da parte degli Stati. Come conciliare le due posizioni?
E ancora: è fresca notizia dell’approvazione alla Camera del decreto “rimpatri volontari”, modificata la disposizione sui compensi ai legali delle persone straniere che aderiscono ai programmi di rimpatri volontari assistiti.
E qual è la posizione ufficiale del Vaticano? La Chiesa cattolica e il Papa sostengono i rimpatri volontari assistiti (RVA) quando sono effettuati nel pieno rispetto della dignità umana, offrendo alternative e tutele. Ma il Pontefice si oppone fermamente a qualsiasi forma di espulsione di massa o forzata verso Paesi in cui i migranti rischierebbero persecuzioni o la morte.
Tutto sacrosanto, ma destinato a galleggiare troppo in un neutralismo pericoloso.
E infine, sull’Iran: a proposito dell’accordo in fase di perfezionamento a Lucerna, il papa si è detto felice per il nucleare stoppato e per la pace forse raggiunta.
Anche lui, come la Meloni, è tornato amico di Trump o del buon senso?
Ma l’umanitarismo speso a piene mani per migranti e poveri della terra, non riguarda il popolo iraniano sceso in piazza e ora agnello sacrificale degli interessi geopolitici internazionali dell’Occidente, con un regime, quello dei pasdaran, che nonostante i bombardamenti Usa e le promesse del tycoon, si è solo rafforzato? Nel frattempo le esecuzioni dei cosiddetti eversivi (in realtà, patrioti) continuano.
Ruini. La sua lotta contro il pensiero debole della Chiesa. Una buona battaglia molto attuale



