Parla Franco Ceccarelli, coautore del libro “Tra storie e sogni, Guareschi il monarchico”: “Facciamo pace con la storia. Guareschi dovrebbe essere proposto nelle scuole”

giovedì, 2 Luglio 2026
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Nell’intervista rilasciata a “Lo Speciale” da Franco Ceccarelli – storico e collaboratore di giornali e riviste – viene presentato il libro “Tra storie e sogni, Guareschi il monarchico” (Ed. Dream), scritto dallo stesso Ceccarelli insieme a Emiliano Procucci. L’autore racconta la genesi dell’opera, nata dall’esigenza di raccogliere e sistematizzare in un unico volume gli scritti di Giovanni Guareschi legati alla sua visione monarchica.

Come nasce l’idea di pubblicare il libro in forma cartacea in un’epoca storica in cui in pochi leggono e si preferiscono la rete e i social?

“La passione per Guareschi l’ho avuta sin da quando ero ragazzo, leggendo tutti i libri editi su di lui o da lui. Ho notato che spesso ricorrevano questi racconti, articoli e novelle con un chiaro riferimento alla sua convinta fede monarchica ma questi materiali erano sparsi tra libri, riviste e giornali. Ho sempre avuto l’idea di raccoglierli e collezionarli tutti in un’unica opera che che restituisse coerenza a questa sua linea di pensiero. Per anni non ho avuto il tempo di farlo per motivi di lavoro. Nel tempo, però, più di una persona mi ha suggerito che sarebbe stato utile realizzare questo lavoro. Due anni fa sono andato in pensione e mi sono finalmente potuto dedicare al progetto. È stato un lavoro di circa due anni e mezzo. Ne ho parlato anche con il figlio di Guareschi e lui stesso mi ha appoggiato. Dunque, un po’ più convito che la mia idea non fosse bislacca, ho iniziato a lavorare attraverso la lettura di tutto il Candido, ovvero la rivista che Guareschi ha fondato nel 1945 a Milano, definita da alcuni come la rivista che ha bloccato il vento del Nord. Questo poiché ci è voluto coraggio nella Milano del 45 a fare una rivista dichiaratamente schierata a favore della monarchia con un CLN imperante ovunque nelle nord Italia. La rivista è arrivata a vendere oltre 500.000 copie negli anni ‘50 specialmente nel Nord e nel Centro Italia. Ho svolto questo lavoro con grande piacere, aiutandomi anche con strumenti di digitalizzazione, ma soprattutto attraverso la lettura diretta dei materiali originali. L’opera di Guareschi è gigantesca, so bene che la raccolta è incompleta, ma credo di essere arrivato a coprire circa il 95% del materiale rilevante.
Il motivo per il quale ho deciso di fare il libro in forma cartacea è che comunque sono legato alla carta. Questa forse è una mia concezione un po’ antica. Ho parlato con l’editore e lui stesso mi ha detto che lo avrebbe messo anche anche online ma, a mio parere, il volume ci vuole. Io credo che comunque il libro sia una cosa che ci sarà sempre e probabilmente conoscerà anche di recuperi. E, secondo me, la digitalizzazione imperante potrebbe portarci a un deserto digitale. Non sappiamo quello che accadrà tra cinquant’anni ma la carta è la carta. Insomma, la carta profuma la rete no”.

Molti ricordano il Guareschi autore di Don Camillo e Peppone, altri il Guareschi scrittore, il giornalista polemista, direttore del “Candido”, rinomato periodico di satira politica del secondo dopoguerra. Lei però si è soffermato sul Guareschi monarchico. Perché?

“Guareschi è uno degli scrittori italiani più venduti e tradotti nel mondo ancora oggi.
Negli anni 50, con il coraggio che lo ha sempre contraddistinto in tutta la sua vita, Guareschi si è messo contro i cosiddetti poteri forti dell’epoca cioè contro la DC che aveva sostenuto fortemente nel 1948. Questo quando si è reso conto che la DC, oltre ad essere ad una diga contro un presunto pericolo comunista, aveva anche avviato una politica di “occupazione” in un Paese in via di ricostruzione. Si è accorto che non era quella sua collocazione e, seguendo le sue convinzioni, ha scelto una battaglia politica chiaramente monarchica con gli scontri che sono seguiti. Secondo me è stato emarginato per questo, tant’è vero che quando parlo del libro in giro moltissima gente, anche di mezza età, conosce Guareschi solo in quanto papà di Don Camillo e Peppone. Addirittura talvolta qualcuno non sa nemmeno chi sia. Quindi una certa forma di censura è stata fatta. A mio avviso dovrebbe essere riscoperto in quanto scrittore assolutamente moderno. Credo che dovrebbe essere proposto nelle scuole come antologia di lettura non tanto per l’ideologia monarchica ma per capacità che ha di scrivere e di affrontare i problemi del tempo. Io ho dovuto contestualizzare ogni racconto che è stato pubblicato perché parla di cose e fatti che oggi, anche per un giovane italiano, non sono più così immediati. É un dato di fatto che Guareschi fosse monarchico e non si può scindere questo aspetto dell’uomo e dello scrittore dalla sua attività letteraria e poetica. Ho ritenuto che dovesse essere ricordato che in tutta la sua vita Guareschi ha difeso questa sua convinzione istituzionale fino alla morte”.

Che messaggio intende dare ai giovani e al politicamente corretto di oggi visto che Guareschi, pur contribuendo con le sue vignette e articoli a far vincere la DC nel 1948, si fece la galera per aver ironizzato con vignette pubblicate sul suo periodico verso l’allora presidente della repubblica Einaudi e verso il leader DC De Gasperi?

“Guareschi è stato condannato poiché il tribunale ha ritenuto apocrifa la firma di De Gasperi apposta sulle due famose lettere da lui pubblicate nelle quali si sosteneva che l’allora Presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, avesse chiesto al comando alleato di bombardare Roma nel 1944 per indebolire il fronte interno. Guareschi è rimasto convinto fino alla morte della veridicità del contenuto di quei documenti e dell’autenticità della firma attribuita a De Gasperi. Tuttavia, la magistratura ha stabilito che quella firma fosse falsa, condannando Guareschi a una pena detentiva di alcuni mesi che si sono sommati a una precedente condanna per vilipendio al Capo dello Stato.
Comunque, quello che io tento di fare capire è che Guareschi, grande scrittore, intellettuale, uomo di integerrima onestà e monarchico, non cozza col fatto di essere stato un italiano serio, un “italiano vero” che si è sempre battuto nella convinzione di aiutare e fare il bene del Paese. I monarchici ci sono stati e ci saranno sempre e non ci deve essere quella forma di cesura che in alcune parti della politica si è voluta applicare. In certi passaggi sembra quasi che il 2 giugno del 1946 abbia segnato l’inizio di un’altra Italia, come se quella precedente non fosse mai esistita. Nella dedica del libro che ho regalato a mia figlia ho scritto: “Ricordati sempre che l’Italia non è nata il 2 giugno del 1946”. Questo è un errore, al di là di come si pensi e creda. Sia un repubblicano serio sia un monarchico serio riconoscono che l’Italia è nata nel 1861 e Guareschi ha portato avanti questo concetto per tutta la sua vita con assoluta onestà intellettuale. Si tratta di un principio che dovrebbe essere riconosciuto anche a tutti coloro che, pur avendo votato per la monarchia nel 1946, sono poi divenuti fedeli servitori dello Stato repubblicano subentrato, contribuendo alla ricostruzione del Paese al pari dei repubblicani. Mi spiego: Non esiste una parte giusta e una sbagliata. Entrambe erano scelte rispettabilissime. A mio avviso, dopo il 2 giugno 1946 si è persa in parte l’occasione di una piena pacificazione nazionale, quando la transizione istituzionale dalla monarchia alla repubblica, pur segnata da forti contrasti politici e culturali, ha contribuito a una contrapposizione simbolica e identitaria tra le diverse sensibilità del Paese, talvolta percepita come una frattura più netta di quanto non fosse nella realtà storica.
Questo libro é un invito a ricordare Guareschi, essendo stato un grande scrittore monarchico apprezzato in tutto il mondo e, come detto all’inizio, il più tradotto tra gli scrittori italiani, forse dopo Collodi. Ho voluto dare un contributo di pacificazione. Come ha detto il primo sindaco di Roma liberata nel “44 affacciandosi al balconere del Campidoglio: “Volemose bene”. Quello che dico è: facciamo pace con la storia e con noi stessi”.

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