Trump, Balogun, l’Egitto e le teorie del complotto pro Argentina: tutti le angosce di Infantino, monarca del calcio

giovedì, 9 Luglio 2026
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Infantino

E se il padrone del calcio mondiale stesse perdendo il controllo del suo giocattolo? Di sicuro, prima la sconcertante ingerenza dell’imprevedibile Donald Trump (che sta al football come Sergio Mattarella sta al badminton), poi una serie di decisioni arbitrali, eufemisticamente parlando, opinabili, hanno sparigliato le carte di Gianni Infantino, presidente-monarca della Fifa, svizzero-tedesco di Briga, con due quarti di italianità.

Da dove cominciare? Difficile stabilire un ordine di priorità in quanto alcune vicende sono strettamente correlate. Si parte dall’iniziativa di quel buontempone di Trump il quale, avendo appreso che il cartellino rosso sventolato in faccia al centravanti statunitense Folarin Balogun per un brutto fallo sul giocatore bosniaco Tarik Muharemovic, gli avrebbe precluso la successiva sfida contro il Belgio, si è sentito in dovere di chiamare “friend Gianni” e di chiedergli (o intimargli?) di annullare la qualifica perché «quello non era fallo e quell’arbitro era anche un po’ sospetto per via del suo passato». Una roba da oratorio, come il prepotente di turno che porta il pallone e decide chi debba giocare e chi no.

Infantino ascolta e investe la commissione disciplinare, che ribalta la decisione in base all’articolo 27 del codice Fifa. Mai successo, a memoria d’uomo, ma evidentemente la decisione si richiama al comandamento orwelliano: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri». La faccenda fa il giro del mondo, scatenando l’indignazione del popolo social. La federazione belga protesta, inutilmente. La partita si gioca, Balogun parte titolare, ma la legge del campo non perdona. Così la nazionale a stelle e strisce prende quattro pappine e a casa.

Ma ecco il precedente: per un fallo esattamente uguale a quello di Balogun durante la gara Argentina-Algeria, il divino Lionel Messi non è nemmeno ammonito. Da quel momento in poi, ha continuato a giocare regalando agli appassionati impareggiabili perle stilistiche. Ora, mentre secondo le malelingue c’è chi vuole “la Pulce” intoccabile e l’Albiceleste campione del mondo, la federazione egiziana, furente per come è maturata l’eliminazione della propria squadra contro l’Argentina, parla chiaramente di mondiale truccato.

Durante la gara, il ct Hossam Hassan ha incrociato le braccia sopra la testa per fare il gesto delle manette reso celebre da Mourinho. Voleva richiamare l’attenzione su una situazione che per lui era intollerabile: «Siamo stati fregati, siamo vittime di un’ingiustizia e abbiamo perso ingiustamente, è evidente da ogni parte che appoggiano i campioni in carica. Vogliono che restino nel torneo, vogliono che resti Messi. Non siamo stati trattati con rispetto, né con fair play».

I faraoni puntano il dito sulla decisione di annullare il 2-0 dell’Egitto, un gol segnato da Zico, per un fallo avvenuto molto prima, al principio dell’azione, situazione tipicamente di campo che non dovrebbe essere rivista al Var e che si è verificata nuovamente poco dopo sul terzo gol dell’Argentina, con Salah come vittima e l’arbitro che in questa occasione non è stato chiamato al Var. La partita si conclusa 3-2 per l’Argentina con un’incredibile rimonta nel finale. Più che più esplicito, nelle ore successive, Mido, ex attaccante di Egitto e Tottenham: «Infantino e i suoi uomini stanno trasformando il calcio in un gioco puramente commerciale. Oggi sarebbe stato uno scandalo per la Fifa se l’Egitto avesse eliminato l’Argentina, perché avrebbe perso milioni di sponsorizzazioni. Ci sono sponsor della Fifa e sponsor di Messi con accordi ben precisi». Per la cronaca l’arbitro era il francese François Letexier.

Intanto ribolle la vigilia di Francia-Marocco. Se qualche anno fa, rappresentava la sfida tra una potenza politica, economica e calcistica e un Paese emergente, oggi è il confronto tra due realtà entrambe calcisticamente consolidate. Forse la vera partita per la nazionale di Muhammad VI non è più dimostrare di essere entrata nel mondo dei grandi, ma di poter crescere ancora. A proposito, l’arbitro designato è Facundo Tello, argentino. E i guardalinee? Pure. Il ct francese Didier Deschamps ha detto: «Speriamo che sia bravo»

E allora ditelo che vi piace accendere le micce…

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