Destra large e sinistra “ex campo largo”. Altrimenti detto, “destra-metastasi e divisa” e sinistra, al di là degli annunci, date le sveglie prese sul campo a Napoli e non solo, “campo santo”.
Sì, perché ora dalla Meloni, passando per Salvini e Tajani (Lupi è una comparsa), alla Schlein e Conte, passando per Fratoianni e Bonelli, stanno tutti raccogliendo solo briciole e macerie.
E alle elezioni manca poco. La destra, in questi anni di governo, oltre ai numeri complessivi insufficienti, non ha espresso una classe dirigente all’altezza della sua storia e delle sue promesse e ambizioni elettorali; promesse che ha disatteso quasi completamente su sicurezza, immigrazione, difesa dell’identità nazionale e dei valori antropologici. La stabilità tanto strombazzata dalla premier rischia di assomigliare più a inamovibilità e acquiescenza verso i poteri forti nazionali e internazionali.
Il centro-destra di governo, al netto di lodevoli eccezioni, è un’Armata Brancaleone, dove dentro c’è tutto e il contrario di tutto: liberali, sociali, statalisti, liberisti, euroscettici-filoeuropei, cattolici, laici. E questo iato si vede nelle scelte legislative e nelle riforme (ormai bloccate, dall’autonomia, al premierato, dopo quella sulla giustizia): se non c’è omogeneità culturale, non c’è governabilità coerente.
La sinistra è quasi comica, se non grottesca. Si aggrappa all’antifascismo e alla Costituzione perché non ha altro da dire.
Anche lei divisa in mille rivoli: liberali, radicali, progressisti, pacifisti, catto-comunisti, neo-post-comunisti, filo-Israele-filo Palestina, guerrafondai, verdi, anti-green, filo-green etc.
Fdi? Nessuno sa cosa sia: partito conservatore, An2.0, partito post-missino? Fi sta trasformandosi in partito social-democratico laicista, speculare a Renzi e Calenda. La Lega è in via di rottamazione, tra il ritorno al Nord post-bossiano (Zaia, Fontana e Fedriga) e una politica sovranista nazionale abortita e sconfitta dopo Vannacci, che rischia di far saltare la leadership di Salvini. O almeno, a vincolarla a tempo determinato.
E in vista delle prossime elezioni, la Meloni, se non passa la riforma elettorale, sarà un’anatra zoppa (vince alla Camera, perde al Senato). E la sinistra, se non si unisce, dovrà ricorrere a un papa straniero. Non ha un programma condiviso e ancora non ha risolto il dilemma tra leadership (la Schlein) e la premiership (eventualmente Conte).
Tra tanto caos, un’unica certezza: il teorema del “centro di gravità permanente è sbagliato e astratto”. Nessun ritorno ai moderati, i cespugli a destra e i vari ulivisti a sinistra da cooptare: Renzi, Calenda, Picerno, Ruffini, Marattin, Onorato, Magi, Spadafora e la Salis.
La verità è che la destra in questa fase storica è contesta da destra e la sinistra da sinistra. Prendere o lasciare.
Vannacci sta facendo il pieno di consensi, nei sondaggi e a livello di iscritti. Adesso attribuiscono a Futuro nazionale il 7%. Voglio vedere se l’attuale centro-destra per vincere farà a meno di questa nuova formazione.
Indicativa l’apertura di Pier Silvio Berlusconi: “Per ora Fn fa propaganda, ma poi dovremo vedere nel merito”. Messaggio impensabile fino a pochi mesi fa.
Una prova dell’effetto-Vannacci, come avevamo scritto qualche tempo fa? La sterzata a destra sia della Lega, sia di Fdi: vista la fumata nera sulla riforma elettorale (anche il Generale si è espresso per le preferenze, al contrario della Fiamma e del Carroccio): due proposte di legge; La prima, “Emigrato condannato subito rimpatriato” e la seconda, un’ulteriore stretta sulla concessione della cittadinanza. Attenzione a rincorrere il Generale, la gente sceglie l’originale, non la copia.
La “destra contro la destra” chiama specularmente la “sinistra contro la sinistra”. A Napoli, la continuazione della foto-famiglia a quattro (Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni), è stata un flop. Poca gente in piazza e leader contestati: dai disoccupati organizzati a Potere al Popolo. L’accusa è nota: la sinistra pensa ai garantiti, ai tutelati, all’Italia Ztl, ai diritti civili e non ai diritti sociali e su Gaza è ambigua. Al campo largo mancano i moderati e un reale programma alternativo.
Un fantasma per le poltrone prossime venture, ma già con un nome oggetto anche lui di divisioni: “Alleanza per la Costituzione” (piace a Conte), “Alleanza per la pace e l’ambiente (piace a Bonelli) e “Alleanza dei cittadini” (che piace alla Schlein).
Ma al popolo italiano cosa piacerà?
Altro che centro: Potere al Popolo e Vannacci: l’incognita “campo-santo-largo” e destra “large”



