Nuova crisi a Ceuta, nuovo scontro tra alleati. Dopo l’ennesima ondata di ingressi, la Spagna attacca frontalmente il governo di Roma tuonando senza mezzi termini: “L’Italia non è all’altezza sulla gestione dei migranti”. Intanto migliaia di persone abbandonano l’enclave spagnola senza cibo né acqua e il Marocco è di nuovo sotto pressione. Centinaia di migranti, molti minori non accompagnati, sono entrati a Ceuta a nuoto e a piedi aggirando le barriere. I centri di accoglienza sono al collasso e le testimonianze parlano di persone rimaste giorni senza assistenza di base. Da Madrid è arrivata una stoccata che sa di regolamento di conti europeo. Fonti governative spagnole accusano l’Italia di scaricare sui partner il peso dei salvataggi e di non avere una linea credibile sulle partenze dal Mediterraneo. “Un governo non all’altezza” è la frase rimbalzata nelle ultime ore sui media iberici. L’attacco riapre una ferita antica. Già nel 2017 Spagna, Francia e Germania avevano detto no alla richiesta italiana di regionalizzare gli sbarchi e aprire più porti europei. Lo stesso ministro spagnolo di allora, Ignacio Zoido, aveva motivato il rifiuto con la “pressione importante” sui porti iberici. Roma replica ricordando i numeri: l’Italia ha soccorso e fatto sbarcare da sola decine di migliaia di persone mentre altri Paesi chiudevano. E punta il dito contro l’assenza di un meccanismo Ue di redistribuzione obbligatoria. Nel frattempo a Ceuta la situazione precipita. Molti migranti, stremati, stanno lasciando l’enclave. Le condizioni raccontate sono quelle già viste in mare: sovraffollamento e condizioni igienico sanitarie critiche. L’UNHCR torna a chiedere un’urgente azione europea per fermare la morte di rifugiati. Analizzando i fatti e le ultime notizie: lo scontro tra Madrid e Roma è il sintomo, non la causa. Ceuta dimostra che l’Europa continua a gestire le migrazioni come emergenze locali, non come problema comune. La Spagna attacca l’Italia perché si sente sola alla frontiera sud europea. L’Italia risponde perché si è sentita sola per anni al centro del Mediterraneo. Intanto Bruxelles invoca solidarietà ma non la rende esigibile. Il risultato è un gioco al massacro diplomatico dove vince chi urla di più. Intanto l’UE valuta di creare hub per il rimpatrio dei migranti lungo le rotte tradizionali. L’Italia porterà al Consiglio europeo di oggi la proposta del modello Albania: centri in Paesi terzi come Uganda e Montenegro. La riunione d’emergenza dei ministri dell’Interno, chiesta da 22 Paesi, dovrà però sciogliere il nodo dei fondi. Da Bruxelles fanno sapere che la Commissione è pronta a valutare proposte compiute basate su cooperazione strategica. Il ministro Tajani risponde alle critiche di Madrid definendo fallimentare la politica spagnola sui migranti e rivendica il dovere dell’Italia di proteggere 7.000 km di confini europei. Sulla sospensione di Schengen dice che la scelta è basata su dati oggettivi. Il numero uno degli esteri chiede poi cosa ne sarà dei 5.000 migranti sub-sahariani a Ceuta che non possono essere rimpatriati in Marocco e avverte: “Quanto accaduto a Ceuta è un rischio per tutta l’Unione”.



