«Nei Vangeli è esplicita la predilezione di Gesù per i piccoli, per chi è Piscinin, come veniva affettuosamente chiamato Franco Baresi. Nei piccoli Gesù vede le qualità del Regno: è indubbia la predilezione di Gesù per Franco Baresi. Ci ha insegnato che è possibile diventare grandi restando piccoli». Ha cominciato così l’omelia monsignor Carlo Faccendini, abate di Sant’Ambrogio, durante i funerali di Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale Franco Baresi. La basilica era strapiena, con la presenza delle più alte personalità sportive e civili e i rappresentanti di decine di club, mentre fuori più di tremila tifosi inneggiavano al Capitano.
«Il Milan è parte di me e io sarò per sempre parte del Milan», amava ripetere Baresi. È stato così anche nel giorno più triste: la sua Milano e il Milan si sono stretti intorno a lui per l’ultimo saluto. In una giornata di lutto cittadino, la città gli ha regalato l’ultimo grande abbraccio. Simbolo di un club capace di vincere tutto e segnare un’epoca tra gli anni Ottanta e Novanta, Baresi è stato un campione capace di guadagnarsi il rispetto e l’affetto trasversale da parte della gente, oltre i colori. Tanto milanismo a Sant’Ambrogio. Oltre a migliaia di tifosi, nella basilica sono arrivati il numero uno del club rossonero Gerry Cardinale, insieme al presidente Paolo Scaroni e all’amministratore delegato Massimo Calvelli, con tanti dipendenti della società. La squadra, in tournée in Australia, è stata rappresentata da Christian Pulisic e Santiago Gimenez, rimasti a Milanello per velocizzare i tempi di recupero dai rispettivi infortuni. Ma c’erano soprattutto gli Invincibili, gli ex compagni del Piscinin, che con Baresi hanno condiviso successi e vittorie epiche durante gli anni d’oro della presidenza di Silvio Berlusconi. Da Marco Van Basten all’altro grande capitano Paolo Maldini, passando per Dejan Savicevic, Sebastiano Rossi, Pietro Paolo Virdis, Roberto Donadoni, Giovanni e Filippo Galli, Demetrio Albertini, Alessandro Costacurta, Mauro Tassotti, Alberico Evani e tanti altri. Al suo arrivo, è stato accolto da una pioggia di applausi anche Roberto Baggio. Presente la Curva Sud, che per anni ha avuto nella bandiera rossonera con il numero 6 di Baresi uno dei propri emblemi, e rappresentanti di diversi club a cominciare dall’Inter, con il presidente Giuseppe Marotta. Per la Federcalcio c’era il segretario generale Marco Brunelli, insieme al dt Claudio Ranieri. Nei giorni scorsi il presidente della Figc Malagò ha fatto visita alla famiglia. Presenti anche il presidente della Lega Calcio Serie A Ezio Simonelli e le istituzioni, a cominciare dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e il sindaco di Milano Giuseppe Sala. Il feretro, accolto da circa sei minuti di applausi dei tifosi, è stato accompagnato al suo ingresso in chiesa dai cori ultras: «Un capitano, c’è solo un capitano» e «Sei per sempre Franco Baresi».
«È stato un campione, tutti gli riconosciamo classe e tenacia – ha detto ancora monsignor Carlo Faccendini nell’omelia. Come abbiamo letto in questi giorni era il Maradona della difesa, il miglior difensore di sempre. Gli riconosciamo la leadership, era il capitano per eccellenza. Il campione e i suoi trofei, tantissimi, ma anche le sue sconfitte e le lacrime amare. Mi piacerebbe che questo momento di preghiera fosse occasione per tenere accesa un po’ di luce, soprattutto nel lutto cupo, nella vostra mente, custodendo con orgoglio la memoria di Franco».
La prima lettura della funzione è stata affidata all’ex giocatore dell’Inter Beppe Bergomi, che ha condiviso con Baresi l’esperienza da tedoforo durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, la sua ultima uscita pubblica. Intorno alle 12, al termine della celebrazione, ad accompagnare il Capitano, una corona di rose bianche e rosse, sopra la bara. «6 nell’anima».



