Riusciranno i nostri eroi del litigioso Campo largo, che al momento tanto largo non è, a trovare la quadra e a individuare, primarie o non primarie, un candidato unitario che possa contendere la vittoria a Giorgia Meloni? Certo, a giudicare dalla frenesia che anima in queste settimane le segreterie dei partiti del centrosinistra, la premier dovrebbe dormire sonni tranquilli, salvo regolare per tempo la questione col generale Vannacci.
In realtà non tutti sembrano così entusiasti di affrontare la sfida dei gazebo. Erano anni, d’altronde, che il Pd aveva messo in soffitta questo strumento impropriamente mutuato dal sistema bipolare americano preferendo le scorciatoie d’apparato. Ma stavolta la sfida del voto “militante” è inevitabile. Elly Schlein si dice pronta, ma Giuseppe Conte è un concorrente molto competitivo che potrebbe ragionevolmente ribaltare i pronostici della vigilia. La segretaria del Nazareno ha sicuramente letto i sondaggi di alcuni istituti di rilevazione che danno l’avvocato degli italiani vincitore delle primarie di centrosinistra, mentre la leader dem si piazzerebbe al secondo posto poco più su della terza classificata, la sempre più “ingombrante” sindaca di Genova, Silvia Salis.
Ma il dato allarmante sul quale la Schlein sta ragionando è che, secondo il sondaggio, tra gli elettori M5S il 96% sceglierebbe di votare Conte, mentre tra gli elettori Pd una percentuale molto più bassa (il 55%) indicherebbe la Schlein, il 29% voterebbe per la sindaca Silvia Salis e un 16% per il leader del Movimento 5 Stelle. Tuttavia, la segretaria dem spera nella consolidata macchina organizzativa del partito per evitare una sconfitta che avrebbe del clamoroso.
Nel ragionamento entrano necessariamente anche le frange riformiste, una delle quali è rappresentata da Matteo Renzi, alleata di Pd, Avs e M5S. Al capo di Italia Viva piace tantissimo il profilo di Silvia Salis e spiega perché al Corsera: «È il nome più forte per guidare questa scommessa, perché somma al nostro voto organizzato una sua forza personale rilevante. Ma la sindaca Salis deve essere aiutata, non strattonata: lasciamola lavorare. Quando sarà il momento di fare le liste vedremo la migliore formazione possibile. Per vincere».
Dice inoltre che non crede alla strategia dello scontro frontale adottata da Conte. Si tratta, secondo lui, di una pura tattica di posizionamento. «Conte non può che stare in coalizione. Anche perché se dovesse rompere l’alleanza si spacca il Movimento e saltano i suoi presidenti di Regione in Sardegna e in Campania. La scelta di Schlein di lasciare ai Cinque stelle qualche governatore non è stata generosità, ma un investimento intelligente sul futuro. Il Campo Largo non salta, ma le tre liste di Pd, Avs e Cinque Stelle, insieme, fanno il 38%. Non basta per vincere. Serviamo anche noi».
E poi serve anche Progetto Civico Italia, il partito dei sindaci, per dirla in breve, lanciato Alessandro Onorato, assessore ai grandi eventi di Roma, che non solo incarna l’altra frangia moderata dell’alleanza, ma è un possibile candidato alle primarie avendo riportato un lusinghiero risultato in tutti i sondaggi finora elaborati.
Alle primarie Onorato non dice no, ma esorta gli alleati a organizzarle in autunno perché, sostiene, in inverno inoltrato sarebbe troppo tardi con le elezioni alle porte: «Non si può pensare di fare le consultazioni a febbraio magari con le urne ad aprile e perdere tempo ogni giorno in una discussione interna su chi debba essere il premier. A settembre – dice – dobbiamo stabilire i punti fondamentali del programma per lanciare le primarie a ottobre. A turno unico. Sarebbe l’ideale farle nei primi 15 giorni di novembre. Il mio – aggiunge – è un partito di amministratori. Non siamo nati per partecipare a questo totonomi ma per rappresentare un elettorato che vada al di là di Pd e M5S. Per questo alle primarie ci sarà un nostro candidato. Io sono convinto che Progetto Civico Italia starà sopra la soglia».
I dioscuri di Avs, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, sembrano alquanto insofferenti per il dibattito, in verità talvolta surreale, sulla leadership della coalizione: «Questa sfida a due allontana l’attenzione dalla vera priorità: costruire un programma credibile per governare il Paese. Anche il nostro elettorato manifesta insofferenza e ci chiede di trovare una sintesi sui temi, non di dividerci sui nomi – dice Bonelli – parlamentare di AVS e leader dei Verdi – abbiamo grande stima di Giuseppe Conte ed Elly Schlein, ma tutti dobbiamo dimostrare responsabilità e generosità. Se, per prevalere sull’altro, si introducono elementi che rischiano di lacerare l’alleanza, si provoca un danno serio all’intero centrosinistra».
Carlo Calenda, infine, si è già chiamato da tempo fuori dai giochi: «Noi con 5 Stelle e sinistra, da una parte, e con la Lega e il generale Vannacci, dall’altra, non abbiamo nulla da condividere. Andremo da soli. Se supereremo la soglia di sbarramento, bene, altrimenti tutti a casa».



