Lega, divampa furiosa la polemica. Dopo l’attacco del governatore della Lombardia, Attilio Fontana, che ha chiesto il passo indietro a Salvini, è partita la controffensiva del segretario, il quale non si è esposto direttamente, ma ha fatto parlare i suoi fedelissimi. Ieri il sottosegretario Claudio Durigon e oggi l’europarlamentare Silvia Sardone.
L’esponente salviniana, che è anche vicersegretaria federale della Lega, ha accusato in sostanza i dissidenti di ingratitudine e di memoria corta. «Il nostro segretario – dice Sardone- ha portato il partito dal 5% al 34% non solo il contrario, ma questo qualcuno sembra dimenticarlo… E in Veneto e in Calabria i sondaggi dicevano il contrario della realtà».
L’eurodeputata respinge al mittente anche l’accusa che la Lega nazionale voluta da Salvini abbia dimenticato le istanze del Nord. Il federalismo fiscale e l’autonomia «stanno diventando leggi dello Stato proprio grazie a una Lega che rappresenta tutta l’Italia e con questo segretario». Sardone ricorda anche che «abbiamo il ministro dell’Economia, Giorgetti, quello per le Autonomie, Calderoli, tutti i nostri ministri sono lombardi, abbiamo presenti di Regione… Credo che per portare avanti le nostre istanze tutti possano fare molto».
Ancora più duro di Sardone era stato Durigon , che aveva invitato i dissidenti a «tirare fuori gli argomenti». Nell’inner circle di Salvini si sospetta inoltre che Attilio Fontana voglia avere «voce in capitolo al momento della preparazione delle liste».
In soccorso di Salvini arriva anche, indirettamente, Renato Mannheimer , il quale, a “‘L’Aria che tira” (La7) legge sondaggi favorevoli al segretario sulle preferenze degli elettori della Lega: «Il clima è teso tra i vertici del partito. La base della Lega è quasi tutta con Salvini».
In effetti, il malessere leghista sembra prevalentemente concentrato nella classe dirigente del partito, là dove i temuti rovesci elettorali rischiano di fare strage di cariche elettive. A svegliare gli incubi del Carroccio sono i sondaggi che indicano l’ascesa di Roberto Vannacci in contemporanea all’erosione dei consensi della Lega. Di qui la richiesta di tornare ai princìpi ispiratori dettati dal fondatore Umberto Bossi. Una richiesta normale, se vogliamo, in tempo di crisi. Ma tornare al passato non si può. La Lega di Salvini è obbligata a guardare avanti, anche se i futuri passaggi si prospettano complicati. Il Carroccio può trovare la sua strada. Ma gli animi devono essere più sereni. Cosa che non è, perché la paura di perdere la cadrega non è un sentimento adatto ai pacati ragionamenti.
Tutte queste tensioni rischiano di esplodere fragorosamente al tradizionale appuntamento di Pontida,che mai come quest’anno si prospetta drammatico. Sardone dice che «è l’ultimo nostro storico appuntamento primo del voto. Non una passerella». Il problema è che potrebbe rivelarsi una resa dei conti. Per evitare guai, Salvini dovrà concedere qualcosa ai dissidenti. Lo farà?



