Il galateo politico italiano prevede l’unanimità degli elogi per un personaggio appena scomparso. Questa regola è perfettamente rispettata oggi riguardo a Emma Bonino. Della esponente radicale si esalta la coerenza, l’impegno, la pulizia morale.
Va detto che non c’è alcunché di ipocrita o di meramente rituale in questo peana mediatico. La stima nei confronti di Bonino, almeno negli ultimi anni, è stata effettivamente corale e trasversale. L’apprezzamento nei confronti di Emma era ampiamente diffuso anche nel centrodestra. Ad accreditarla presso l’opinione pubblica di questo schieramento politico è stato nientemeno che Silvio Berlusconi, che nel 1994, appena eletto presidente del Consiglio, la fece nominare a sorpresa commissario europeo. Una mossa in realtà astuta, che permise al leader di Forza Italia di dividere il fronte della sinistra, ma tant’è fu che quella nomina permise a Bonino di affrancarsi dall’immagine di attivista di lotta e di piazza e di affermarsi come figura istituzionale, come attestarono anche le future nomine a vicepresidente del Senato e successivamente a ministro degli Esteri.
Al dunque, di Emma Bonino si apprezza soprattutto la “storicità” della figura, un personaggio passato dalle battaglie politiche degli anni Settanta all’impegno internazionale nei primi decenni del XXI secolo.
Questo unanimismo intorno alla sua figura non deve però farci dimenticare che parliamo in realtà di una personalità profondamente divisiva. E la chiave ce la fornisce involontariamente il “Corriere della Sera” on line quando la definisce «radicale nell’animo». Nelle intenzioni del titolista vorrebbe essere un complimento, ma, al fondo, non è così, perché «radicale nell’animo» può esserlo solo chi è vocato alla discordia, al conflitto, al disordine. La Emma Bonino degli anni Settanta, l’eroina dei “diritti civili”, era un personaggio detestato da una parte consistente dell’Italia, quella parte cioè che temeva la dissoluzione morale della nostra società, che assisteva con orrore all’erosione di valori fondanti come la famiglia, la sacralità della vita, valori naturali che però diventavano “residui arcaici” nella propaganda furiosa di quegli anni. Fu l’inizio anche della corruzione delle élite, del loro progressivo distacco dai valori popolari. Non per niente in quegli anni fu coniato il termine di “radical chic” per designare quella parte della borghesia italiana, molliccia e progressista, che si faceva ammaliare dalle nuove parole d’ordine imposte dallo spostamento a sinistra dei grandi media italiani.
Le campagne che videro in Emma Bonino una sorta di icona vivente (insieme al suo “maestro” e mentore Marco Pannella) erano le battaglie per l’aborto, per l’eutanasia, per la droga libera, per la “liberazione” degli omosessuali. Furono chiamate battaglie per i diritti civili, ma erano all’opposto della civiltà, perché puntavano allo stravolgimento di quello che per millenni era considerato l’ordine naturale della società.
Quelle campagne erano presentate come “rivoluzionarie”, ma in realtà erano perfettamente in linea con le tendenze di fondo del sistema, con l’ascesa di un turbocapitalismo che puntava all’affermazione di una società di consumatori sradicati e manipolabili. Si trattava di tendenze potenti e trasversali, che si manifestavano a destra come a sinistra. È rimasta celebre la profetica intuizione del filosofo cattolico Augusto del Noce che previde, per il Pci, un futuro da «partito radicale di massa». Senza le “battaglie” della pasionaria dei diritti (in)civili oggi non esisterebbe un Partito democratico a guida Elly Schlein.
La sorte (o l’hegeliana “astuzia della ragione”) hanno voluto che la parte finale della vicenda umana e politica di Emma Bonino si sia svolta proprio nel tempo di una crisi senza precedenti della nostra società. Il mondo dei “diritti civili” sognato negli anni Settanta è un mondo che sta invecchiando male, con sempre meno giovani e con sempre meno famiglie, dove, per la burocrazia, non esistono né mamme né papà, ma algide figure come il “genitore 1” e il “genitore 2”. È questa la nuova normalità, anche se questa stessa parola, “normalità”, è stata bandita. Anche per le battaglie di Emma la pasionaria.



