Flávio Bolsonaro conquista 56 milioni di voti e ribalta i sondaggi. Lula a 81 anni, costretto a inseguire. Il 25 ottobre la sfida decisiva che può cambiare tutto il Sudamerica. Il Brasile ha scelto di non scegliere. O meglio, ha scelto di arrivare fino in fondo diviso a metà. Flávio Bolsonaro ha vinto il primo turno delle presidenziali con il 47,03% – 56.104.503 voti – contro il 45,16% di Luiz Inácio Lula da Silva – 53.879.538 voti. Due milioni e mezzo di schede di scarto. Non basta per il 50% +1, serve il ballottaggio. Un risultato choc. Tutti i sondaggi davano Lula avanti di 3 punti, è arrivato dietro. L’affluenza è stata altissima, 78,92%*, quasi 159 milioni di brasiliani alle urne. Schede nulle al 2,93%, bianche all’1,84%. Gli altri candidati, tutti di centrodestra, si sono fermati sotto il 3% ma insieme pesano il 12%: è lì il bacino che Flávio Bolsonaro ora punta a raccogliere per intero. Non è solo presidenziale. La destra ha sfondato anche in Parlamento. Tarcísio de Freitas è stato rieletto governatore di San Paolo, Carlos Bolsonaro e Michelle Bolsonaro entrano in Senato. La macchina bolsonarista gira a pieno regime, anche se Jair Bolsonaro è in carcere. Lula, a quasi 81 anni, in corsa per il suo quarto mandato, aveva definito il voto: una battaglia tra democrazia e barbarie e aveva giocato la carta della sovranità contro i dazi del 25% imposti da Trump sui prodotti brasiliani. Non è un voto sul Brasile, è un voto sull’America. Queste elezioni non sono mai state solo brasiliane. Sono il referendum più importante sull’egemonia americana nell’emisfero occidentale. Un tendenza quella di queste urne e del risultato sostenuta pienamente da Trump.Lula ha provato a tenere il Brasile in equilibrio tra Washington e Pechino. Bolsonaro jr promette di romperlo: amnistia per il padre, allineamento totale con la Casa Bianca, uscita soft dai Brics. Il 25 ottobre non si decide solo chi sarà il 40esimo presidente del Brasile. Si decide se il più grande Paese latinoamericano resta un ponte tra i due mondi o diventa l’avamposto di Trump nel Sud globale.



