Violenze in piazza, Craxi: “Controllare se c’è dietro mano straniera”. Le interviste | Video

lunedì, 19 Ottobre 2026
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Le immagini delle devastazioni che hanno colpito Milano e altri centri urbani negli ultimi giorni hanno impresso un’accelerazione immediata all’agenda di governo. La premier Giorgia Meloni ha convocato d’urgenza a Palazzo Chigi un vertice sulla sicurezza con i vertici delle forze dell’ordine e i ministri competenti, preparando il terreno per un nuovo decreto legge atteso già nel prossimo Consiglio dei Ministri straordinario calendarizzato per domani. Mentre dall’altra parte del Vallone il presidente francese Emmanuel Macron arriva a evocare l’ipotesi di vietare le manifestazioni di piazza, nel panorama politico italiano si infiamma il dibattito sulle cause dei disordini e sulle ricette per uscirne.

Violenze in piazza, le interviste a maggioranza e opposizione

All’interno della coalizione di governo si intrecciano la preoccupazione per possibili condizionamenti esteri e la richiesta di un pugno di ferro. Stefania Craxi, capogruppo al Senato di Forza Italia, invita a non sottovalutare il quadro geopolitico, ricordando gli applausi del filosofo russo Aleksandr Dugin alle piazze europee e il suo auspicio di veder cadere il governo: “Non si tratta di alimentare tesi complottiste e neanche di sminuire il disagio giovanile che esiste, però un conto è il disagio, l’altro conto bisogna condannare senza esitazioni violenze e saccheggi”. La parlamentare azzurra sottolinea che “dietro alcuni disordini c’è sempre stata una manina straniera”, citando i precedenti storici delle marce della pace organizzate ai tempi degli euromissili a Comiso. Di fronte a forze dell’ordine ed esercito definiti “esausti”, Craxi chiede di “impedire che la gente giri mascherata” e si esprime così sull’ipotesi di un fermo preventivo per i minori: “Si sta ragionando su questo, non è facile. Bisogna tenere conto che molti di questi minori stranieri non sono i minori italiani, quindi sono persone di 14 anni che però sono già adulte”.

Sulle dinamiche sociali che hanno infiammato le piazze interviene Francesco Filini di Fratelli d’Italia, che legge nei fatti di Milano una responsabilità precisa: “È evidente che questo è il fallimento del modello di integrazione di alcune città, a Milano in testa, specialmente per gli immigrati di seconda generazione, i cosiddetti maranza”. Il deputato precisa tuttavia che il problema non è circoscritto ai soli stranieri né ai giovanissimi: “Certo, non è un problema circoscritto soltanto agli immigrati di seconda generazione. Purtroppo è un fenomeno diffuso anche per quanto riguarda gli italiani”. Filini ribadisce che “non sono soltanto ragazzini di 12 e 13 anni a mettere a ferro e fuoco una città”, puntando il dito contro la “stragrande maggioranza delle persone adulte che hanno commesso quei reati” e chiedendo un’azione persecutoria ed efficace contro chi delinque.

Sul fronte opposto, le minoranze rifiutano la logica dei decreti d’urgenza a catena e denunciano la gestione dell’emergenza. Filippo Sensi, senatore del Partito Democratico, sollecita una risposta istituzionale comune, sostenendo che “l’unica cosa seria che ci sarebbe da fare in un paese responsabile sarebbe quella di mettere insieme le forze politiche e di convocare a Palazzo Chigi le forze politiche per cercare insieme risposte a quello che è successo in piazza”. Il parlamentare dem critica la reazione speculare dei due schieramenti: “Avremo la faccia feroce della destra già annunciata e andremo di faccia feroce in faccia feroce, senza nessun risultato. E magari a sinistra avremmo tanta sociologia sul diritto a manifestare, e però magari parole un po’ imbarazzate sui vandali”. Paragonando l’atteggiamento del governo italiano alle mosse di Macron in Francia in chiave elettorale, Sensi liquida la risposta punitiva definendola “tutto Truman Show”, pur ribadendo con fermezza che chi devasta i negozi “deve semplicemente passare qualche ora in guardina e capire che chi rompe paga”.

Ancora più dura la posizione di Vittoria Baldino del Movimento 5 Stelle, che sposta l’attenzione dalle misure repressivo-poliziesche alle sofferenze economiche del Paese: “Dal Paese, dagli studenti, dai giovani, dagli autotrasportatori, dagli operai sta arrivando un grido d’allarme che la propaganda meloniana non può più far finta di non sentire”. Secondo la deputata pentastellata, la narrazione del governo ha fallito e serve un cambio radicale d’agenda economica per rispondere alle piazze: “Bisogna tassare gli extraprofitti dei grandi colossi dell’energia, bisogna recuperare i soldi da riarmo, bisogna mettere un tetto al costo del carburante, bisogna prendere i 12 miliardi e mezzo del Ponte sullo Stretto e metterli sulla scuola. Loro hanno fallito, adesso tocca a noi”.

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