Il governo della puntualità, quello che non sgarra mezza scadenza imposta dalla Ue, ha inviato a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio (per i profani, la brutta copia della manovra economica) con quattro giorni di ritardo. Questo dato basta a capire con quanta difficoltà il premier Mario Draghi e il ministro Daniele Franco siano riusciti a far accettare al resto dell’esecutivo le loro scelte riguardo l’impiego dei 23 miliardi di risorse che sono state reperite.
Il primo punto di frizione – ovviamente con la Lega – ha riguardato le pensioni, sulle quali in perfetta tradizione da prima repubblica si è deciso di non decidere: quindi niente conferma di Quota 100, come avrebbe voluto Salvini, ma per ora neanche trasformazione in Quota 102 o addirittura 104, come era stato proposto dal ministro dell’Economia. Si continuerà a discuterne fino all’ultimo momento utile, quindi probabilmente fino al varo della legge di Bilancio. La stessa tendenza a contenere le richieste degli alleati della maggioranza si nota nel capitolo Reddito di cittadinanza, che verrà rifinanziato con la stessa cifra prevista per il 2021; in compenso si è deciso di direzionare meglio i fondi restringendo i criteri per l’accesso e rendendo la vita più dura ai furbetti. Il Pd ha invece ricevuto il suo dividendo con l’estensione della cassa integrazione ordinaria alle piccole imprese che operano nel settore dei servizi e un generoso aumento della dotazione dell’indennità di disoccupazione: dal 2022 chi è rimasto senza lavoro riceverà infatti lo stipendio integrale per i primi sei mesi dalla perdita dell’impiego.
Accontentati i partiti, Draghi e Franco si sono riservati il diritto di decidere in autonomia sui piatti forti: prima di tutto il taglio delle tasse. Per diminuire il cuneo fiscale ed eliminare qualche balzello si è deciso di impiegare nove miliardi. Con questa cifra si riuscirà a disinnescare l’aumento delle bollette di luce e gas e rinviare le temute plastic e sugar tax tanto amate da Bruxelles, che continua a promuovere la rivoluzione verde con i soldi dei cittadini. Un aiuto importante alle imprese del settore edilizio viene dalla proroga al 2023 del superbonus 110%, che però verrà confermato solo per i condomini e l’edilizia popolare. A saltare è solo il bonus facciate, che ha comunque aiutato moltissimo le imprese del settore nel corso del 2021. Bisognerà poi assicurarsi che la nascita dell’assegno unico per i figli, che sostituisce un insieme di bonus di piccola entità, non si trasformi per qualche nucleo in una diminuzione della somma finale ricevuta. I genitori possono comunque festeggiare l’aumento definitivo a dieci giorni lavorativi del congedo obbligatorio di paternità, una misura che ci avvicina al resto d’Europa.
Insomma, la carne al fuoco è tanta ma nessuna misura risulta davvero sorprendente. L’impressione che si ricava da questa bozza di manovra del governo di “quelli bravi” è che un testo del genere avrebbe potuto produrlo pure il governo giallo-rosso (e infatti molte misure della scorsa legge di bilancio sono state confermate in toto o con qualche leggera modifica). Comprensibile quindi che la parte politica più soddisfatta sia quella piddina, mentre l’alleato più freddo si è dimostrato essere la Lega, che si è vista mettere in discussione il provvedimento-bandiera di Quota 100 e ha dovuto accettare la definitiva sparizione della flat tax. Draghi e Franco possono dirsi soddisfatti, ma questo primo passaggio li ha rivelati senza dubbio più umani.



