PPP Ultimo inventario prima di liquidazione – La recensione

Pasolini Teatro

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Gianni Forte e Stefano Ricci  autori e registi poco più che quarantenni hanno la capacità di affrontare con una forza originale tante croci e delizie dell’immaginario post-capitalista contemporaneo.
In questo intenso omaggio a Pasolini un vero “inventario” di memorie riescono a condensare le varie direttrici del suo pensiero.
L’alienazione e spersonalizzazione a favore di una presunta “modernità”, che vede l’uomo condannato alla speranza, colpa mortale per il poeta di Casarsa, vienne messa in scena magistralmente.
In una discarica immacolata disseminata di copertoni bianchi, cinque donne – Capucine Ferry, Emilie Flamant, Anna Gualdo, Liliana Laera, Catarina Vieira – sono un mondo di apparizioni a cui si contrappone l’isolamento di un “Io”, impersonato da Giuseppe Sartori.
La narrazione ha tutte le caratteristiche che contraddistinguono il pensiero, dalla frammentarietà al paradosso, e invita lo spettatore ad un’azione “critica” sull’oggetto rappresentato.
In questo gioco di rimandi dove la società italiana è chirurgicamente analizzata, Pasolini ci regala una visione “nuova” e feroce sulla contemporaneità che nulla ha perso di quella anarchia del potere che ancora ci rende schiavi.

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Il senso di questo PPP Ultimo inventario prima di liquidazione è anche quello di comprendere il significato che può avere l’intervento artistico in un Paese come il nostro.

Ci interessa comprendere se anche l’artista, nella sua necessità di esprimersi e “inventariare”,  si ritrova nella trappola del conformismo, dell’appiattimento – dichiarano gli autori -.  Abbiamo sempre indagato lo stato di un Paese, ora vogliamo capire se anche noi artisti non finiamo per ritrovarci nelle stesse gabbie, se ha ancora senso il confronto attraverso un’arte che, oggi, è anch’essa sfruttamento e inquinamento.”

Vittorio Zenardi

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Vittorio Zenardi
Direttore Responsabile

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