Lo and behold – La recensione

Cinema

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Sinossi

Herzog presenta una miniera di interviste a individui strani e affascinanti, i cui aneddoti e le cui riflessioni delineano un ritratto complesso e preciso del moderno mondo digitale. Herzog descrive internet come “una delle più grandi rivoluzioni che noi, in qualità di esseri umani, stiamo vivendo”, e tuttavia stempera questo entusiasmo con storie di vittime di cyber-bullismo e dipendenza da Internet. E nel procedere con questa dettagliata analisi, affronta anche domande profonde sul futuro di Internet. La Rete arriverà un giorno a sognare la propria stessa esistenza, come fanno gli uomini? Potrà scoprire i fondamenti della moralità, o arrivare a comprendere un giorno il significato dell’amore? O forse ci causerà presto – se non l’ha già fatto – più danni che vantaggi?

Recensione

A cinque anni di distanza dal suo ultimo documentario Into the Abyss, Werner Herzog è tornato al genere con Lo and behold: Reveries of the connected world, presentato ufficialmente in anteprima mondiale al Sundance Film Festival.
L’ affascinante titolo si deve ad un aneddoto che verrà raccontato all’inizio del documentario che è stato commissionato dalla società di cyber security NetScout.
Come un sismografo intuitivo Herzog volge il suo sguardo a l’attuale rivoluzione digitale mostrandoci in dieci capitoli sia il visibile che l’invisibile di una mutazione che da culturale potrebbe presto diventare antropologica.
Mai prima d’ora nella storia dell’uomo i cambiamenti dovuti alla sua creatività sono stati cosi veloci. Dal 1969 anno di nascita di ARPAnet, il primo embrione di quella che in seguito sarebbe diventato internet, ad oggi, il mondo si è letteralmente trasformato diventando “iperconnesso”.
Alcuni studiosi ritengono che siamo ancora in una fase definibile come “medioevo digitale” visto che nessuno può sapere con certezza come sarà lo sviluppo della rete in futuro.
Mettendo il luce le contraddizioni e gli eccessi del mondo digitale che ci circonda Herzog ci fornisce uno strumento prezioso per analizzare e affrontare la contemporaneità con consapevolezza. Le sue analisi ci lasciano numerosi interrogativi tra cui il più suggestivo è senz’altro quello: “internet sogna se stesso”?
Nelle sale dal 6 ottobre 2016.

Vittorio Zenardi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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