Perché i giornali parlano di una crisi di maggioranza che non c’è

Politica

Condividi!

Manovre parlamentari, da Prima Repubblica, direbbe qualcuno con la volontà di dare una connotazione tutta negativa. Così si potrebbe etichettare quanto successo il 5 aprile in Parlamento.

La commissione Affari costituzionali del Senato ha eletto presidente Salvatore Torrisi, senatore di Alternativa Popolare che ha ricevuto 16 voti e ha battuto così il candidato del Partito Democratico e della maggioranza di governo Giorgio Pagliari, che si è fermato a 11 voti.

La commissione Affari costituzionali del Senato è strategica poiché si occupa della presentazione delle leggi elettorali. La presidenza è considerata molto importante dalla maggioranza per riuscire a portare in aula in tempi brevi una nuova legge elettorale, ritenuta necessaria dopo gli interventi della Corte Costituzionale sull’Italicum.

La reazione di Matteo Renzi e dei parlamentari a lui vicini è immediata e furente: “E’un patto della conservazione tra M5S e FI, Mdp e Ap per non cambiare la legge elettorale”, accusano. E a stretto giro i vertici Dem chiedono un incontro al premier Paolo Gentiloni e al presidente Sergio Mattarella per un chiarimento politico. Così non si può andare avanti, dicono i renziani. E anche Andrea Orlando osserva che l’episodio può portare al voto anticipato. In serata, dopo un colloquio con Gentiloni, Angelino Alfano chiede a Torrisi di dimettersi per permettere l’elezione del candidato Pd. Poi il premier vede i vertici Dem e garantisce il suo “impegno per la coesione della maggioranza”. Ma la tensione è alle stelle, anche tra i Dem.

Dopo il referendum, ragionano i renziani, la legislatura si è sfilacciata, come dimostrano gli screzi con alfaniani e bersaniani, dal Def ai voucher, alla legge elettorale. A questo punto tra gli uomini vicini all’ex premier cresce la tentazione di sfidare i Cinque stelle per votare insieme in tempi brevi il Legalicum (cioè l’Italicum corretto, senza i capilista bloccati). A quel punto ci sarebbero le condizioni per chiudere la legislatura e andare al voto.

Bisognerebbe, però, fare i contri con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le solite ben informate “fonti del Colle hanno fatto breccia nel silenzio istituzionale ribadendo che il Quirinale non si intromette nelle dinamiche parlamentari e nei rapporti di forza tra i partiti della maggioranza. L’appuntamento con le urne è rimandato.

 

 

 

Tagged

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.