La legge elettorale è un rebus: Parlamento a rischio caos

Politica

In Parlamento si sta consumando la battaglia per definire la legge elettorale con cui si andrà alle prossime elezioni, la formula magica che definirà anche chi siederà sugli scranni di Palazzo Madama e di Montecitorio. Al momento non ci sono i numeri in Parlamento per una soluzione condivisa e e le posizioni tra i vari partiti sembrano inconciliabili.

Nelle ultime ore si parla molto del “Rosatellum”, dal nome del capogruppo del Partito democratico Ettore Rosato. Il sistema si fonda su questa architettura: 303 deputati eletti in altrettanti collegi uninominali, altrettanti eletti con metodo proporzionale senza meccanismo di scorporo in circa 80 circoscrizioni sub regionali, in listini bloccati di quattro nomi.

I dubbi e le incertezze sulla legge elettorale dipendono dal fatto che nei due rami del Parlamento sono in vigore due leggi elettorali diverse. Alla Camera c’è l’Italicum modificato dalla Corte costituzionale; al Senato c’è il Porcellum modificato dalla Corte costituzionale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e altri importanti esponenti politici hanno più volte detto che non si può andare a votare senza rendere “omogenee” le due leggi – senza contare che sono due leggi che non sono nate in Parlamento, a questo punto – e quindi i vari partiti da mesi hanno iniziato a discutere le possibili modifiche all’attuale sistema.

Un accorda appare davvero difficile perché Movimento 5 Stelle e Forza Italia vogliono apparentemente leggi simili: sistemi proporzionali senza premio alla coalizione. Un sistema proporzionale, che riproduce più o meno esattamente in parlamento il voto che un partito raccoglie sul territorio, conviene a entrambi i partiti, visto che non hanno candidati locali forti con cui poter competere in un collegio maggioritario. Inoltre, senza un premio di maggioranza da assegnare a una coalizione, la legge elettorale incentiverebbe i partiti a correre da soli: sarebbe utile sia per il Movimento 5 Stelle, che non ha alleati, sia per Forza Italia, visto che Silvio Berlusconi non vuole rischiare di finire subalterno alla Lega Nord di Matteo Salvini.

Come spiega Il Post anche M5s e Forza Itali sono in disaccordo. Forza Italia vuole i capilista bloccati, in modo da massimizzare la capacità di Berlusconi e della leadership di partito di selezionare i candidati e i parlamentari. Il Movimento 5 Stelle invece considera i capilista bloccati un problema democratico e vorrebbe che l’elezione avvenisse tutta tramite preferenze.

“Il Partito di Matteo Renzi ha idee differenti da Movimento 5 Stelle e Forza Italia. Fin da prima del referendum del 4 dicembre, la sua proposta è un sistema che abbia una forte componente maggioritaria. Nei sistemi maggioritari, i candidati si affrontano direttamente nei vari collegi e chi ottiene la maggioranza dei voti vince il seggio in Parlamento. È un sistema che avvantaggerebbe il PD, perché premia i partiti ben radicati e in grado di esprimere candidati forti, cose che il Partito Democratico riesce ancora a fare meglio dei suoi avversari. Il PD potrebbe forzare la mano in commissione e imporre un testo di questo tipo, ma avrebbe molte difficoltà a ottenerne l’approvazione in Parlamento. Soltanto la Lega Nord, altro partito molto radicato, è favorevole a questo tipo di legge elettorale; quindi il PD rischia di non avere i numeri necessari al Senato per farla approvare”.

Ludovica Scarpone

 

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