Ha vinto il centrodestra ma adesso deve decidere cosa fare da grande

Politica

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Netto, clamoroso, in alcuni casi “storico”: il trionfo del centrodestra segna i ballottaggi delle amministrative 2017 che vedono la gran parte dei 22 capoluoghi di Provincia in gioco passare all’asse FI-Lega Nord-Fdi.

E’ per il Pd e tutto il centrosinistra, lo schiaffo è sonorissimo: cadono roccaforti “rosse” come Genova e Pistoia, dove il centrodestra non aveva mai vinto e cadono sei Comuni su sei – Piacenza inclusa – in Emilia-Romagna. Da oggi a Matteo Renzi, toccherà riannodare i fili di una sconfitta che rischia di minare anche la sua leadership: “il Pd isolato politicamente perde. Cambiare linea e ricostruire il centrosinistra subito”, è il fendente lanciato dal leader della minoranza Andrea Orlando. E gli stessi Dem ammettono, per voce del capogruppo alla Camera Ettore Rosato: «Abbiamo perso, ha vinto la destra». L’ex premier invece non arretra è dà la sua lettura: «Sono risultati a macchia di leopardo. Non è un test politico».

Adesso per il centrodestra è arrivato il momento di risolvere questioni spinose se non vuole dilapidare il successo di queste amministrative. Bisogna fare i conti internamente alla rinata coalizione composta da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.

C’è comunque un’altra riflessione fondamentale da fare. Ma quello delle amministrative è solo un voto locale? Sì e no. Lo spiega il solito Mario Sechi nella sua List: «Il voto è più che mai un dato politico di cambiamento del paradigma, i candidati e le liste locali sono importanti, ma la lettura è una mappa molto dettagliata di quello che sta accadendo nel paese». Quindi ha vinto nettamente il centrodestra, praticamente dopo anni di letargo a livello nazionale con la mission principale di soccorrere un Pd colpito da emorragia interna, ma anche l’astensionismo. Ha scritto Alessandro Campi sul Messaggero: «Ha vinto l’astensionismo, cresciuto di quasi dieci punti rispetto al primo turno. Con tanti elettori (stavolta anche di sinistra) rimasti a casa – per delusione, stanchezza, caldo e mancanza di candidati nei quali riconoscersi».

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