La multa di due miliardi della Ue a Google e il monopolio dei giganti del Web

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La Commissione Ue ha multato Google per la cifra record di 2,42 miliardi di euro, la più alta mai comminata dalla Ue. Google è accusata di aver abusato della sua posizione dominante nel campo dei motori di ricerca, dando un vantaggio illegale al suo servizio di comparazione degli acquisti.

L’azienda ha ora 90 giorni per mettere fine alla pratica, oppure dovrà affrontare una nuova ammenda: fino al 5% del fatturato giornaliero di Alphabet (il gruppo che ingloba Google).  

Bruxelles ha condannato i servizi di Google Shopping dopo sette anni di indagine approfondita perché ritiene che questi abbiano dato sistematicamente maggior risalto al suo servizio di comparazione degli acquisti.  «Quando un utente cerca su Google un prodotto, il suo servizio di shopping gli propone le varie possibilità accanto ai risultati in alto, quindi molto visibili. I servizi di comparazione degli acquisti dei suoi rivali sono invece lasciati nella colonna dei risultati generici», dice Alberto D’Argenio su Repubblica.

E’ un’altra battaglia della guerra tra Bruxelles e i colossi di Internet. Una strategia che per il momento si limita alle sanzioni e che ha prodotto poco sul versante di questioni decisive per il futuro dell’industria e della società europea: come si sta attrezzando l’Europa sul piano della ricerca tecnologica, della creazione di impresa.

Perché questa multa al gigante di Mountain View è importante lo spiega Massimo Sideri sul Corriere della Sera: «Con la decisione dell’Unione europea che arriva dopo sette anni si scopre invece quello che poteva anche essere sospettato: dietro agli algoritmi ci sono gli uomini, gli azionisti, gli interessi economici, anche legittimi, come prevalere sui competitor. Secondo i commissari europei Google interviene sui risultati facendo scendere nel ranking dell’indicizzazione (che dovrebbe seguire criteri oggettivi) i concorrenti nello shopping online e, simultaneamente, introduce in alto, con una manina invisibile che non è però quella di Adam Smith, i propri servizi. La decisione è importante perché potrebbe influenzare tutti gli altri servizi di Google in altri settori, come quello dei viaggi o delle mappe».

E allora? Perché è un problema? Perché Google è utilizzato da circa il 90 per cento delle persone che fanno ricerche online sugli argomenti più disparati. Difficile non definirlo un monopolio.

Nel frattempo è già arrivata la replica del gigante del Web. Google dissente «rispettosamente» dalla decisione Ue e sta esaminando la possibilità di presentare ricorso contro la sanzione. “Dissentiamo rispettosamente dalle conclusioni presentate oggi. «Esamineremo la decisione della commissione europea in dettaglio mentre valutiamo un ricorso e continueremo a difendere la nostra linea» ha affermato il capo dell’ufficio legale Kent Walker in una nota.

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