Migranti, la Ue dice di avere una soluzione ma il problema è in Libia

In Rilievo Politica

Alla fine le minacce dell’Italia hanno avuto qualche effetto. La Commissione europea ha annunciato che sono in arrivo «misure concrete» nella gestione dell’emergenza immigrazione.

Un portavoce di Bruxelles ha annunciato che la Commissione Ue è al lavoro per preparare alcune «misure concrete» sul dossier migranti, dopo l’incontro dei ministri dell’Interno di Francia, Germania, e Italia e del commissario Ue Dimitris Avramopoulos a Parigi di ieri, ed in vista dell’incontro informale dei ministri dell’Interno Ue di giovedì a Tallin. Le misure saranno discusse al collegio dei commissari domani.

«L’Italia intera è mobilitata nell’accoglienza dei migranti e chiede condivisione in questa opera, necessaria se l’Europa vuole mantenere fede ai propri principi, storia e civiltà e necessaria all’Italia per evitare che la situazione divenga insostenibile e alimenti reazioni ostili nel nostro tessuto sociale che finora ha reagito in modo esemplare dimostrando capacità di accoglienza e coesione». Lo ha detto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, alla Conferenza Fao. Ma intanto, aggiunge il premier «l’iniziativa italiana ha prodotto alcuni primi risultati e mi auguro che generino effetti concreti», riferendosi alla discussione con l’Europa per la gestione dei flussi migratori.

Tra le misure concrete annunciate dall’Europa è difficile che ci sia quello che serve davvero per fermare l’ondata migratoria. Il problema non sta in mare ma sulla terraferma. Come ha scritto Mario Sechi su List se non si mettono in sicurezza i confini della Libia non ci sarà pace e gli sbarchi non finiranno mai. «L’Africa è un continente immenso, ci abitano 1.2 miliardi di persone, in molti paesi c’è guerra, persecuzione, carestia, fame. Certo, ci sono i migranti economici, l’immigrazione non è un diritto, ma nessuno sulla terra ha ancora scoperto come convincere un essere umano a accettare di morire, l’istinto di sopravvivenza è insopprimibile. L’età media della popolazione africana è di 20 anni, sono giovani. Dunque resta il problema: come si fa uscire l’Africa da questa situazione? Ancora una volta, il problema è a terra. E nella mente di chi governa. Serve una nuova politica globale per lo sviluppo dell’Africa».

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