Tensione alle stelle in Venezuela per l’elezione dell’Assemblea costituente, le opposizioni scioperano contro Maduro

Politica

 Il Venezuela sta vivendo ore decisive per il futuro per il Paese e le opposizioni sono pronte a contrastare in ogni modo la dittatura del presidente Nicolas Maduro. Il 30 luglio è stata indetta dal Governo l’elezione di un’Assemblea costituente che prevede di apportare delle modifiche alla Costituzione venezuelana. Le opposizioni invitano a gran voce il popolo a boicottare il voto previsto per domenica prossima. Da mercoledì a venerdì si terranno scioperi e manifestazioni contro il governo di Maduro.
La tensione è alle stelle in Venezuela  e le prossime ore saranno determinanti per stabilire il futuro del Paese. Nelle giornate di mercoledì 26 e di giovedì 27 luglio è previsto uno sciopero generale della durata di 48 ore indetto dall’opposizione al Governo di Maduro. Per venerdì 28 luglio, due giorni prima del voto per l’Assemblea costituente, è stata annunciata invece una marcia a Caracas. L’obiettivo è quello di convincere gli elettori a boicottare il voto di domenica e dunque l’intenzione di Maduro di mettere mano alla Costituzione del Venezuela dando più poteri alla presidenza. Il Presidente, con il benestare del Partito Socialista Unito del Venezuela di cui fa parte, vuole che la nuova Assemblea costituente abbia la facoltà di modificare la Costituzione del Paese così da poter effettuare anche lo scioglimento di alcune istituzioni. Questo comporterebbe di fatto una situazione dittatoriale alla quale si oppongono non solo i venezuelani, ma tra gli altri anche gli Stati Uniti, l’Unione Europea e la Colombia. Questi Paesi hanno chiesto al governo del Venezuela di cancellare il voto indetto per il prossimo 30 luglio, ma l’appello è stato respinto dal presidente Maduro.

La situazione è andata peggiorando sempre di più negli ultimi quattro mesi, periodo in cui le proteste contro Nicolas Maduro si sono intensificate. Ad oggi le vittime degli scontri con gli agenti di polizia in tutto il Venezuela sono circa 100, i feriti 1500 mentre a finire in manette sono state più di 500 persone. Nei giorni scorsi hanno avuto luogo ulteriori proteste finite nel sangue. Giovedì 20 luglio 2017, nel corso dello sciopero generale organizzato dalle opposizioni, sono avvenuti duri scontri tra la polizia e i manifestanti con un bilancio di circa 300 feriti e almeno tre morti, anche se ufficialmente ne sono stati accertati solo due dalle autorità senza che venissero specificate le cause dei decessi. La protesta è stata portata avanti principalmente presso la capitale Caracas, ma ha coinvolto anche altre città. Sono discordanti le opinioni sulla partecipazione della popolazione allo sciopero generale di qualche giorno fa. L’opposizione afferma una massiccia adesione vicina addirittura all’85%, mentre Maduro ha sostenuto che lo sciopero non sia stato altro che un fallimento. Il Presidente ha promesso l’arresto dei leader dello sciopero definendoli “fascio terroristi”. La protesta del 20 luglio è arrivata a seguito del referendum simbolico organizzato per contrastare le elezioni dell’Assemblea costituente, con il voto contrario del 98% dei partecipanti. Lo scopo era quello di consentire ai cittadini venezuelani di poter partecipare ad elezioni democratiche.

E’ da tempo che i venezuelani lamentano l’assenza di democrazia provocata dal Governo, e Maduro è sotto accusa per non aver risolto i problemi economici che affliggono il Venezuela. I cittadini lamentano la difficoltà di reperire generi di prima necessità. Questo ha portato a mobilitazioni anche attraverso i social network, con la condivisione di video e foto che mostrano le cruente immagini delle proteste in atto e che spiegano le motivazioni dell’opposizione. La polizia, dalla parte del governo di Maduro, reagisce duramente alle proteste reprimendole nel sangue. Qualche giorno fa è stato colpito al volto da una pallottola di gomma il violinista Wuilly Arteaga, simbolo delle proteste contro il governo già vittima della Guardia Nazionale Bolivariana poco tempo prima, quando il suo strumento musicale era stato distrutto. Il musicista è noto per aver mostrato il suo dissenso suonando il violino nel corso di scioperi e proteste. Nonostante le ferite ricevute Arteaga non si arrende e dall’ospedale ha già fatto sapere che continuerà a suonare in nome della democrazia, abbracciando il pensiero di tutti quei cittadini che non si arrendono ai metodi dittatoriali del Governo Maduro.

Assunta De Rosa

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