Il corpo: la nostra essenza                         

Salute

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Il corpo soggetto di molte questioni, problematiche, amori, gioie e felicità.
Il corpo che cresce, si modifica, si modella, si colora.
Il corpo che parla, piange, ride, soffre, ama.
Il corpo, difficile da definire in modo totalitario.
Chi lo vede come un’unione di organi, chi come un qualcosa di meravigliosamente brillante, chi un’appendice della mente, chi involucro delle nostre emozioni, chi semplicemente base della vita.

Eppure lui, così semplice, ha fatto parlare di sé. La giurisprudenza, la medicina, la psicologia, le religioni: tutti hanno avuto difficoltà a definirlo, a racchiuderlo, a inquadrarlo.

E forse è proprio qui che si nasconde la sua potenza, la sua meraviglia, proprio per il fatto che nessuno è riuscito ad inquadrarlo fino in fondo, a renderlo totalmente logico, a confinarlo in un protocollo.

 Probabilmente il corpo è l’ultima parte di noi che è rimasta istintiva, che non si piega alle regole sociali o ad una falsa diplomazia. Viene amato e odiato proprio per questo.

Lui che non vuole adeguarsi al nuovo millennio, dove tutto in fondo è buono e cattivo allo stesso tempo, minuto, istante. Lui che ci dice che una cosa o è buona o cattiva che non ci permette di ridicolizzare i bisogni e i valori mettendoci davanti alla realtà

Lui che ci sostiene nell’ essere liberi, parola che oramai fa paura, e che ci ricorda la differenza tra collaborare ed avere un padrone, perché proprio lui per primo collabora con le emozioni, i pensieri, i sensi ma padroni non ne ha.

Lui che rende il giorno più normale della nostra vita, il giorno più bello che possa mai esistere. Migliore amico e nemico della vita, che non ci lascia, che ci sostiene in continuazione, che ci strilla, che ride con noi, che ci ama, che si ammala, si addolora e che combatte.

Eppure proprio perché vero, istintivo e maledettamente sincero è stato e continua ad essere usato, violentato, non ascoltato, non visto, ma anche osannato, amato, rispettato e onorato. Alcune persone lo usano come un accessorio: lo lucidano, lo gonfiano, lo spostano, lo dipingono.

Altri lo usano come qualcosa da comandare e da controllare: c’è chi lo usa come trofeo di perfezione, da esibire, da far valutare, da far definire; altri ancora lo usano come involucro delle emozioni e cassaforte dei pensieri

Poi ci sono quelli ambivalenti che lo amano quando lui si comporta bene e lo negano quando lui non fa ciò che loro vogliono fargli fare.

Ci sono uomini e donne che lo usano per parlare, per urlare, per farsi vedere, chi lo utilizza per manipolare ed incutere timore. Altri lo usano come culla riproduttiva e chi come pungiball delle esperienze. C’è chi lo usa come secchio della immondizia e scrigno dei segreti.

 Ma c’è anche chi lo vede.
Chi lo ama
Chi lo rispetta
Chi sceglie di crescere insieme a lui, di ascoltarlo.
Chi ci parla.

Chi si inchina di fronte a lui. Certo è che è potente, meraviglioso, brillante.

E’ come un “genio”: affascinate, apparentemente senza regole, va oltre i limiti, unico, insostituibile, magnetico, sensuale, sfrontato, carismatico, colorato, impossibile da definire.

Lui nasce, cresce e muore Vive, ama, odia, ricorda…si ricorda ciò che è stato e come è stato. Il corpo non desidera altro che essere amato, curato, riconosciuto, visto e accolto.

Ma alla maggior parte delle persone potrebbero sembrare delle bestemmie, delle eresie, delle superficialità, delle cose senza senso o nei casi migliori delle bellissime utopie.

Quindi proprio perché tali bisogni vengono percepiti in questo modo si tenta di razionalizzarli, inquadrarli, di vederne i limiti per poterli negare e ridicolizzare.

Però poi se il corpo si ammala, se la pelle piange, se il battito del cuore non è più regolare, se il respiro diviene affannoso, se le cellule impazziscono, se le ossa si sgretolano, se la mente non ricorda, ci arrabbiamo e diamo la colpa alla medicina, alla società, allo psicologo, ai familiari, alla relazione amorosa di turno, al lavoro e a tutto ciò che abbiamo a portata di mano.

Ma quasi mai abbiamo la capacità di fermarci, di ascoltare, di chiedere scusa e di nutrirlo con cibi che a lui veramente servono per poter stare bene.

Decidiamo noi cosa e quando deve mangiare… solitamente cuciniamo dei bellissimi e succosi piatti di razionalità, due volte alla settimana gli diamo il distacco emotivo.

 il contorno che più prepariamo è una sciapa speranza e ogni tanto la domenica possiamo, se logicamente non abbiamo da fare, cucinargli un po’ di cure e rispetto, ma pochi grammi e che non siano puri.

Poche volte nella nostra vita cuciniamo in una settimana o un mese cibi salutari e corretti come l’amore, il riconoscimento, le cure, l’accoglienza e la dolcezza. Sono troppo difficili da preparare, non si trovano nei supermercati e neanche in pescheria o in macelleria. Non si possono ordinare a distanza e ne chiedere in prestito al vicino. Si devono coltivare, giorno dopo giorno, dedicare tempo, pazienza e coglierli nei tempi opportuni. Un lavoro troppo faticoso, rischioso, che potrebbe dare dei risultati fallimentari e soprattutto impossibili da prevedere. Quindi molti di noi invece di provare a costruirsi il proprio orto per preparare dei cibi sani a questo “strano involucro”, preferiscono l’asma, l’infarto, la psoriasi, l’assenza di orgasmo, la eiaculazione precoce, l’anoressia, la bulimia, l’obesità, la gastrite, il bruxismo, le cefalee e altro ancora..                     

Il corpo è la nostra vita, sono le nostre emozioni, i nostri pensieri, la nostra storia, le nostre fantasie, i nostri desideri. Il passato, presente, futuro. Il corpo è la nostra energia, il nostro specchio, la nostra

Radiografia.

Rappresenta fedelmente ciò che siamo, come viviamo, ciò che abbiamo lasciato in sospeso, ciò che abbiamo vissuto e come ci sentiamo. Rappresenta le nostre paure, i nostri sacrifici, le nostre più intime vergogne.

Il corpo è vita, è’ essenziale per esistere.

E’ una verità cosi semplice eppure cosi facile da dimenticare.

Il corpo è un essere vivente e come tale ha dei tempi, ha capacità di autoregolazione, di difesa, di attacco, di curarsi, di evolversi, di generare.

E’ un essere vivente che parla e che ha bisogno delle nostre orecchie per essere ascoltato e potersi compiere.

Ha bisogno dei nostri occhi per essere visto e potersi esprimere. Orecchie e gli occhi di chi ha il piacere di percepirlo, di prendersene cura, di alleviarlo dalla sofferenza e di nutrirlo con la riconoscenza.

E’ la relazione che noi instauriamo con lui che può determinare un rapporto equilibrato, sereno, entusiasmante con noi stessi oppure sfociare in una lotta interminabile, sfiancante, dolorosa e angosciante.

Noi siamo il nostro corpo e da lui non possiamo essere scissi, perciò per farlo stare bene abbiamo tanti strumenti a disposizione ed è importante imparare ed utilizzarli tutti.

Il corpo è perfetto nel suo saggio squilibrio e noi, come lui, siamo efficaci nella nostra umana imperfezione.

Noi, lui, le emozioni, i pensieri, i silenzi siamo sono tutti collegati.

Ognuno serve all’altro, ognuno è interdipendente ognuno serve a nutrire l’altra parte, a guarirla e, a dargli energia.

Fermiamoci anche solo un istante a sentire ciò che proviamo, come il corpo reagisce a quello che stiamo percependo a cosa la mente ci fa pensare e ci accorgeremo di quanto siamo uniti, forti e di quanto il nostro corpo sia fondamentale e meraviglioso.

E’ meraviglioso nell’adattarsi e nel compensare, come nessun altro sa fare, sia in ambito organico che emotivo e cognitivo.

Ascoltiamolo senza giudizio e impariamo a farci proteggere dalla sua saggezza.

In fondo sono più di duemila anni che funziona e insieme a lui abbiamo la possibilità di esistere, di conoscere, di evolverci.

Proviamo, allora, ad iniziare a percepire noi stessi nella nostra interezza storica, emotiva, cognitiva e psicologica e guardiamo tutto questo con gli occhi di quando abbiamo amato per la prima volta…perché in fondo stare bene non è poi cosi male!

Dott.ssa Pamela Argenio
Psicologa Psicoterapeuta       

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