Il governo è in bilico ma è Renzi che rischia

Politica

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Si complica il percorso della manovra dopo che Mdp non vota la relazione al Def ed esce dall’esecutivo con le dimissioni del viceministro dell’Interno Bubbico. Intanto, mentre il Def arriva in Aula al Senato, nel governo si manifesta comunque cauto ottimismo sull’obiettivo finale: Gentiloni incassa infatti da Mdp il voto sulla variazione dei saldi.

Intanto l’ex sindaco di Milano Pisapia difende le possibilità di dialogo, e nega di essere deluso dallo strappo di Mdp sul Def: «Non mi aspettavo altro di diverso – precisa -, non c’è uno strappo. Era fondamentale che Mdp non votasse contro lo scostamento di bilancio». E poi giudica D’Alema divisivo: «dovrebbe fare un passo di fianco». «L’opinione di D’Alema sul Def – è la replica di Roberto Speranza – è in linea con le scelte assunte all’unanimità dai gruppi parlamentari. Lo ha detto chiaramente anche ieri sera in una nota trasmissione tv». «Ora dobbiamo lavorare tutti insieme, superare ogni forma di personalismo e dare gambe a un progetto progressista che serve prima di tutto al Paese».

L’uscita da parte di Mdp dalla coalizione che sostiene il governo è una questione importante. I voti dei 16 senatori della formazione di Bersani e D’alema sono sufficienti a mettere in serio pericolo il governo al Senato: ad esempio, proprio pochi giorni fa i senatori di Mdp hanno mandato sotto la maggioranza durante un voto sul Libro Bianco della Difesa. In cambio di un voto favorevole, Mdp chiede che nella legge di stabilità vengano inseriti l’abolizione del cosiddetto “super ticket” che si paga in ospedale e maggiori finanziamenti sul diritto allo studio; chiede anche che non vengano approvate nuove “mance elettorali”, cioè i bonus fiscali utilizzati spesso nel corso dell’ultimo governo. La decisione di votare contro il governo è stata presa dal gruppo parlamentare di MDP dopo che ieri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha illustrato alle camere il contenuto del Def.

Queste sono le parole e le manovre attorno a quella che una volta si chiamava Legge finanziaria.  Ma quello che si muove nelle aule del Parlamento ha un altro nome. Alessandro De Angelis su Huffington Post parla di «sganciamento» dal governo da parte della sinistra. Riunioni a Montecitorio la mattina. Riunioni a palazzo Madama al pomeriggio, dove in senatori bersaniani sono spaventati dall’ipotesi della rottura estrema. «Non possiamo farci bollare come i nuovi Bertinotti, facendo cadere il governo». È questo l’oggetto delle riunioni dei gruppi, tese. Perché in questi casi la forma e il meccanismo parlamentare sono sostanza. Al Senato dichiarare l’astensione equivale a votare contro.

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