Chi andrebbe al governo se si votasse oggi

Politica

sE’ ormai un dato di fatto che il prossimo 4 marzo sarà la data prescelta per le elezioni politiche. I partiti sono già in piena campagna elettorale e si delineano le prime strategia per il post- voto dato che l’attuale legge elettorale combinato con un sistema dei partiti tripolare non permetterà a nessuna singola formazione di ottenere il 40% dei voti necessari per andare al governo in solitaria.

Il Movimento 5 Stelle è saldamente il primo partito e per la prima volta rompe il tabù delle alleanze. «Se alle elezioni dovessimo ottenere il 40%, potremmo governare da soli. Se non dovessimo farcela, la sera delle elezioni faremo un appello pubblico alle altre forze politiche che sono entrate in Parlamento presentando il nostro programma e la nostra squadra. E governeremo con chi ci sta», ha detto Luigi Di Maio. Il Partito democratico è in crisi di consensi come ammesso anche da Matteo Renzi. Il centrodestra dato in vetta dai sondaggi è scosso dalle abituali scaramucce tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.

Fin qui è tutta storia di strategia ma i partiti potranno tentare di andare al governo mediante alleanze e a dettare le condizioni sarà la formazione in grado di raccogliere più consensi. Vediamo cosa dicono gli ultimi sondaggi.

YouTrend, sito specializzato in analisi elettorali ha pubblicato una super-media dei sondaggi, che mette insieme le rilevazioni di nove istituti di statistica differenti. In testa c’è la coalizione di centrodestra, formata da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia. Sommando i voti di questi tre partiti il centrodestra dovrebbe ottenere in tutto il 36 per cento dei voti, staccando di quasi dieci punti il secondo classificato, il Movimento 5 Stelle. Un’avvertenza: questo risultato per il momento va preso con molta cautela perché è ottenuto sommando chi, ai sondaggi, ha risposto che voterà per i tre partiti che compongono la coalizione. Non è detto che, se e quando, la coalizione avrà un programma e un leader unitario, ammesso che ce l’avrà, questi risultati saranno confermati.

In ogni caso i sondaggi mostrano una crescita di Forza Italia che, dopo aver trascorso mesi all’inseguimento della Lega Nord, sembra aver ripreso il posto di primo partito della coalizione. Forza Italia al momento è stimata al 15,5 per cento, mentre la Lega è data al 13,5 per cento. Fratelli d’Italia è molto distaccata con il 5 per cento. A quanto sembra Forza Italia sta pescando i suoi voti soprattutto dalla Lega Nord e questo potrebbe spiegare alcune recenti dure prese di posizione di Matteo Salvini contro Silvio Berlusconi e il suo partito.

Dietro alla coalizione di centrodestra la media dei sondaggi mette il Movimento 5 Stelle che, con il 27,2 per cento, risulta essere anche il più grande partito italiano. È un risultato di due punti superiore al 25 per cento che il Movimento ottenne alle politiche 2013 e di 6 punti superiore al 21 per cento raccolto alle elezioni europee del 2014. Secondo i ricercatori di YouTrend il risultato del M5S «rimane estremamente stabile» nel tempo e «questa stabilità è quasi sorprendente; il M5S dovrebbe essere (in teoria) il partito che per definizione si basa sul voto d’opinione, quindi più “volatile”: ma al contrario sembra mostrare una solidità nei consensi da fare invidia ai mitici “partiti strutturati” della Prima Repubblica».

Di fronte a un centrodestra che cresce e a un M5S che rimane stabile, il PD sembra in difficoltà e il suo calo nei sondaggi prosegue oramai da diverse settimane. La media mostra il Partito Democratico al suo livello più basso dell’anno: 24,4 per cento, circa un punto sotto il risultato ottenuto dal PD alle politiche 2013 e ben 16 punti in meno di quello raccolto alle europee del 2014. Secondo i ricercatori di YouTrend: «Sarà molto interessante capire se il partito di Matteo Renzi ha davvero “toccato il fondo” e se riuscirà o meno a invertire la tendenza nelle prossime settimane».

Infine, questa settimana è anche la prima in cui ci sono sondaggi sulla nuova formazione a sinistra del PD, Liberi e Uguali, guidata dal presidente del Senato Piero Grasso e formata dagli scissionisti di MDP, da Sinistra Italiana e da Possibile. La media indica Liberi e Uguali al 6,4 per cento: un ottimo risultato, considerato che è quasi un punto in più della somma dei voti a cui erano stimate le forze politiche che lo compongono, merito in parte dell’elevata esposizione mediatica di cui ha goduto il partito negli ultimi giorni. Bisognerà vedere se Liberi e Uguali riuscirà a migliorare o anche solo a mantenere questo risultato anche nelle prossime settimane, quando non sarà una “cosa nuova” e i suoi molti leader dovranno mostrare di essere uniti e concordi.

Anche se c’è una piccola postilla da fare (ci arriviamo tra poco), la risposta a questa domanda, molto probabilmente, sarà “nessuno”. Non ci sono partiti o coalizioni che si avvicinano al 40 per cento dei consensi, la soglia minima stimata per potere avere qualche possibilità di ottenere una maggioranza parlamentari. E anche il gioco delle alleanze post-elettorali sembra che non riuscirà a produrre una maggioranza, come invece accadde nel 2013 (quando il PD si alleò prima con Forza Italia e poi con un serie di gruppi parlamentari formati da scissionisti del partito di Berlusconi).

L’alleanza più probabile in caso le elezioni producano un risultato inconcludente è quella tra PD e Forza Italia (che però sia Renzi che Berlusconi hanno escluso). Il problema è che, con gli attuali numeri, nemmeno sommando le proprie forze i due partiti raggiungeranno la maggioranza. Centrodestra e PD, infatti, avrebbero probabilmente i numeri per governare insieme: ma sembra improbabile che i parlamentari di Fratelli d’Italia e Lega Nord possano partecipare a una grande coalizione, mentre Forza Italia da sola difficilmente avrà i voti per consentire al PD di formare una maggioranza.

A questo punto si possono, volendo, immaginare scenari che per il momento appaiono molto improbabili. Uno dei preferiti dai giornalisti esperti di politica è quello di un governo del Movimento 5 Stelle, sostenuto dai voti o dall’astensione di Lega Nord, Fratelli d’Italia o Liberi e Uguali. Teoricamente sarebbe una maggioranza possibile, se queste forze ottenessero il massimo dei voti che gli attribuiscono i sondaggi, ma per il momento è anche uno scenario ancora molto improbabile.

 

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