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Chi ha paura della rivoluzione digitale?

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La mancata digitalizzazione e innovazione della PA italiana è dovuta all’assenza di una reale conoscenza della materia, a fondi spesi male e ad una forte resistenza al cambiamento. Chi ha potere decisionale vive nel secolo scorso e ostacola la digitalizzazione del Paese.
Capire e cogliere le opportunità del digitale, potrebbe far risparmiare alla PA almeno duecento miliardi l’anno. Per ora ne sono stati spesi cinque ma con pochi risultati.

Spesso i progetti portati avanti (per anni!), non producono alcun beneficio ai cittadini. C’è mancanza di profili adeguati e di consapevolezza a tutti i livelli.  Basti pensare che nel CAD, il codice sull’amministrazione digitale del 2005, era previsto l’obbligo di nomina di un responsabile per la trasformazione digitale in ogni amministrazione pubblica. Ad oggi praticamente nessuno l’ha nominato, ignorando così la legge ed evidenziando una totale assenza di una strategia concreta. 

Chi dovrebbe agire incisivamente fa parte di una generazione che si è dimostrata restia ai cambiamenti e spesso non ha le competenze adeguate. Senza una precisa volontà politica l’Italia rischia di perdere una fondamentale occasione di crescita e sviluppo.

Gli ultimi dati disponibili elaborati dall’indice DESI (Digital Economy and Society Index) della Commissione Europea, ci vedono al venticinquesimo posto su ventotto Paesi europei per sforzi fatti nell’attuazione della propria Agenda Digitale, dietro di noi solo Grecia, Bulgaria e Romania.

Le occasioni sprecate sono state molte, per ultime il ritiro da parte del primo firmatario Paolo Coppola (Pd), dell’emendamento alla Legge di Bilancio per l’istituzione di un fondo di 50 milioni di euro destinato ad una campagna assunzioni di dirigenti per la transizione digitale nella PA, insieme al mancato inserimento dell’emendamento che imponeva ai PIR, i piani individuali di risparmio, di destinare il 3 per cento, in fondi che investano a loro volta almeno il 70 per cento in startup innovative. Ennesima dimostrazione di come alle parole non seguano fatti concreti. 

Un’analisi razionale impone la creazione di un Ministero all’innovazione, una figura politica forte e competente in grado di attuare responsabilmente l’Agenda Digitale. Ciascuna burocrazia difenderà altrimenti sempre il proprio orticello, coinvolgendo di volta in volta il proprio ministro di riferimento. 

Serve un veloce cambio di passo, vedremo se il nuovo Governo e il nuovo direttore dell’Agenzia che s’insedierà a marzo, sapranno imprimere la svolta necessaria o se ci troveremo ancora all’anno zero.

 

 

Vittorio Zenardi

Innamorato della settima arte, mi laureo in Lettere all'Università degli Studi di Firenze con una tesi in Storia e Critica del Cinema. La passione per il giornalismo mi porta a Roma dove collaboro con riviste cartacee e testate online che mi permettono di diventare prima Critico cinematografico SNCCI poi giornalista. Seguo come inviato i maggiori Festival internazionali, ho fondato l’Associazione Italian Digital Revolution dove ricopro il ruolo di Membro del Consiglio Direttivo e Responsabile del Sito e dei Social Media.

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