Da Marchionne bonus ai dipendenti. Grazie a Trump

Economia In Rilievo

Condividi!

Un miliardo di investimenti negli Stati Uniti e 2mila dollari di bonus per 60mila dipendenti. E’ la strategia di Sergio Marchionne per l’inzio del nuovo anno. E, semplificando parecchio, è merito di Donald Trump. 

 “E’ semplicemente corretto che i nostri dipendenti condividano i risparmi generati dalla riforma fiscale e che noi riconosciamo apertamente il miglioramento che ne deriva per il contesto del business Usa investendo di conseguenza nella nostra area di mercato”. Lo ha sottolineato, in una nota, l’amministratore delegato di Fiat-Chrysler (Fca). Il comunicato, quindi, sottolinea che le iniziative sono in parte rese possibili dal via libera al piano di taglio tasse di Donald Trump.

L’iniziativa americana targata Marchionne non è l’unica di questo tipo. Con il bonus offerto da Fca si allunga la lista delle aziende statunitensi che hanno premiato i loro dipendenti grazie al taglio della tasse da 1.500 miliardi di dollari. La catena Walmart ha alzato i salari dagli attuali 9 dollari l’ora a 11, ampliando allo stesso tempo i benefit per i congedi parentali. Il gigante della telefonica At&t e altre aziende hanno invece annunciato la distribuzione di bonus da mille dollari per i propri dipendenti.

La riforma fiscale di Trump ha certamente aspetti negativi negativi. Come ha scritto Massimo Gaggi sul Corriere, “darà un po’ di sollievo ai poveri, ma beneficerà essenzialmente i benestanti, lasciando ben poco al ceto medio” ed “è anche un incentivo all’individualismo economico: imprese spinte sempre più a sostituire i dipendenti (stipendi con aliquote fiscali del 25 o 35 per cento) con lavoratori-imprenditori di se stessi (come gli autisti degli spedizionieri)”. Tuttavia in questa prima fase, le grandi imprese che beneficiano dell’imposta sulle loro attività ridotta dal 35 al 15 per cento possono permettersi di erogare bonus o altri tipi di benefit ai dipendenti. Trump era stato chiaro, fin dalla campagna elettorale: meno tasse a imprese e ai redditi più alti. Per i sostenitori della riforma passata al Congresso, una riduzione così marcata incentiverà nuovi investimenti e assunzioni da parte delle imprese, anche se molti economisti si sono detti scettici e ritengono che non ci sia un rapporto diretto tra riduzione delle imposte e aumento dell’occupazione o dei salari.

Ma per quello che riguarda Fca non è tutto merito del presidente repubblicano, come mette in evidenza Paolo Bricco sul Sole 24 Ore. “Tutta l’operazione Chrysler ha lo stigma del Partito Democratico. Senza Barack Obama alla Casa Bianca, Chrysler non sarebbe mai andata a una casa automobilistica italiana”. La Chrysler è andata alla Fiat anche perché le tecnologie di basso consumo dei motori di Torino apparivano coerenti con le impostazioni di politica economica e di politica ambientale dettate da Obama. “Trump ha fatto saltare questo tavolo. E Marchionne si è subito giocato la carta delle fabbriche, già rinnovate e ancora più da migliorare, già rivitalizzate e consolidate ma ancora più da sviluppare e espandere”. Negli Stati Uniti nulla è più polito della automobili, delle fabbriche che le producono e dei dipendenti che ci lavorano. 

 

Tagged

Lascia un commento