Marijuana, Tinelli (San Patrignano): “Bene Gabanelli. Dove sono i contrari?”

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“Legalizzare la marijuana conviene? Ma a chi? “. Se lo chiede oggi Milena Gabanelli con un articolo pubblicato sulla pagina online del Corriere della Sera. Lo Speciale lo ha chiesto al presidente della Comunità di San Patrignano Antonio Tinelli. In particolare il servizio della Gabanelli prende in esame ciò che è avvenuto negli Stati Uniti dove la marijuana è legale da cinque anni, fra introiti fiscali e lotta alla criminalità. Per poi domandarsi: conviene allo Stato legalizzarla? E i dubbi al riguardo non mancano. In compenso però in questa campagna elettorale ad un’Emma Bonino che rilancia la battaglia in grande stile, sembra fare da contraltare il silenzio dei proibizionisti.

Tinelli, la Gabanelli accende i riflettori sull’effettiva utilità di legalizzare la cannabis. Che significa? Che sta comunque scemando l’idea che la legalizzazione sia una soluzione efficace?

“Borsellino negli anni ’90 diceva che è da dilettanti di criminologia pensare di poter risolvere il problema dello spaccio e contrastare la criminalità organizzata legata al traffico di droga con la legalizzazione. Questo perché la criminalità si sarebbe comunque diversamente organizzata per trarre comunque beneficio dal mercato delle droghe, importandone di nuove e più pericolose. La legalizzazione avvenuta in America in vari stati degli Usa ha infatti determinato un’emergenza sanitaria senza precedenti con una diffusione di droghe sintetiche e con un ritorno degli oppiacei. Non ci servono altri dati per riaffermare con decisione che la legalizzazione non è affatto un beneficio. Non lo è sicuramente per i giovani e le loro famiglie”.

Attualmente a che età ci si avvicina alle droghe e come?

“Il nostro osservatorio ha appurato che l’età media rispetto al primo approccio con le droghe si è abbassata arrivando a sfiorare i 12 anni. Il 98% dei ragazzi che ci chiede aiuto ha iniziato con l’uso delle droghe leggere. Per questo riteniamo che un argomento del genere non possa non essere affrontato con il coinvolgimento di tutte quelle figure immediatamente, professionalmente ed umanamente impegnate nel settore, e che hanno competenze specifiche per poterne parlare in modo avveduto”.

La lista di Emma Bonino +Europa è pronta a rilanciare in questa campagna elettorale il tema della legalizzazione. Dall’altra parte però non si sentono molte voci contrarie. Forse il problema delle droghe non è considerato prioritario se non dagli anti-proibizionisti?

 “In effetti è un tema secondario perché divisivo anche all’interno dei vari schieramenti. Non conviene a nessuno sollevarlo. Si preferisce evidenziare ciò che unisce, non ciò che è causa di attrito. Sicuramente in questa campagna elettorale non sarà un cavallo di battaglia”.

Eppure i radicali sono pronti a rilanciarlo, nel loro programma il tema della legalizzazione è tutt’altro che secondario?

I radicali ne parlano da trent’anni, non è una novità. Invece è curioso che a livello generale se ne sia parlato tanto in precedenza, cioè nei mesi passati, e se ne stia parlando poco adesso che c’è la campagna elettorale. Tuttavia abbiamo evidenziato come a seguito di una situazione di criticità il Miur abbia deciso di investire sulla prevenzione. Il problema è che questi interventi seguono sempre le criticità e purtroppo non vengono invece attuati per far sì che queste non si presentino”.

Alla Gabanelli che comunque ha posto seriamente il tema della legalizzazione chiedendo a chi giovi davvero, cosa si sente di dire?

“Credo che sia assolutamente necessario rimarcare il concetto che la nostra società vada tutelata. Chi è maggiormente esposto, chi è maggiormente fragile, deve essere garantito attraverso politiche che puntino in primo luogo sulla prevenzione ed in secondo ad assicurare un aiuto; aiuto che non deve assolutamente passare da una colpevolizzazione del soggetto, ma dal coordinamento di forti azioni di recupero. Poi mi consenta di ribadire anche un principio etico. Uno Stato che arriva a trarre profitto dalla vendita di droga addirittura in regime di monopolio, è uno Stato lontanissimo da ciò che noi facciamo ogni giorno, ossia aiutare le persone a liberarsi dalla tossicodipendenza in maniera gratuita e disinteressata. L’idea di uno Stato che trae profitto dalle droghe, per noi è eticamente inconcepibile”

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