Grillo, Palma: “Lui catturava voti, con Di Maio solo passano alla Lega”

Interviste

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A Davos si è riacceso lo scontro fra protezionisti e globalisti mentre in Italia si discute del “passo di lato” di Beppe Grillo e della decisione di separare il suo destino da quello della Casaleggio associati. Lo Speciale ne ha parlato con il costituzionalista Giuseppe Palma, avvocato, firma di Libero insieme al Prof. Paolo Becchi e autore del libro “La Costituzione come nessuno l’ha mai spiegata” e “Come finisce una democrazia, i sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi”. 

Partiamo dal forum di Davos. Trump rilancia la politica dei dazi e la Cina, l’India e l’Europa alzano le barricate al grido di: “La globalizzazione non si tocca”. Chi ha ragione?

Ha ragione Trump senza alcun dubbio e per il semplice fatto che i dazi proteggono i salari dei lavoratori americani. Rimettere i dazi significa aumentare il costo delle merci di importazione per cui gli americani troveranno più conveniente comprare i prodotti dagli Stati Uniti. Quindi il vantaggio sarà doppio: nel comprare e nella tutela del risparmio”.

Questo modello potrebbe essere applicato anche in Italia?

“Dovrebbe essere applicato anche qui. Ma noi siamo legati ai trattati europei che decidono questi aspetti a livello europeo. Considerato che la moneta unica, l’euro, essendo un accordo di cambi fissi impedisce la svalutazione della moneta (e quindi di intervenire nel cambio), dove viene scaricato il peso della competitività? Viene scaricato sul lavoro e quindi sui salari e sui diritti dei lavoratori. Quindi se avessimo come Paese la facoltà di mettere i dazi, creeremmo una barriera di protezione a tutela dei salari e dei diritti dei lavoratori. Quindi Trump ha fatto benissimo”.

 

Sarebbe auspicabile però, ci sta dicendo, che l’Unione Europea decida di mettere i dazi…

“La cosa è fattibile. Però negli Stati Uniti c’è una politica molto forte e il presidente degli Usa ha dei poteri enormi, noi siamo in un’altra situazione. Chi è nella Commissione, al Consiglio o al Parlamento Europeo per esempio risponde soprattutto a quelle lobby che dipendono da quel capitale internazionale che è garantito sia dalle regole europee che dalla moneta unica. Seppure fosse possibile che l’Europa a livello continentale scegliesse la strada dei dazi, non la potrebbe mai seguire”.

Venendo alle questioni italiane. Grillo ha aperto un blog in autonomia dalla Casaleggio Associati. 

“La fortuna del Movimento 5 Stelle è Grillo, è lui che riesce dal 2013 a rintracciare quella parte del popolo arrabbiatissima e a trasformarla in voto. Facendo Grillo un passo indietro e mandando avanti un “modello dc” alla Di Maio, un De Mita 2.0, è chiaro che la pancia del Paese che non lavora, è precaria e ha figli a carico, non troverà risposte a quelle esigenze. L’elettorato M5S si sposterà vero la Lega o verso quei partiti con posizioni ancora più estreme. Ritengo che questo ritiro porterà il MoVimento a perdere punti percentuali”.

Al Costituzionalista chiediamo un’opinione tecnica sulla flat tax…

“Inizialmente ero convinto fosse anti costituzionale. Ma ho approfondito la questione. Vi spiego perché non lo è. La progressività a cui si fa riferimento non si riferisce alla progressività delle aliquote, ma a quella dell’imposta. Pur essendo una tassa piatta prevede però detrazione e deduzioni a seconda del reddito, per cui la progressività sarebbe garantita da questi strumenti (la deduzione e le detrazioni, ndr).

Nell’attuale scenario politico, siamo all’inizio di una campagna elettorale, la ricetta economica migliore quale sarebbe? 

“La migliore proposta che abbiamo letto finora è quella della coalizione di centrodestra, perché prevede tre punti fondamentali per il bene del Paese: il pagamento dei debiti della PA attraverso i titoli di Stato di piccolo taglio che sono i minibot proposti da Claudio Borghi, che corrisponderanno una volta in circolo sostanzialmente a una vera e propria doppia moneta. Poi c’è la tutela della nostra Costituzione a livello comunitario. E poi la priorità dell’interesse nazionale”.

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