Giulio Regeni, video social dei genitori: il nuovo appello

Esteri

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I genitori di Giulio Regeni, il ricercatore di Udine scomparso in Egitto il 25 gennaio del 2016 e poi trovato morto alcuni giorni dopo, hanno lanciato un appello social, perché a distanza di due anni, sia fatta piena luce sulle cause che hanno portato all’uccisione di Giulio e sugli assassini. Una verità che è ancora lontana dall’essere trovata. (clicca qui per vedere il video). 

“Il nostro calendario mensile ha l’evidenza su tre date principali – hanno dichiarato Claudio e Paola Regeni in un video– il 25, la scomparsa di Giulio, il 3, giorno del ritrovamento del suo corpo, il 14, punto sulla situazione della scorta mediatica. Questo significa che i tutti i cittadini che chiedono con noi verità e giustizia per Giulio, seguono attentamente tutto ciò che succede e tutte le scelte che vengono fatte per arrivare alla verità. Speriamo che a breve si aggiunga a queste tre date quella in cui ci verrà consegnata la verità ‘vera’ e completa sulle responsabilità della barbara uccisione di nostro figlio”.

Il procuratore Giuseppe Pignatone in una lettera al Corriere della Sera e a Repubblica ha dichiarato:  “Ci sono punti fermi nel cui quadro dovranno inserirsi i prossimi approfondimenti sull’omicidio: il movente è pacificamente da ricondurre alle attività di ricerca effettuate da Giulio nei mesi di permanenza al Cairo, ed è stata anche messa a fuoco l’azione degli apparati pubblici egiziani che già nei mesi precedenti avevano concentrato su Giulio la loro attenzione, con modalità sempre più stringenti, fino al 25 gennaio”.

Gli inquirenti hanno sollecitato i video delle telecamere della metropolitana nel tragitto tra casa di Giulio, nel quartiere Dokki al Cairo, e la stazione della metro di El Bohoth dove il ragazzo era diretto per una cena di compleanno la sera del 25 gennaio 2016. Il pm Sergio Colaiocco un anno fa, aveva individuato un’azienda tedesca (la Kroll Ontrack, leader mondiale nel recupero dati) che avrebbe potuto eseguire l’analisi dei video in un mese. Ma gli egiziani si sono affidati a una società russa. Un vertice congiunto fra i tecnici delle rispettive società, pur promesso dalle autorità egiziane ancora non si è svolto. 

La Procura generale egiziana ha inoltre definito “totalmente contraffatta” la lettera attribuita ai vertici dei servizi segreti egiziani e inviata in forma anonima all’ambasciata italiana di Berna, in cui si parla di un arresto del ricercatore friulano. “Queste notizie potrebbero danneggiare la cooperazione giudiziaria fra le due Procure”. 

 

 

 

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