Trump non crede al riscaldamento globale, mentre Putin ci spera

Politica

Condividi!

di Alfonso Francia– Fino a qualche settimana fa sembrava una bufala, ma ormai il numero degli indizi è tale che pure la grande stampa americana ha cominciato a parlarne: i russi stanno basando le loro prospettive di crescita sulla speranza che il riscaldamento globale sconvolga gli equilibri climatici del pianeta. A loro vantaggio ovviamente.

Qualche giorno fa un gruppo di scienziati appartenenti a una spedizione internazionale – gente che non è proprio abituata a ricevere visite inattese – si sono svegliati di fronte a una nave rompighiaccio sovietica che passava a poche centinaia di metri dal loro campo base. No, non ci siamo sbagliati, la nave in questione è una delle poche navi costruite quando l’URSS era ancora in piedi, e una delle poche al mondo in grado di funzionare anche a 50 gradi sotto zero.

I russi hanno deciso di farle fare un giro esplorativo alla ricerca della rotta migliore per collegare l’estremo oriente all’Europa passando per l’Artico invece che per il canale di Suez, risparmiando circa 20 giorni di navigazione. Se la temperatura dovesse alzarsi ancora un po’ il viaggio diventerebbe possibile, con grande gioia di Mosca che sarebbe la padrona assoluta di quella tratta.

Le temperature in aumento da quelle parti hanno pure consentito ai russi di cominciare un progetto di ricerca per individuare nuovi giacimenti di petrolio e gas, e già a fine 2017 una nuova città situata sopra il circolo polare artico, nella penisola di Yamal, è stata costruita per ospitare i lavoratori di un nuovo centro produttivo di gas liquefatto. L’obiettivo è produrre 360 miliardi di metri cubi di gas all’anno, da spostare via mare in ogni angolo del globo. I primi clienti? Gli americani, che hanno ricevuto a Boston il loro primo carico il 22 gennaio.

Ma il vero sogno di Putin è un altro: dopo essersi fermata come la prima fornitrice di combustibili per l’Europa, la Russia vuole diventarne il granaio. L’aumento delle temperature dovrebbe infatti aumentare di molto la superficie di terre coltivabili: secondo Bloomberg nei prossimi anni la Russia potrà lavorare 56 milioni di ettari di terre oggi inutilizzabili. Già negli ultimi due anni ha di molto aumentato la produzione di grano, tanto da averne esportato 28 milioni di tonnellate.

Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense nel 2018 si salirà a 32 milioni.

I russi hanno già fra i loro clienti affollati e affamati paesi del Sudest asiatico come Bangladesh e Indonesia, e hanno anche scalzato gli USA come primi fornitori di derrate dell’Egitto. Se anche l’Europa, i cui campi coltivati cominciano invece a soffrire per la siccità, si rivolgerà a Mosca per le sue necessità alimentari il continente diventerà dipendente per le sue necessità fondamentali, ovvero nutrirsi e proteggersi dal freddo.
Di fronte a questi dati non sorprende che Putin abbia deciso di affiancare Trump nel negare la responsabilità dell’uomo sull’aumento delle temperature. Sa benissimo che se anche dovesse sbagliarsi la fredda e inospitale Russia avrebbe tutto da guadagnare.

Tagged

Lascia un commento

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.