Inciucio Pd-Fi nei collegi, Puppato: “Berlusconi non sarà uno statista ma….”

Interviste

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Inciucio Pd- Forza Italia nei collegi, il sospetto lo lancia il Corriere della Sera che mette in luce come tanto i dem che i forzisti siano stati molto attenti a non pestarsi i piedi nelle rispettive roccaforti. Seconde file del centrodestra nelle regioni rosse e seconde file dem in Veneto e Lombardia. Le larghe intese quindi sarebbero già iniziate prima del voto? Lo Speciale ne ha parlato con la senatrice del Pd Laura Puppato.

Senatrice, da veneta come risponde a chi avanza il sospetto che dalle sue parti il Pd abbia rinunciato a sfidare Forza Italia per non avere intralci nelle regioni rosse dove sono candidati esponenti di punta del suo partito?

“Evidentemente anche io sono considerata una seconda fila. Questa mi mancava”.

Sembra proprio di sì

“Scherzi a parte, credo che ciascuno possa avere dei candidati l’opinione che vuole ma qui posso assicurare che ci siamo giocati le carte migliori. Altrove non so. Stamattina un sindaco del Veneto che non è del Partito Democratico mi ha chiamato e si è detto preoccupato del fatto che il lavoro che abbiamo portato avanti insieme in questi anni possa essere vanificato confermandomi quindi la sua fiducia. Mi pare che questa sia la migliore dimostrazione della qualità delle scelte messe in campo. Il fatto che poi siano stati scelti sindaci di successo, più volte riconfermati, sindaci innovativi e capaci, sta proprio a testimoniare l’infondatezza di un’accusa tanto malevola. Del resto i sondaggi parlano chiaro: gli elettori vogliono persone riconoscibili e di qualità, non sono più disposti a votare candidati estranei al territorio”.

Però per esempio a Sesto San Giovanni, roccaforte notoriamente di sinistra, contro il capogruppo di Forza Italia al Senato Paolo Romani, il Pd avrebbe schierato un candidato giudicato debole. Come risponde?

“Ero fra quelli che aveva proposto nel corso della discussione interna al Pd per l’approvazione della nuova legge elettorale, di prevedere la scelta di almeno il 50, 70% dei candidati con le primarie. Ritenevo utile ragionare in termini di consenso e avevo addirittura posto l’introduzione delle primarie come condizione per votare il Rosatellum. Ciò non è avvenuto, con buona pace di quei colleghi convinti di essere garantiti dall’appartenenza ad una specifica corrente. Molti di loro hanno fatto male i conti e forse oggi con le primarie avrebbero avuto maggiori possibilità di restare in campo. Ora io non so se da altre parti siano state fatte scelte diverse da quelle fatte qui, non posso giudicare. In ogni territorio spesso la scelta è il frutto di mediazioni fra il livello nazionale e quello locale. Poi sinceramente, non è che avendo chiuso le liste due giorni prima degli altri potevamo sapere con precisione tutti i candidati messi in campo dagli avversari”.

Intanto però Berlusconi e Gentiloni sembrano lanciarsi messaggi a distanza. Il leader forzista non ha escluso la permanenza dell’attuale premier al governo dopo il voto, e Gentiloni ha dichiarato che Berlusconi non lo ritene un populista. Indizi che fanno una prova?

“Hanno detto entrambi cose ovvie. La popolarità di Gentiloni è molto alta ed è percepito come elemento di garanzia anche dagli avversari, come il sindaco di cui parlavo prima che non è iscritto al Pd ma soddisfatto del lavoro fatto da questo governo. Gentiloni è persona pacata, determinata, con una chiara idea politica che non ha mancato di manifestare in varie occasioni, come sulla difesa dei diritti civili per esempio, ma al tempo stesso capace di garantire anche gli avversari”.  

E sul fatto che Gentiloni non consideri Berlusconi populista? Anche secondo lei non lo è?

“Berlusconi è un commerciante molto astuto che non a caso è riuscito a restare a galla in tutti questi anni nonostante le vicissitudini giudiziarie che ha affrontato. Sa padroneggiare nel campo della comunicazione e da buon commerciante come detto sa offrire all’acquirente-elettore il prodotto che desidera. Non voglio dire che è uno statista, però riesce a parlare con un certo tipo di elettorato meglio di tanti altri. Il fatto che resiste ancora sta a dimostrarlo. Ciò premesso io Berlusconi non lo voterò mai, questo sia chiaro”.

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