Cosa aspettarsi da Erdogan a Roma (traffico a parte)

Politica

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Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan è atterrato ieri sera a Fiumicino e oggi incontrerà in successione Papa Francesco, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. E’ decollato da Istanbul con una dichiarazione d’amicizia verso l’Italia e la promessa di trovare con il Papa una convergenza che darà «un’opportunità di pace» al Medio Oriente.

La tappa in Vaticano è storica. E’ la prima volta che un capo di stato turco viene invitato dalla Santa sede in 59 anni. Prima di lui Celal Bayar, ricevuto da Giovanni XXII già nunzio apostolico in Turchia fra il 1934 e il 1943. Ankara è uno dei pesi massimi della politica mediorentale. Ogni nuovo assetto, ogni decisione strategica dovrà essere presa tenendo in considerazione gli interessi del paese anatolico. Il problema è che la Turchia di oggi non è un attore politico “tradizionale”. La lunga permanenza al potere di Erdogan ha cambiato il Paese e  la politica estera della Turchia è diventata più attiva e ha dovuto confrontarsi con la crisi siriana, il progressivo deterioramento degli equilibri mediorientali, la creazione dello Stato islamico. Con il consenso alle urne della maggioranza tradizionalista della popolazione, una sorta di autocrazia con simulacri democratici. Ha scritto Alberto Negri, editorialista e inviato di guerra, su T News: «Erdogan appare come una sorta di Giano bifronte, un intrattabile custode della porta tra Oriente e Occidente che per il fatto che si tiene in casa 2,5 milioni di profughi siriani deve essere trattato dall’Europa con grande circospezione. Ha in mano l’atomica dei poveri, la bomba umana dei rifugiati». La presidenza turca ha fatto sapere che in Vaticano si discuterà dell’emergenza umanitaria in Siria, della lotta contro il terrorismo, di xenofobia e islamofobia e soprattutto della crisi su Gerusalemme dopo le telefonate delle scorse settimane tra Erdogan e Bergoglio. «Gerusalemme non è una questione solo dei musulmani. Entrambi siamo per la difesa dello status quo e abbiamo la volontà di tutelarlo», ha spiegato Erdogan in un colloquio con La Stampa.

Con Mattarella e Gentiloni il presidente turco discuterà, invece, della cooperazione bilaterale in campo politico ed economico, con un focus sull’industria della Difesa. Ma Erdogan promette all’Italia un impegno sul fronte libico per la stabilizzazione del Paese nordafricano. Ankara può vantare ha stretti rapporti con l’uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar, e per un contenimento dei flussi migratori anche sulla rota mediterranea.

Resta ancora congela il dossier Europa. L’adesione della Turchia alla Ue non può essere sacrificata a calcoli di politica interna» aveva detto Erdogan nell’intervista alla Stampa. Il programma di avvicinamento all’Europa è in stand-by. Dal 2006 a oggi le due parti hanno aperto i negoziati su solo 16 dei 35 settori nei quali il governo turco deve dimostrare di essersi adeguato alla legislazione e ai principi europei. Forse né Ankara e né Bruxelles sono più tante convinte della convenienza di questo processo. Paolo Magri e Valeria Talbot dell’Ispi hanno spiegato a Formiche: “Alle luci dell’allontanamento del Paese dagli standard europei in materia di democrazia, Stato di diritto, rispetto dei diritti umani e delle libertà politiche e civili, oggi neanche i più convinti sostenitori della vocazione europea della Turchia scommetterebbero sulla carta dell’adesione. Del resto, anche in Turchia prevale da tempo, a causa dell’atteggiamento ondivago dell’Europa, ma anche di una montante retorica anti-occidentale della leadership turca, una profonda disaffezione per l’obiettivo europeo”.

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