Ritiro per gay annullato, Adinolfi (PdF): “Controtendenza: i preti si appellano a noi”

Interviste

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No ai corsi per gay credenti nella diocesi di Torino, lo ha annunciato l’arcivescovo Cesare Nosiglia in seguito alle polemiche sorte per l’iniziativa di don Gian Luca Carrega, responsabile della ‘Pastorale degli omosessuali’. Nosiglia ha spiegato che “la pastorale per gli omosessuali è un utile servizio di accompagnamento, ma non significa approvazione di comportamenti moralmente inaccettabili”. E ovviamente la comunità Lgbt si è indignata. Plaude invece alla decisione dell’arcivescovo il leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi, in corsa alle prossime elezioni del 4 marzo, intervistato da Lo Speciale.

Nosiglia ha deciso di annullare i corsi organizzati da don Carrega, pur tuttavia ribadendone il valore e l’importanza. Ha spiegato che la sua decisione scaturisce dalla necessità di non alimentare fraintedimenti o lasciar credere che la Diocesi sia favorevole alle nozze gay come trapelato sui media. Come commenta?

“Mi piace guardare l’aspetto positivo di questa vicenda. L’arcivescovo Nosiglia ha capito perfettamente che all’interno di questa iniziativa sussistevano elementi di forte ambiguità e ha fatto bene ad annullarla. E’ la dimostrazione che dentro la Chiesa sta avanzando una consapevolezza, come dimostra l’appello che numerosi sacerdoti mi hanno fatto pervenire di aperto sostegno al Popolo della Famiglia. Molti di questi provengono proprio dalla Diocesi di Torino. Nell’appello questi sacerdoti evidenziano come la deriva rappresentata dalla Legge Cirinnà necessiti di una risposta politica. Mi sento di dire che le notizie giunte da Torino possono rappresentare l’inizio di una controtendenza. Se prima la tendenza era quella di voler aprire nuove pagine in conflitto con il magistero della Chiesa alimentando tanta confusione nei fedeli, adesso i nostri pastori, a partire da Nosiglia, si stanno rendendo conto che tale confusione non è benefica per nessuno e sanno fare gli opportuni passi indietro”.

La legge sulle unioni civili quindi ha fatto bene o male alla Chiesa?

Diciamo che il dibattito aperto da questa legge è stato utile alla Chiesa, perché di fatto l’ha obbligata ad un chiarimento. Il bivio che il clero e i cattolici si trovano davanti è oggi molto più chiaro: vogliamo stare con il mondo? Vogliamo assecondare il percorso che dalle unioni civili gay conduce dritti al matrimonio egualitario e all’utero in affitto? Vogliamo affermare che tutto questo è giusto? Se sì, allora andiamo avanti così, alimentando la confusione e organizzando certi corsi. Se vogliamo tornare invece ad essere Chiesa, dobbiamo essere consapevoli di dover indicare la via della verità, anche pagando prezzi salati, ribadendo che la verità sancita dal Vangelo è una soltanto e che altre strade, diverse o in conflitto con essa, non sono percorribili. Mai come adesso è necessaria una scelta di campo, chiara ed inequivocabile consapevoli che la missione del cristiano è quella di affermare la verità del Vangelo anche contro tutto e tutti”.

La Diocesi ha spiegato che i corsi non erano in preparazione alle nozze gay, ma avevano come scopo quello di far riscoprire anche alle coppie omosessuali il valore della fedeltà. Ma in ogni caso insegnare la fedeltà non è un po’ come legittimare anche dal punto di vista religioso queste unioni? 

“Inutile attaccarsi alle parole, il catechismo della Chiesa Cattolica parla chiaro. Gli atti omosessuali sono considerati come disordinati, quindi va da sé che una simile condizione non può essere ricondotta ad un ambito di fedeltà. Questo non lo dice Mario Adinolfi, ma il magistero della Chiesa cattolica”. 

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