Cattolici nei partiti e partito di cattolici: Adinolfi Vs Gandolfini

Politica

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Cattolici nei partiti (Gandolfini) e partito di cattolici (Popolo della Famiglia-Adinolfi): sono due modelli diversi che vedremo attuare per queste elezioni 2018 e che rispondono a due logiche divergenti per mire e per idee. Fare lobby tra i pochi cattolici nei partiti o provare ad incidere ispirandosi al “modello” dei Radicali entrando e facendo pesare la propria presenza in Parlamento? C’è chi ci vede un’integrabilità tra le due forme (rivolte al medesimo fine), chi invece parla di uno scontro tra “duri e puri Vs contaminati”…  

Di fatto c’è un scontro in atto, tra Adinolfi che prospetta una sconfitta se si continuerà a proporre vecchi schemi superati dal tempo e dalla realtà (all’interno di un centrodestra che mette insieme gli animalisti e i pro-caccia, i laicisti e i credenti, i professionisti della politica e i prescelti dal “casting”) e Gandolfini che invece mira a contaminare con i valori e principi cattolici gli strumenti istituzionali.

Certo, c’è un fatto oltre alle interpretazioni: le leggi a favore di unioni civili, divorzio breve e biotestamento sono passate pur essendoci cattolici in politica già presenti nei vari partiti. 

Per spiegarsi bene e spiegare bene ai cattolici la propria scelta, la giustificazione di Massimo Gandolfini, portavoce del Family Day, rispetto alla candidatura di Simone Pillon con la Lega e di altri nomi, è questa:

 

Carissimi fratelli, come era facilmente prevedibile, nel clima infuocato della campagna elettorale stanno girando una serie di notizie riguardanti il Comitato Difendiamo i Nostri Figli ed il mondo del Family Day distorte, fuorvianti, spesso manipolate. Insieme a tutti gli Amici del Comitato nazionale abbiamo preso la decisione di tenerci fuori da ogni polemica, assolutamente convinti che ogni tono polemico è dannoso, inutile e non serve ad altro  che a confondere ed alimentare chi, appunto, di polemica vive.
    Sento, dunque, la necessità di esporvi la nostra linea di condotta, in piena coerenza al patto morale che ho stretto con voi in occasione dei nostri due stupendi Family Day, che tutti portiamo nel cuore. Scuserete il modo sintetico, ma amo molto di più lavorare con impegno e nel silenzio, che trastullarmi sui social con verbosità spesso inutili.
    Massimo Gandolfini non si candiderà con nessuno. 
    Il Comitato ha una vocazione culturale e sociale, prepolitica, che ne costituisce l’anima profonda e che continuerà a svolgere anche dopo le prossime elezioni. Siamo sempre più convinti che la salvezza per i nostri figli, le nostre famiglie ed il nostro Paese non verrà da nessun partito, ma da #marioadinolfi, un servizio leale, onesto, quotidiano, assiduo ai principi di Verità e Bene che fondano il bene comune e la società davvero civile. La ricompensa per questo enorme impegno e lavoro ci verrà dalla soddisfazione stessa che il fare il Bene genera e da Chi, vedendo nel segreto, conosce le intenzioni ancora prima dei fatti. 
    Il nostro Comitato ha scelto di non fondare un suo partito o un nuovo partito, considerando proprio compito “contaminare” tutti i partiti con quei valori e principi antropologici che fondano l’umano stesso, dal momento della vita nascente, dal concepimento, fino al tramonto naturale della stessa. Tutti sapete bene che mi riferisco ai valori della vita, bene fondante ogni altro bene ed indisponibile all’arbitrio soggettivo, della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, con la conseguenza del riconoscimento senza indugi della responsabilità educativa dei genitori verso i figli. Fino a pochi decenni fa, proclamare questi valori poteva considerarsi un esercizio accademico e addirittura una inutile perdita di tempo. Dal 1974 (legge sul divorzio) e soprattutto dal 1978 (iniqua legge 194 sulla legalizzazione dell’omicidio di un bimbo innocente nella culla che lo accoglie prima del parto), non è più così. Anzi è diventato un obbligo ineludibile per ogni retta coscienza. Se vogliamo restringere il campo temporale ai nostri ultimi anni, basterà ricordare che in questa ultima XVII legislatura si è allargata l’offerta di divorzio, si è legalizzato di fatto il matrimonio fra persone di pari sesso, si è aperta la strada all’eutanasia, e si sono gettate le basi per togliere la libertà di pensiero ed espressione (cosiddetta legge antiomofobia), introdurre l’educazione Gender nelle scuole, sponsorizzare la compravendita dei bimbi con fecondazione artificiale, utero in affitto e adozioni omogenitoriali. Abbiamo lottato con tenacia, passione, lacrime e sangue, senza un solo euro di sponsorizzazione, se non quello delle nostre stesse tasche. Siamo stati aiutati da un manipolo di “eroici e valorosi” parlamentari dell’area di centrodestra, cui va tutta la nostra riconoscenza e gratitudine, ma – come è noto – la protervia di chi ha detenuto il potere dei seggi in parlamento non ha ascoltato ragioni, neppure quelle di minimo buon senso, imponendo agli italiani ciò che non fa parte del patrimonio culturale della nostra civiltà. 
Chiarito, dunque, che il lavoro del nostro Comitato continua ( si pensi alle decine di migliaia di convegni, conferenze, incontri, tavole rotonde che abbiamo realizzato in ogni angolo d’Italia nei soli tre anni della nostra esistenza), ci tocca oggi di affrontare con concretezza e lucidità il prossimo futuro che ci sta davanti. 
È necessario contaminare con i nostri valori e principi gli strumenti istituzionali che costruiscono i parlamenti, luogo dove si modellano le leggi. Questi strumenti si chiamano “partiti”. Proprio questa è la nostra azione di oggi, con la speranza di raggiungere la meta di far sentire la nostra voce fuori e dentro le istituzioni. È comprensibile – per il pathos che certamente le genera – ma ingenua ed inaccettabile la posizione di chi è pronto sempre a criticare, a presentarsi come l’unico “puro”, che sa tutto e che elargisce consigli che sanno di pura illusione. Abbiamo il dovere di stare con i piedi per terra e gli occhi e la mente rivolti al Cielo, chiedendo aiuto, sostegno, discernimento. 
Dunque, ecco la strada che abbiamo scelto di percorrere:
 
– Nessun partito è il partito del Family Day;
– Abbiamo chiesto a tutti i partiti presenti in Parlamento di sottoscrivere un nostro “Manifesto” che elenca dieci punti fondamentali per la promozione e la difesa della vita, della famiglia e della liberta’ educativa dei genitori;
– A ulteriore garanzia che ci sia la concreta volontà di collaborazione, e sostegno delle nostre istanze, abbiamo chiesto che vengano candidati uomini del Family Day nelle liste elettorali delle prossime elezioni;
– Indicheremo, dunque (ormai è questione di pochi giorni), al grande popolo del Family Day quali partiti hanno accolto le nostre richieste;
– Ferma restando, naturalmente, l’assoluta libertà di pensiero e di voto di ciascuno, avremo la possibilità di realizzare quel compito che ci siamo assunti con tutti Voi la sera del Circo Massimo, quando vi promettemmo di indicarvi uomini e partiti che possono rappresentarci.
 
    Permettetemi un’ultima considerazione, con la franchezza con la quale mi sono sempre rivolto a Voi e a tutti i mass media che mi hanno intervistato sull’argomento. Nessun partito che abbia concrete probabilità di entrare nel prossimo parlamento ci rappresenta completamente. Vi sono luci e ombre, un po’ qua un po’ là. Certamente, però, considerati i loro programmi e la loro concreta storia politica anche recente, ci sono partiti che NON possono rappresentarci (al netto di radicali conversioni dell’ultima ora… magari!): PD, LIBERI e UGUALI, M5S, PIÙ EUROPA (Bonino e Tabacci). A questi non giunga il nostro voto!
    Ci attendono settimane difficili, certamente caotiche e non prive di delusioni e sofferenze. Vi chiedo di tenere ben fissa la barra del timone dell’onestà, della lealtà, del sostegno reciproco, ricordandovi che è opera diabolica la divisione, etimologicamente e storicamente. 
    Spero che Vi possa fare da concreta “garanzia” che tutto il mio personale impegno non è sostenuto da altro interesse che non sia quello di servire il Bene e la Verità, le nostre famiglie e i nostri figli e nipoti, la buona civiltà del nostro Bel Paese.
    Certamente vi terrò aggiornati nei prossimi giorni e grazie per il vostro prezioso ed indispensabile sostegno.

 

Pane per i denti di Mario Adinolfi che stavolta sceglie di ribattere e con toni decisi: “Almeno si vergognino un po’”. Ecco cosa posta su Facebook:

 

Lo avevamo sempre detto. Tutto quell’astio, tutti quegli insulti, tutte la bugie: erano perché il Popolo della Famiglia rompeva le uova nel paniere a qualcuno. Come Roccella e Pezzotta nel 2007, il “comitato” (quello apartitico, apolitico, che pretendeva le dimissioni istantanee di Amato, Di Matteo, Adinolfi) puntava alla poltrona. Ed era un guaio che sullo stesso terreno si piazzasse il Pdf, scegliendo la via faticosa e rischiosa del no alle ambiguità e ai compromessi. Perché a quel papillon che saliva sui palchi leghisti quando il “comitato” era apartitico e apolitico, ora tocca rappresentare solo un’ambizione personale. La tristezza è che il livore gettato addosso al Popolo della Famiglia e che noi avevamo sempre denunciato come generato da piccoli progetti personalistici, adesso trovi la “benedizione” di Gandolfini. Che ci dovrà spiegare perché farà campagna elettorale per la Lega e, fin dal convegno che ci sarà tra qualche giorno a San Salvatore in Lauro, negherà persino l’invito al Popolo della Famiglia.
 
Il “comitato” (quello apartitico, apolitico) ha fatto tutto questo trambusto per uno strapuntino. Concesso nel partito che ha annunciato giusto una settimana fa la candidatura di Giulia Bongiorno. Lo danno al “comitato” lo strapuntino, per riequilibrare un po’ il tiro. Hanno mezzo partito favorevole all’eutanasia, hanno tutti votato per il divorzio breve, con la Bongiorno fanno guidare le liste “in diverse circoscrizioni” a una che ha esultato per le unioni gay, fatto le conferenze stampa insieme a Paola Concia per la legge Scalfarotto, combattuto con Emma Bonino per cancellare per referendum la legge 40, per poi usufruire dell’eterologa che la legge 40 vietava per programmare a 44 anni un bel bimbo senza diritto al padre, una Nichi Vendola al femminile insomma. Gandolfini con Scienza&VIta si batteva giustamente per difenderla la legge 40. A proposito, Massimo, ti ricordi quando osavi accusare il Popolo della Famiglia di essere contro la Chiesa e il Papa? Ora ti stai accordando per uno strapuntino nel partito il cui leader Matteo Salvini dichiara ogni settimana con parole di fuoco contro Francesco e si è fatto fare la t-shirt con il Papa raffigurato come l’urlo di Munch e la fin troppo chiara frase: “Il mio Papa è Benedetto”. Ma per la poltroncina la fedeltà al Papa si può tradire, giusto Massimo?
 
In realtà siamo felici che le cose si siano chiarite ed esattamente nella direzione che abbiamo avuto gioco facile ad evidenziare per tutti i ventiquattro mesi di vita del Popolo della Famiglia. Disturbavamo il progetto personale di uno e ora il progetto si realizza. Nell’ambiguità, nel compromesso, nel cedimento sui valori. Per piazzarne uno nella Lega il “comitato” (quello apolitico, apartitico) di fatto annuncia il suo scioglimento. Veniteci a dire di nuovo che siete neutrali, che appoggiate i valori, che volete solo fare “lobby”: vi siete fatti manovrare dagli interessi di uno solo, caro Massimo e spero che un pochino ti rimorda la coscienza. Quell’atteggiamento paternalista del “senza macchia” ora è macchiato per sempre: ti sei seduto a tavolino con chi insulta il Papa, con chi candida capolista i tifosi della legge Cirinnà e ti sei venduto tutto per una poltroncina non per te (un neurochirurgo di fama guadagna il doppio di un parlamentare, me lo spiegasti tu quando ti chiesi di fondarlo tu il Popolo della Famiglia) ma per il tuo “vice”. Un inutile strapuntino, che non servirà a nulla se non a fare la foglia di fico in un partito sempre più evidentemente lontano dai principi non negoziabili.
 
Per demolire il Pdf ne avete insultato il presidente oltre ogni ritegno, il “divorziato risposato a Las Vegas”. Immagino Massimo che a Salvini non hai chiesto il pedigree matrimoniale, lì va tutto bene, come non lo chiederai della capolista Giulia Bongiorno. Farai fare al “vice” le foto di rito e vai con la campagna elettorale quella del “comitato” apolitico e apartitico, vai a spiegare che bisogna votare Giulia Bongiorno, a fare campagna pure per lei, anzi per tutti tranne che per il Popolo della Famiglia.
 
Noi siamo e saremo in campo. Con la determinazione e la serenità che ci contraddistinguono da anni. E se dovessi di nuovo incontrarti per caso, caro Massimo, sapendo che tu non verrai a salutarmi, lo farò io. Tra fratelli mi dicono si debba fare così. L’ultima volta che l’ho fatto il “vice” ti ha fatto scrivere un surreale comunicato in cui ti sei un po’ pateticamente dovuto giustificare per avermi salutato, specificando che era un saluto senza significato politico. Ora si capisce ancora meglio il perché di quel ridicolo comunicato e da quali interessi precisi (e paure di perdere l’agognata poltrona) fosse mosso. Spero che almeno, ora, a gioco scoperto, ti vergognerai un po’.
 
Il Popolo della Famiglia è in battaglia e non tollererà altri attacchi, non da chi ha perso ogni titolo morale a farne, ogni presunta “superiorità”. Ci sarà uno scontro nelle urne e sarà uno scontro maschio. Il “comitato” non osi più proporsi come super partes. Leggo un ipocrita comunicato di Gandolfini in cui ancora prova a dire che loro “contaminano” i partiti. No, ne sono stati contaminati. E con lo strapuntino ottenuto si chiarisce la logica. Il Comitato difendiamo i nostri figli si è risolto in Comitato elettorale per Simone Pillon nella Lega Nord. Il CDNF non opera di fatto nel paese da un anno, non c’è neanche lo straccio di una sua iniziativa nazionale negli ultimi sei mesi. Negli ultimi sei mesi il Pdf ha riempito quattrocento teatri e piazze, non passa giorno senza una infinità di iniziative. Noi siamo popolo. Il “comitato” è un gruppetto isolato che si è andato a trattare una poltroncina comoda e ora che l’ha ottenuta è parte e non super partes. In più è parte che dimostra di essere incline al compromesso e all’ambiguità, avendo scelto di candidare un suo esponente in un partito compromesso e ambiguo sui valori, che propone come primo provvedimento in Consiglio dei Ministri la legalizzazione della prostituzione. Come voterà l’eventuale parlamentare Simone Pillon sul tema?
 
Da oggi in poi non parlerò più evidentemente di questa ferita, perché la storia si chiude qui. E si chiude come abbiamo sempre detto che si sarebbe chiusa, rendendo chiare le ragioni di due anni di attacchi feroci e di fuoco amico subito dal Popolo della Famiglia. Che va avanti per la sua strada, senza ambiguità e compromessi, ancora più determinato a ottenere quel milione di voti che consentirebbe a decine di persone che si sono battute per i principi essenziali e non negoziabili di essere quel gruppo che impedirà l’avanzata dei falsi miti di progresso nella prossima legislatura. Solo una mobilitazione di Popolo nelle urne cambierà la storia e il Pdf è lo strumento per farla perché è una vicenda collettiva. Alle piccole livorose ambizioni individuali, lasciamo lo spazio che meritano, quello della miseria umana che spunta sempre quando in gioco ci sono denari e potere.
 
Avanti ora con convinzione e determinazione. Ci sono firme da raccogliere e una campagna elettorale tutta da fare, al Popolo della Famiglia nessuno regalerà niente. L’invito è a non rispondere agli attacchi, che pure pioveranno. Lasciate me a fare da parafulmine e occupatevi solo di far crescere il Pdf nei territori. Quel che c’era da dire è stato detto. Che ora, almeno, si vergognino un po’.

 

Ma dopo Berlusconi, Renzi e Grillo, la politica basata sui vecchi schemi e le dicotomie classiche (destra-sinistra, liberali-socialisti, liberisti-statalisti…) esiste ancora? E rispetto ai valori antropologici qual è davvero la differenza tra i tre schemi? E’ proprio difficile credere che senza un approccio “rivoluzionario”, che superi i modelli del passato, cambierà davvero qualcosa in tema di battaglie a difesa della vita. Il rischio è sempre lo stesso: andare incontro inesorabilmente allo stesso film con i protagonisti cattolici (i nomi) che cambiano e i soliti deludenti risultati.

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