Cosa sta succedendo a Facebook

Economia In Rilievo

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Utenti più giovani in calo, una controversia legale sull’utilizzo dei dati, policy da rivedere sui contenuti e contrasto alle fake news. Sono queste le principali sfide che dovrà affrontare la società guidata da Mark Zuckerberg.

Come spiega Massimo Gaggi sul Corriere della Sera di oggi Unilever ha avvisato Facebook e Google che se quest’ultimi non cambieranno rotta su trasparenza e qualità dei contenuti, la multinazionale anglo-olandese smetterà di investire in pubblicità.

Massimo Gaggi scrive: “già un anno fa il leader del mercato pubblicitario, Procter & Gamble, indirizzò un avvertimento simile alle reti sociali. Quella sortita non ebbe seguito, ma allora la multinazionale americana si mosse sollevando il problema del danno che le veniva causato da messaggi di organizzazioni terroriste come l’Isis finiti sui social e che comparivano vicino alla promozione dei suoi prodotti. Stavolta quella del capo del marketing di Unilever è una mossa di portata più ampia e che pare attentamente calibrata: potrebbe essere solo l’inizio di un’offensiva destinata a coinvolgere altri gruppi. Keith Weed, infatti, ha pronunciato ieri un discorso di fuoco con frasi come «non possiamo continuare a puntellare una catena di comunicazione digitale che a volte è una palude in termini di trasparenza» e «Unilever non investirà in piattaforme che non proteggono i nostri bambini, che creano divisioni nella società o promuovono rabbia e odio» in un’occasione solenne: la conferenza dell’Interactive Advertising Bureau, il summit annuale della pubblicità digitale, in corso in questi giorni in California. Un organismo che sempre ieri ha premiato lo stesso Weed nominandolo Global Marketer dell’anno: un riconoscimento appena istituito per premiare chi, dice la motivazione, fa un marketing «più efficace e sostenibile». È anche significativo che il discorso di Weed sia stato fatto pervenire con molte ore di anticipo alle principali testate giornalistiche inglesi e americane”.

Nel frattempo l’enorme quantità di dati gestita da entrata nel mirino di un tribunale di Berlino. Un giudice tedesco, dopo le richieste di un’associazione di consumatori (la Vzbv), ha stabilito che sarà possibile iscriversi al social network di Mark Zuckerberg anche senza alcun obbligo di fornire i propri dati personali autentici. Questo significa, come racconta Il Sole 24 Ore, che Un giudice tedesco, dopo le richieste di un’associazione di consumatori (la Vzbv), ha stabilito che sarà possibile iscriversi al social network di Mark Zuckerberg anche senza alcun obbligo di fornire i propri dati personali autentici.

Forse il più popolare dei social network piace anche un po’ di meno. o racconta un’indagine svolta da eMarketer sugli utenti britannici, che tuttavia trova una sua conferma anche in altri mercati e anche alla luce di indagini simili svolte in passato. Nello specifico, sembra che quest’anno la piattaforma subirà nel Regno Unito un’emorragia di 700mila utenti compresi nella fascia 12-24 anni. Al momento sono 2,2 quelli fra i 12 (neanche potrebbero utilizzare la piattaforma) e i 17 e 4,5 quelli fra i 18 e i 24. La ragione è la sempre più invasiva presenza di padri, zii e nonni, cioè degli over 55.

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