Embraco, Borghi (Lega): “Lavoratori italiani condannati a morte. Le nostre ricette”

Interviste

Embraco di Torino, l’Azienda ha sbattuto le porte in faccia a Calenda confermando i licenziamenti. Per Claudio Borghi, economista della Lega intervistato da Lo Speciale non c’è di che stupirsi. L’obiettivo del Governo era quello di stoppare momentaneamente i 500 licenziamenti annunciati per poi riaprire la trattativa fra Azienda e sindacati. Niente di tutto questo. I vertici dell’Embraco hanno detto no confermando i tagli occupazionali. “Gentaglia” è arrivato a definirli un furioso Calenda che sembra essersi accorto di come ormai gli imprenditori abbiano ridotto il proprio ruolo a quello di “cercatori di profitto”.

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Borghi, la vicenda Embraco può essere un simbolo di ciò che è diventata l’Europa? In fondo non dimostra come l’euro, la politica monetaria europea e il rigore imposto da Bruxelles abbiano finito con lo svendere il costo del lavoro?

“Il ministro Calenda invece di perdere tempo su twitter a litigare con le persone avrebbe dovuto studiare meglio la situazione economica: non si sarebbe forse trasformato da ministro dello sviluppo economico a ministro della decrescita economica. Non ci vuole un genio per capire che se stiamo in un mercato unico senza regole e senza barriere e con una moneta unica che ci impedisce ogni margine di manovra, le imprese finiranno con allocare la produzione dove la manodopera costa meno e dove le tasse sono più basse. Chiunque sta dentro l’euro, il sistema della moneta unica e del  mercato libero senza confini finisce inevitabilmente con l’essere stritolato. Per i proprietari delle grandi imprese delocalizzanti questo è il migliore dei mondi possibili, almeno per ora. A pagare il conto più salato in questo modo sono i lavoratori che vedono il costo del salario trasformato  nell’unico strumento di competizione. E’ evidente che in uno scenario del genere i lavoratori italiani sono tutti, chi più chi meno, condannati a morte”.

E’il modello neoliberista quindi che ha provocato la crisi dell’Embraco e il dramma di 500 operai licenziati? 

“La vicenda Embraco è l’ultima di una lunga serie. Forse diversamente dalle altre volte qui la novità è che si comincia a ragionare sulle cause reali che l’hanno provocata. Di situazioni analoghe ne ho viste a centinaia. Il primo fattore che mi ha fatto interessare delle vicende della Toscana portandomi poi ad un impegno a tempo pieno in questa regione,  fu la crisi di un’azienda di Livorno che produceva pezzi per automobili e che aveva subito lo stesso destino dell’Embraco. La multinazionale arrivata in mani tedesche aveva finito con il delocalizzare la produzione. I tedeschi hanno capito subito come funzionava il sistema e noi oggi ci troviamo ad essere carne da cannone”.

Calenda sembra oggi puntare il dito contro gli imprenditori diventati ormai meri cercatori di profitto. Ma non dovrebbe essere lo Stato a far sì che smettano di esserlo e tornino a produrre lavoro?

“Non è sbagliato che l’imprenditore faccia il cercatore di profitto perché questo è il suo lavoro. Il problema è dello Stato che mette in condizione l’operatore di massimizzare il profitto ai danni del lavoratore. Poi uno potrebbe anche dire che nel mondo c’è una locazione efficiente di risorse e che a beneficiarne sono i lavoratori cinesi, i lavoratori cecoslovacchi o quello polacchi. In un mercato senza confini del resto sarebbe anche logico ragionare in questi termini. Il fatto è che il Governo italiano dovrebbe fare in modo che l’imprenditore crei lavoro in Italia non all’estero. Il punto sta tutto qui”.

Come possiamo definire la collocazione della Lega in campo economico? Liberale? Liberista? Statalista? Socialista?

“Semplicemente di buon senso”. 

Cioè?

“Nel senso che personalmente nel mio programma elettorale porto avanti tanto ricette di sinistra come di destra. Dipende dalle problematiche che andiamo ad affrontare. Non abbiamo un approccio ideologico. Sono di sinistra laddove propongo la statalizzazione di alcune aziende strategiche del Paese, così come mi ritengo di destra nell’affrontare il tema dell’immigrazione. Per fare gli interessi degli italiani servono politiche a 360 gradi”.

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