Embraco, è la democrazia del denaro. Guido Rossi lo spiegava bene

Politica

La politica ha preparato e servito la scalata del denaro fino a concedere il primato dell’economia anche sull’uomo, e così ha prodotto la nuova era: i forti spadroneggiano, i “piccoli” subiscono veri e propri assalti alla dignità prima ancora che alle proprie tasche. Siamo in plutocrazia, tutto il potere all’élite dei più ricchi e possiamo dire addio alla giustizia e alla stessa democrazia dei diritti.

Così assistiamo alle ipocrisie ideologiche che Carlo Calenda ha espresso bene nel caso Embraco, dove vengono espresse parole in libertà ( e di finta libertà) senza accorgersi che il neoliberismo è il naturale genitore di questo individualismo selvaggio (ognuno faccia ciò che gli pare e dimostri le proprie capacità senza limiti), di una nuova democrazia del denaro e del forte, è l’ispiratore di quest’Europa dei lobbisti e delle caste, è l’apripista del pensiero unico e dell’impossibilità per il debole di essere rappresentato e difeso. Ha offerto il fianco alla cancellazione del pensiero cristiano, che culturalmente aveva frenato lo strapotere dei “primi” sugli “ultimi”.

Con Embraco, ma già prima con altri casi come Whirpool etc, abbiamo visto il vero volto del potere che poco ha a che fare con il consenso, con i tavoli, con le mediazioni. Quando dai dato il boccino in mano a un gruppo ristretto di persone (perché oggi i ricchi non sono certo la maggioranza) e hai tolto la possibilità alle fasce deboli di essere rappresentate (vedi svuotamento dei sindacati) è il minimo quello che sta accadendo. Peggio verrà.

D’altronde un’eccezionale analisi sul processo “super-economico” in atto nel mondo (in quel caso partendo dagli Usa) lo aveva spiegato bene Guido Rossi (giurista, avvocato e accademico)  in un editoriale sul “Sole 24 Ore” ripreso da “Micromega”: “C’è un sistema ideologico alla base delle politiche economiche. Un erroneo concetto di libertà ha fatto sì che le scuole, gli ospedali e persino le prigioni possano essere privatizzate a scopo di lucro. E se così è, perché non dovrebbe essere, allo stesso scopo, privatizzato anche ogni ufficio pubblico?». Questo sistema, continua Rossi, ha creato due conseguenze parallele: «Le ineguaglianze, delle quali ha dato un’impareggiabile recente documentazione il tanto discusso libro di Thomas Piketty “Le capital au XXI siècle”», e naturalmente «la corruzione, sia nel settore pubblico sia in quello privato». Secondo la “London Review of Books”, che parla di “Disastro italiano”, l’Italia in Europa non è un caso anomalo, ma piuttosto una sorta di concentrato, visto che «la manipolazione da parte dei poteri esecutivi nei confronti dei legislativi e la generale involuzione e crisi delle classi politiche causano un silenzioso deficit di democrazia, alimentato da una quasi assoluta scarsità di mezzi di informazione indipendenti e con un aumento della corruzione».

E così lentamente soccombe il potere che più di ogni altro dovrebbe combattere le disuguaglianze: la giustizia. La mondializzazione tende a privatizzare anche quella: «Le sanzioni contro la corruzione internazionale delle grandi multinazionali globalizzate sono comminate con il versamento di cospicue somme di danaro, attraverso accordi con organismi del potere esecutivo e delle agenzie indipendenti (Doj, Guido Rossi Sec), con una giustizia negoziata e privatizzata, secondo la perversa ideologia in voga».

Insomma siamo alla democrazia del denaro, e ora tornare indietro sembra impossibile.

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