Elezioni/Centrodestra, divisi su tutto: gli aspetti incomprensibili

Politica

Elezioni 2018. Il centrodestra è unito dalle incomprensioni e dall’incomprensibilità. Lo possiamo notare innanzitutto dalla diversità dei programmi elettorali concentrati più sugli aspetti economici che non etici. La famiglia è entrata e uscita dai riflettori programmatici di un centrodestra sgangherato che potrebbe avere solo i numeri per vincere, ma non potrà mai governare questo Paese.

Sono divisi su tutto. Sulla percentuale della Flat Tax, sull’Europa e sull’Euro, sull’abolizione della legge Fornero, sulla reintroduzione del servizio militare e civile e sull’eventuale proroga del governo Gentiloni. Sono d’accordo, invece, sull’espulsione immediata di 600 mila clandestini ma non si sa bene come, dove e quando. Come non si sa bene chi sarà l’eventuale Presidente del Consiglio espressione del centro destra.

Mentre Renzi dice “turatevi il naso e votate PD”, un messaggio non certo rassicurante per chi ha scelto uno ad uno i candidati nelle liste di Camera e Senato, Berlusconi, dopo aver sciorinato dati in lire anziché in euro, invita i candidati “disonesti” del M5S ad aderire dopo le elezioni a Forza Italia contravvenendo alla proposta avanzata da Salvini di introdurre il vincolo di mandato.

Tra gli aspetti incomprensibili, le divisioni, le contraddizioni avanza l’idea che le cosiddette larghe intese siano la soluzione più percorribile, se poi lessicalmente le chiameranno governo del Presidente risulterà tutto più digeribile anche per gli stomaci più delicati.

L’inciucio tra Forza Italia e Partito Democratico come opzione principale prende consistenza anche nelle dichiarazioni dei protagonisti ed è un progetto che parte da lontano soprattutto nella stesura delle liste. Sono un mistero infatti alcune non ricandidature nel centro destra.

Tanti sono gli Augello e i Di Stefano che non hanno trovato posto nelle liste nonostante le capacità dimostrate e l’impegno costante sul territorio e qualche domanda dovrebbe essere posta a coloro che hanno avuto la responsabilità nella stesura delle liste. Quali criteri sono stati adottati? La meritocrazia è ancora un valore in politica oppure l’unico criterio è la sola fedeltà?

Domande che rimarranno senza risposta anche se un sospetto aleggia ed è chiaro che per un eventuale inciucio c’è bisogno di un plotone di parlamentari allineati e coperti pronti ad eseguire il comando. D’altronde questa legge elettorale del Rosatellum è stata studiata per non avere una maggioranza chiara dopo le elezioni e Lega, PD e FI fanno a gara per disconoscerla dopo averla votata.

Anche alcuni innesti in campo avverso sono un segnale tangibile, ex berlusconiani nelle file del PD ed ex renziani nelle file del Cdx pronti a rendere il terreno fertile per l’inciucio.

La demagogia, la propagande e il trasformismo sono gli ingredienti principali di questo momento storico che segna una dei livelli più bassi della politica dove l’onestà e la moralità sono dei prerequisiti che vengono superati dal cosiddetto “garantismo” e dal quarto grado di giudizio, ossia il parere dei condannati che si ritengono innocenti.

di Amedeo Giustini

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