ESCLUSIVA/Stefano Parisi: “Le mie idee per il Lazio e vorrei recuperare Pirozzi”

Interviste

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Regionali del Lazio, Lo Speciale ha incontrato Stefano Parisi candidato governatore del centrodestra. Romano di nascita e milanese d’adozione, ha svolto importanti incarichi nella pubblica amministrazione, presso il Ministero del Lavoro, degli Esteri e della Presidenza del Consiglio. E’ stato direttore generale di Confindustria e amministratore delegato di Fastweb. A Milano ha ricoperto l’incarico di direttore generale al fianco del sindaco Gabriele Albertini. Ha sfidato Giuseppe Sala alle amministrative del 2016 come candidato unitario del centrodestra, ma è stato sconfitto al ballottaggio. Leader del movimento politico Energie per l’Italia oggi punta alla presidenza della Regione Lazio sostenuto dal suo movimento oltre che da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia ed una civica. Dovrà vedersela con il governatore uscente del Pd Nicola Zingaretti, con la candidata del M5S Roberta Lombardi e, nell’area del centrodestra, con il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi.

Perché Parisi è diverso da Zingaretti? Indichi tre punti in particolare.

“Ci differenzia la visione che riguarda il futuro della Regione che per noi è fatta di buona amministrazione, di sviluppo, di migliore qualità della vita. Vogliamo un governo che prende decisioni rapide, senza galleggiare o perdendosi in estenuanti mediazioni o compromessi. L’omogeneità della nostra coalizione da questo punto di vista è garanzia di sicura stabilità ed efficienza. In secondo luogo noi riteniamo di poter risanare la sanità senza penalizzare l’eccellenza e di poter chiudere il ciclo dei rifiuti senza doverli esportare fuori con costi pazzeschi. Tutte situazioni che Zingaretti non è stato in grado di risolvere e che anzi ha reso ancora più ingestibili. In terzo luogo a me manca l’ipocrisia tipica della sinistra che si evidenzia soprattutto sul tema dell’immigrazione. Sono una persona concreta e come tutto il centrodestra ritengo che la sicurezza e l’immigrazione siano problemi strettamente connessi che vadano risolti con i fatti, non con la retorica”.

A proposito di sanità. Il suo modello è fondato sul giusto equilibrio fra pubblico e privato o ritiene che il privato debba avere più spazio?

“Il pubblico deve essere sempre prevalente sul privato, su questo non c’è dubbio. Il mio obiettivo è garantire una sanità di qualità per tutti, e non per pochi privilegiati come avviene adesso. Ciò significa che tutti devono curarsi, ricchi e poveri, senza distinzione di sorta. Oggi purtroppo la discriminazione è molto forte, perché se uno è ricco può rivolgersi ad una struttura privata e curarsi subito, mentre se uno non ha le possibilità economiche e deve seguire la normale trafila pubblica, rischia la vita. Inaccettabile che si debba aspettare un anno per un’operazione. Zingaretti ci ripete che la sanità laziale è risanata, ma non mi sembra ci sia nulla di sano in tutto questo”.

Altro grave problema è la viabilità e proprio in queste ore ne abbiamo avuto prova con l’emergenza neve. Le criticità maggiori si chiamano Pontina e Cassia. Come pensa di intervenire concretamente per rimuovere il gap infrastrutturale fra Roma e le altre province?

Vanno fatti investimenti. Oggi è più facile arrivare a Firenze che andare a Viterbo o a Rieti, o a Napoli invece che a Latina. Questa è una vera vergogna. La colpa è di una Regione che finora si è occupata soltanto di Roma, e pure male, trascurando completamente le province che sono state praticamente isolate. Invece sono proprio le province a garantire al Lazio le maggiori opportunità. Pensi a Latina e a quanto offre dal punto di vista economico ed industriale. Eppure arrivarci è un calvario, sappiamo tutti purtroppo quante persone hanno lasciato la vita sulla Pontina. Zingaretti alleandosi con Grasso e la Boldrini ha in pratica sancito per i prossimi cinque anni il blocco degli investimenti sulle infrastrutture. Per questo serve dare fiducia al centrodestra, per tornare ad investire sullo sviluppo che passa anche dal sistema della viabilità e dei trasporti”.

Quale sarà il primo provvedimento che in caso di elezione metterà in campo?

“Non ci sarà un unico provvedimento. Come primo atto dovremo trovare soluzioni per la chiusura del ciclo dei rifiuti per impedire che continuino ad essere esportati fuori regione; poi andrà subito cambiato il modello sanitario, andranno messe in cantiere le opere pubbliche infrastrutturali essenziali e andrà fatto un grande investimento sulla sicurezza. Sono convinto che la Regione debba puntare sulle nuove tecnologie per migliorare il controllo del territorio e far ottenere in tempo reale informazioni alle pattuglie che girano per le strade, affinché possano prevenire il crimine prima che contrastarlo”.

Ha parlato di chiusura del ciclo dei rifiuti. Ha già qualche idea in mente?

“Nel breve periodo dovremo chiuderlo sfruttando gli impianti esistenti già autorizzati e che sono parte del piano regionale dei rifiuti. Poi sarà necessario ragionare sulle nuove tecnologie che consentono di smaltire i rifiuti con zero impatto sull’aria. Continueremo inoltre a puntare sulla raccolta differenziata ferma al 37% nonostante Zingaretti avesse promesso di portarla al 65%. Oggi i rifiuti sono un costo, noi dobbiamo farli diventare una fonte di reddito facendo in modo che ciò avvenga senza inquinare. Le tecnologie moderne in questo ci sono di grande aiuto”.

In campo politico c’è chi sostiene che la sua candidatura, giunta in ritardo dopo quella di Pirozzi, faccia vincere Zingaretti. Come risponde?

La mia candidatura è sostenuta da tutto il centrodestra unito. Pirozzi è un bravissimo sindaco ma domenica la partita sarà molto seria. Gli elettori di Pirozzi se davvero intendono mandare a casa la sinistra hanno come unica possibilità quella di votare me, l’unico che può battere Zingaretti. Indebolire la mia candidatura votando altri, significherebbe far rivincere l’attuale governatore”.

Se sarà eletto pensa in qualche modo di recuperare Pirozzi?

“Spero diventi consigliere regionale e in tutta onestà spero di recuperarlo per lavorare con lui. Avevo già provato a trovare un accordo ma senza alcuno scambio di poltrone e di ruoli. Questo lo devo riconoscere, né da parte mia, né sua, c’è stata alcuna richiesta o offerta. Ma sono certo che la sua competenza ed esperienza di sindaco di Amatrice potranno portare un prezioso contributo al governo della Regione soprattutto in quei territori tanto martoriati”.

Teme più Zingaretti o la Lombardi?

“Temo la rassegnazione, il rancore della gente verso la politica, quella errata consapevolezza che andare a votare sia inutile perché alla fine nulla cambierà in quanto tutti sono uguali. E’ proprio la rassegnazione che vogliamo combattere, sto lavorando per restituire fiducia alle persone”.

Si ha come la sensazione che il voto regionale stia passando sotto traccia rispetto al voto politico. E’ davvero così o è soltanto un’impressione mediatica?

Sicuramente sui media non abbiamo avuto adeguato rilievo per una partita importante come il rinnovo dei governi regionali. E’ chiaro che il voto politico ha finito per catalizzare l’attenzione e occupare le pagine dei giornali e gli spazi televisivi. Devo però dire che la gente comune diversamente da ciò che appare è molto più sensibile ai temi regionali piuttosto che a quelli istituzionali e di politica nazionale. L’ho visto incontrando gli elettori e confrontandomi sui social e sui media locali con i cittadini del Lazio con cui sono entrato in contatto. Unica nota positiva è che forse il voto politico spingerà più gente alle urne trainando anche quello regionale”

 

 

 

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