Meluzzi sulla svolta: “Come un quadro di Goya. Ci saranno altre Pamela”

Interviste

La mansarda trasformata nel luogo del massacro dal branco di nigeriani che hanno abusato sessualmente di Pamela, l’hanno poi uccisa e squartata secondo le indagini. Per chiudere il quadro dell’accusa manca il risultato dell’analisi effettuata su una traccia di materiale biologico, ma la morte della ragazza non è stata per overdose (l’esame tossicologico l’ha escluso). Al criminologo Alessandro Meluzzi Lo Speciale ha chiesto di commentare questi ulteriori indizi sul quel tragico giorno.

Professore, una svolta. Nessuna overdose, come d’altronde lei aveva sempre detto, e sempre più il delinearsi di un vero e proprio massacro. Si è fatto un’idea di cosa può essere accaduto là dentro?

“L’obiettivo era quello di violentarla, di farne quello che volevano in un luogo protetto. Il tutto in una modalità che preferisco non descrivere, quanto accaduto sembra un quadro di Goya, preferirei non scendere in particolari”.

Perché ci si è messo tanto ad arrivare a un quadro accusatorio, quello dell’omicidio, che per molti era presumibile? 

“Per tre ragioni: primo perché c’è un imperativo logico, etico e propagandistico secondo il quale i clandestini migranti sono buoni e non fanno male a nessuno. Un artefatto di tipo ideologico che favorisce la più perversa delle difese psicoanalitiche e psicologiche che è la rimozione. La seconda ragion è che dietro questo mondo c’è un’articolata organizzazione, che si chiama mafia nigeriana, potenziata con l’arrivo dei clandestini. Gestisce la prostituzione anche minorile, lo spaccio di droghe al minuto come monopolio ormai, il controllo progressivo di zone del Paese come Castel Volturno dove amministra anche mercato dell’agricoltura, e poi gestisce il flusso della migrazione clandestina con introiti fortissimi. Ci troviamo di fronte a una potentissima organizzazione, rispetto alla quale c’è un processo a Torino con 21 condannati per associazione di tipo mafioso. Viene nascosta per evitare che produca paura e terrore. Tutti quelli che vediamo coi cappellini davanti ai supermercati o i negozi, raccolgono dai 50 ai 100 euro al giorno che finiscono nelle mani della criminalità organizzata per essere investiti in droga, armi etc. La terza ragione è che c’era una qualche volontà di qualcuno di ridurre questa tragedia nell’incidente di percorso di una povera tossica. Per fortuna la famiglia si è ribellata”.

A proposito di famiglia, la madre è molto criticata per l’esposizione mediatica eccessiva. Secondo lei invece fa bene la madre a continuare ad andare in tv per chiedere giustizia e non abbassare i riflettori su un caso tanto cruento?

“Se la madre non si fosse ribellata e non avesse ottenuto questa attenzione mediatica, questo caso mediatico sarebbe stato già archiviato nel silenzio. Spero che non ci saranno altre 10, 100, 1000 Pamela, cosa che invece accadrà purtroppo, perché i nostri ragazzi che escono per strada cercando una pasticca del sabato sera o una dose di droghe cosiddette leggere da spacciatori nigeriani e senegalesi – che sono ormai agli angoli di tutte le strade d’Italia e che migliorano la distribuzione di stupefacenti abbassando i prezzi – non potranno che imbattersi in belve così feroci”.

Agli avvocati della famiglia cosa consiglierebbe per arrivare alla verità?

“Perfezionare intanto le indagini scientifiche, chiedere un incidente probatorio che metta a confronto tutti i protagonisti della vicenda. Ricordiamoci che tra questi c’era un capo mafia che godeva di un trattamento di favore in un albergo a 4 stelle e che è stato trovato con la moglie serenamente a bere in un bar alla stazione di Milano e quando la Polizia lo ha accostato ha tirato fuori il biglietto del suo avvocato. Peccato che era un avvocato di Macerata, e così si è dato una zappa sui piedi. Quindi dietro non ci sono proprio quattro disperati, ma un’organizzazione criminale sulla quale bisogna spingere il bisturi dell’investigazione fino in fondo”.

Cosa rischiano i nigeriani se le accuse venissero confermate? 

“Mi auguro l’ergastolo, così abbiamo la possibilità di mantenerli in Italia fino alla fine dei loro giorni. Questo è un fenomeno che si ripeterà. Non importa: meglio costruire molte carceri. Oppure si potrebbe estradarli in Nigeria, cosa che la Nigeria non vuole. Il presidente della Nigeria ha detto che stiamo importando in Italia il peggio della loro mafia. Da loro ci sarebbe stata la pena di morte, si sappia”.

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