Firenze, Tonelli (Lega) attacca: “Nardella vittima del mostro che ha creato”

Interviste

Tensione a Firenze, il sindaco Dario Nardella accolto con insulti, spintoni e sputi al corteo dei senegalesi. Per Gianni Tonelli segretario del SAP (Sindacato autonomo di Polizia) e fresco deputato della Lega intervistato da Lo Speciale, è la dimostrazione di una situazione ormai fuori controllo. Da giorni i senegalesi stanno protestando a Firenze per l’omicidio di un loro connazionale, Idi Diene, un ambulante di 54 anni regolare in Italia, ucciso sembra da uno squilibrato che in realtà, a causa di gravi problemi economici, si sarebbe voluto suicidare su Ponte Vespucci per compiere un gesto eclatante. Poi però giunto sul posto avrebbe deciso di rivolgere la pistola verso l’ambulante per finire in galera. Nardella, invitato al corteo dalla comunità senegalese, è stato contestato violentemente dagli stessi immigrati e da esponenti dei centri sociali che lo hanno obbligato ad andarsene.

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Tonelli, come è stato possibile perdere il controllo della città in questo modo? La rabbia può essere una giustificazione?

Abbiamo passato l’intera campagna elettorale ad agitare spauracchi senza senso come il pericolo fascismo o quello del razzismo. Ora ci troviamo di fronte ad un soggetto con seri problemi mentali che avrebbe potuto sparare a chiunque e che quindi non è stato mosso, almeno apparentemente, da alcun intento razzista. Ma questi signori hanno talmente avvelenato il clima politico gonfiandolo di allarmismi ingiustificati, che ora la situazione gli si è addirittura rivoltata contro”.

Sta dicendo che Nardella è vittima di se stesso?

“Certamente. E’ vittima dello stesso mostro che lui e i suoi amici hanno contribuito ad agitare. Ma questo è già avvenuto in passato con il giacobinismo e il giustizialismo giudiziario che abbiamo avuto per vent’anni. Poi alla fine tutto torna indietro. E’ come un boomerang che finisce per colpire chi lo ha lanciato”.

Un sindaco comunque rappresenta sempre l’istituzione. Il fatto che venga insultato e dileggiato fino a dover abbandonare un corteo per non rischiare le botte, non è un pò la metafora di uno Stato ormai impotente di fronte ad un’immigrazione incontrollata?

“Che la situazione sia fuori controllo è ormai chiaro a tutti, colpa anche di questi centri sociali che la sinistra ha accarezzato in questa campagna elettorale. Peccato si tratti di soggetti anarcoidi difficili da gestire e pronti quindi a rivoltarsi contro tutto e tutti”.

Ancora una volta dunque ci sono dei mandanti morali?

“Certo, ancora una volta è la sinistra che ha tentato di imporre in questa campagna elettorale temi inesistenti per coprire i propri fallimenti. Ora, se ci fosse stato davvero un intento razzista dietro l’omicidio dell’ambulante senegalese, se ne sarebbe potuto discutere, ma in questa vicenda c’è soltanto il tentativo degli immigrati e dei centri sociali di strumentalizzare il gesto grave e sconsiderato di uno squilibrato”.  

Sui social è partito il “giustificazionismo” per le violenze e gli atti vandalici compiuti dagli immigrati fondato su un presunto diritto alla rabbia. Ma questo diritto non andrebbe allora riconosciuto anche agli italiani quando scendono in piazza contro le violenze degli stranieri?

“Qui non c’è nessun diritto alla rabbia, c’è una rabbia strumentalizzata. Che poi la loro condizione porti all’esasperazione ci può pure stare, ma se è per questo sono molto più esasperati gli italiani per un problema che forse doveva essere affrontato e risolto a monte, impedendo che l’Italia venisse letteralmente invasa. E’ mancata una politica dell’immigrazione fondata sulla promozione di una solidarietà e carità cristiana proporzionata all’effettiva capacità  di accoglienza del nostro Paese. Una politica intelligente e consapevole avrebbe evitato tutto questo”.

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