8 Marzo, Bruzzone: “Italia non è per donne. Caso Cisterna di Latina emblematico”

Interviste

Otto marzo, festa della donna. Ha ancora un senso oggi questa giornata alla luce delle conquiste raggiunte dal gentil sesso? Per la criminologa Roberta Bruzzone intervistata da Lo Speciale il cammino per una piena integrazione dell’universo femminile in Italia è ancora molto lungo e per nulla scontato. Tante infatti le discriminazioni che le donne sono costrette a subire e che sembrano lontane dall’essere rimosse.

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Quanto le donne oggi sono ancora vittime e quanto la società fatica ad integrarle?

“L’Italia, contrariamente a ciò che si pensa, non è un paese per donne. Abbiamo un numero elevatissimo di donne che continuano ad essere vittime di violenze nella cerchia familiare o all’interno di contesti di relazione. Un quadro fatto di omicidi, violenze sessuali, maltrattamenti psicologici e fisici. Poi c’è il discorso occupazionale. Qui la situazione potrebbe essere certamente migliorata, considerando che abbiamo un livello di occupazione femminile che è ancora di gran lunga inferiore alla media europea. Mi pare evidente che di lavoro da fare ve ne sia ancora molto”.

A chi vorrebbe dedicare questa giornata?

“Ad Antonietta, la mamma di Cisterna di Latina che ora avrà bisogno di una forza enorme per poter affrontare le conseguenze causate dall’uomo che diceva di amarla, ossia il duplice omicidio delle figlie”. 

Proprio il caso di Cisterna di Latina non potrebbe essere l’esempio di una società maschilista che troppo spesso sembra ignorare il grido d’aiuto delle donne che subiscono violenze dai mariti, dai compagni, dai fidanzati ecc.?

“La vicenda di Cisterna di Latina senza dubbio è emblematica ed è resa ancora più grave dal fatto che Antonietta si è trovata di fronte delle persone con nomi e cognomi che non l’hanno aiutata. Purtroppo questo non è l’unico caso, perché è successo mille altre volte che chi di dovere non ha ascoltato, non ha compreso o ha ignorato la gravità della situazione e non ha fatto nulla per impedire la tragedia. Purtroppo sempre più spesso ci troviamo di fronte ad una forte sottovalutazione dei rischi e ad una gestione molto superficiale di casi gravi come quello che Antonietta e tante altre donne avevano denunciato. Tuttavia non mi sento di caricare la società di responsabilità che in questo caso sono da attribuire a singoli soggetti che non sanno fare il loro lavoro e che dovrebbero essere chiamati a pagare per questo”. 

Fin qui gli aspetti negativi, ma la donna ha comunque conquistato degli spazi? Quali e quanti progressi sono stati raggiunti e che hanno permesso di snaturare il carattere maschilista della società?

“Certamente se guardiamo al medioevo è indiscutibile che la donna abbia fatto notevoli passi in avanti e raggiunto posizioni prima impensabili; ma questo non può portarci ad essere ottimisti o soddisfatti perché il cammino è ancora lungo e c’è tanto lavoro da fare per raggiungere una piena ed effettiva parità”.

L’avvocato Lucia Annibali, sfregiata con l’acido dall’ex fidanzato e diventata un esempio di coraggio e di riscossa per tutte le donne umiliate, è entrata in Parlamento. E’ il segno anche questo di un riscatto?

“Sono contenta per lei ed ho grande rispetto per il dramma vissuto da Lucia Annibali. Tuttavia di donne in Parlamento ne abbiamo avute tante da anni e non credo che averne una in più cambi la situazione. Cercare di migliorare la condizione femminile non è certamente una responsabilità che può essere lasciata unicamente alle donne ma deve coinvolgere l’intero Parlamento. Umanamente sono contenta per l’Annibali e le faccio tanti auguri, ma non vedo nessun particolare significato nella sua elezione”.  

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