Occupazione, Sapelli Vs Draghi: “Troppi giovani disoccupati, Mario sogna”

Interviste

Crisi occupazionale rientrata al centronord secondo l’Istat, ma i millennials, ossia la generazione compresa fra i 25 e i 35 anni continua a vivere nel precariato, con lavori sempre più sottopagati e temporanei e con la prospettiva di non avere mai una pensione. Due facce opposte della stessa medaglia, due aspetti che sembrerebbero in forte contraddizione fra loro. Lo Speciale ne ha discusso con il noto economista e storico Giulio Sapelli, professore ordinario di Storia economica presso l’Università degli Studi di Milano.

LEGGI SU LO SPECIALE LE PREVISIONI DI MARIO DRAGHI SULL’OCCUPAZIONE

Professore, secondo l’Istat la disoccupazione al centronord sarebbe ridotta al minimo, grazie soprattutto alla crescita nel 2017  dell’1,6% di Pil che avrebbe portato ad un aumento di circa 265mila occupati. Non è una contraddizione nel momento in cui altre rilevazioni evidenziano come fra i millennials il lavoro sia sempre più precario, temporaneo e sottopagato?

“Tutto dipende da come vengono considerati gli occupati. In America per esempio le statistiche si fanno anche su chi lavora un giorno la settimana, quindi anche su chi ha un’occupazione temporanea attraverso le moderne forme di schiavitù. L’Istat purtroppo non è più quella di una volta, spesso fa delle rilevazioni molto mirate, che sembrano ispirate da logiche politiche. Intanto va detto che la situazione al Sud è ancora drammatica e al Nord non è affatto rosea come si vorrebbe far credere. Certo, c’è un maggiore tasso di attività, ma bisognerebbe capire come l’Istat calcola le giornate lavorative. Temo siano statistiche in gran parte inutilizzabili”.

Lei quindi non vede questa crescita esponenziale di occupazione al centronord?

“Assolutamente no. O meglio, la situazione della disoccupazione strutturale nel Nord è sicuramente nella media europea ma non è così florida come sostiene l’Istat nel momento stesso in cui appare evidente come l’occupazione giovanile sia sempre più incerta e precaria”.

Appunto, ma non sono proprio i millennials quelli che dovrebbe avere le maggiori sicurezze economiche per sposarsi e fare figli? 

“Esattamente. Il problema quindi non è soltanto preoccupante dal punto di vista economico ma ancora di più da quello sociale. Capisce quindi quanto sia necessario diffidare di certe statistiche”.

Mario Draghi ha detto che sono stati recuperati tutti i posti persi con la crisi e che entro il 2020 la disoccupazione calerà in Italia al 7,2%. Condivide?

“Non è vero. Non so su cosa Draghi fondi questa sua previsione, forse ha sognato. Non vedo all’orizzonte investimenti tali da far presagire un aumento dell’occupazione. Dovrebbe ripartire il settore dell’edilizia che è il cuore dell’attività economica capace di rimettere in moto anche il settore della meccanica. Non mi sembra ci siano forti segnali di ripresa”.

Passando alla situazione politica, quanto può nuocere all’Italia un possibile stallo nella formazione del nuovo governo?

“Moltissimo purtroppo. Non è il debito pubblico a frenare gli investimenti ma proprio l’instabilità politica soprattutto in un Paese come il nostro che ha un apparato giudiziario che non funziona e scoraggia gli investimenti esteri. L’instabilità politica può svolgere un ruolo molto negativo”.

Cosa prevede? 

“Non ho idea. Penso che la melina durerà molto a lungo. Il problema è che la nostra economia non può permettersi i tempi della Germania. né una situazione spagnola con il ritorno al voto entro l’anno e un governo di maggioranza retto dall’astensione di parte dell’opposizione. L’unica cosa che mi rassicura è che al Quirinale non c’è più Giorgio Napolitano ma Sergio Mattarella, un Capo dello Stato molto rispettoso delle prerogative parlamentari e che mi pare si accinga a fare delle consultazioni serie e volte a favorire le massime convergenze. Ripeto però, non siamo la Germania e l’instabilità politica potrebbe costarci cara”. 

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