Il Papa parla ai dirigenti per “parabole”: la ‘logica della tangente’ e Mosè

In Rilievo

“Nella vita quotidiana, purtroppo, non sono rari i casi di dirigenti disposti a sacrificare l’impresa pur di vedere salvati i propri interessi, di ottenere un proprio tornaconto. Ma Mosè non entra nella ‘logica della tangente’, lui è con il popolo e lotta per il popolo“. Papa Francesco nella quotidiana messa celebrata a Casa Santa Marta se la prende con chi ha responsabilità e ha qualcosa da dirgli.

Bergoglio, commentando il passo dal libro dell’Esodo relativo alla conversazione tra il Signore e Mosè sull’apostasia del suo popolo, nell’omelia di cui dà conto Vatican News, ricorda che Mosè “non entra in giochi di tangente”, non cede davanti alla possibilità “di vendere la sua coscienza. E questo – osserva – piace a Dio. Quando Dio vede un’anima, una persona che prega e prega e prega per qualcosa, Lui si commuove”.

Il Papa ricorda l’importanza della preghiera di intercessione: “Una preghiera che argomenta, che ha il coraggio di dire in faccia al Signore, che è paziente. Per la preghiera di intercessione ci vogliono due cose: coraggio, cioè parresia e pazienza”.

Insomma il Papa non fa riferimento alcuno l caso della lettera completa (resa nota precedentemente solo il 12 marzo e a questo punto pare in parte) che il Papa Emerito avrebbe scritto a Francesco (in realtà la lettera è rivolta a Viganò – uomo della comunicazione del Papa – e datata 7 febbraio), in risposta a una missiva del prefetto per la comunicazione del 12 gennaio dove appare una frase che suona come presa di distanza dai suoi libri teologici.

Secondo molti “tradizionalisti” Ratzinger avrebbe scelto quella forma ambigua per smarcarsi dai bergogliani, ai più sembra di leggere una fine ironia…

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