Hostiles, il western con Christian Bale è un macigno senz’anima

lunedì, 19 Marzo 2018
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Peccato per il doppiaggio italiano (che arriva fin dove può), perché tra i meriti di Scott Cooper c’è senza dubbio l’abilità di tirare fuori il meglio dai propri attori. Successe con il suo esordio, Crazy Heart, che assicurò a Jeff Bridges un Oscar nel 2010, ma anche con Il fuoco della vendetta – Out of The Furnace, il western metropolitano del 2013 presentato alla Festa del Cinema di Roma. In quell’occasione, probabilmente, la storia con (gli ottimi) Christian Bale e Casey Affleck era la una prova generale per un western vero e proprio, Hostiles, anch’esso in anteprima a Roma come film d’apertura, lo scorso ottobre. Ancora vendetta, violenza e sangue, in un film insostenibilmente cupo che sfoggia le sue armi migliori nelle interpretazioni di Bale, ancora una volta, e di Rosamund Pike, perfetti nel descrivere l’incontro sfortunato tra due reduci tormentati dal lutto.

Lui è un ufficiale carismatico e dal passato glorioso, lei una donna a cui un manipolo sanguinario di indiani ha appena sterminato la famiglia. Il contesto è quello dell’America del 1892 che cerca di salvare la faccia con i nativi dopo aver depredato terre e bestiame. Gli antefatti sono solo accennati ma fondamentali, e hanno a che fare con la guerra senza regole tra l’esercito e le tribù ribelli. La vicenda comincia col paradosso in cui si viene a trovare il capitano Blocker, che ha fama di essere un vero e proprio flagello dei pellerossa, costretto a scortare fino al loro accampamento un vecchio capo indiano in fin di vita e la sua famiglia. Nonostante Blocker odi profondamente Falco Giallo e il popolo che rappresenta, alla fine non potrà sottrarsi dall’accettare il lungo e pericoloso viaggio della missione.

Non sono solo gli interpreti a fornire lo spettacolo migliore (cui si aggiunge Wes Studi e la sua rugosa faccia indigena per completare un universo di opposti che alla fine, prevedibilmente, finiranno per attrarsi) ma anche una messa in scena calibrata e assai creativa nell’alternare i campi lunghi e lunghissimi tipici del genere – che enfatizzano una natura armoniosa in netta contrapposizione ai demoni interiori di ciascun personaggio – ai dettagli e ai primi piani, raggiungendo in qualche scena geometrie e totali visivamente eccellenti. Il rancore condiviso che serpeggia per buona parte della pellicola è evocato fin dalla prima scena, in cui la violenza inaudita ai danni del marito e delle figlie di Rosalee è raffigurata con impressionante realismo senza l’aiuto di alcuna stilizzazione e col fragore degli spari che sovrasta qualsiasi altro suono.

Ma non basta. Hostiles si dimentica piuttosto presto ed è un peccato che due fra i migliori attori in circolazione siano al servizio di una storia che non dice nulla di nuovo sugli strascichi della guerra e sull’ineluttabilità dell’odio. Ognuno ha le proprie ragioni per essere “ostile” verso qualcun altro ma a Cooper manca il guizzo narrativo, lo sguardo analitico e l’inventiva necessari per infondere ai suoi ingranaggi di prima scelta un’anima che sia autentica e originale. La citazione di David Herbert Lawrence, quanto mai azzeccata per aprire il film (Nella sua essenza, l’anima americana è dura, alienata, stoica e assassina. Non si è ancora mai disciolta.) manca di uno sviluppo vero e proprio perché accorgersi di non essere poi così diversi solo quando ci si trova a fronteggiare una minaccia comune è davvero troppo poco per ambire all’opera esistenziale che il regista vorrebbe costruire ad ogni inquadratura.

Paolo Di Marcelli

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