Salvini cerca di uscire dall’angolo, Berlusconi trama coi dem

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Ingredienti: Salvini, Di Maio, Berlusconi con dem. E’ l’inizio della storia. Ma andiamo per ordine, anzi per dichiarazioni, bastano e avanzano per svelare le strategie. 

“Avremo sicuramente delle opposizioni, per esempio quando andremo a lavorare alla riforma delle pensioni e alla riforma del lavoro si sveglierà dal letargo la Cgil, che si è assopita per anni, e poi torneranno i girotondi, il popolo viola, le femministe i maschilisti, i venusiani, i vegani”, ha avvertito tutti Matteo Salvini ieri sera a Udine, che pensando al governo si è detto pronto a confronto con tutti sul programma, ma non su presidenze.

“Noi parleremo con tutti – ha proseguito – abbiamo ben chiaro dove vogliamo arrivare, la normalità, un Paese dove trovare un posto di lavoro non sia un terno al lotto. C’è l’università a cui mettere mano, Non possiamo ogni anno laureare 10 mila medici e poi avere metà posti nelle specializzazioni – ha concluso – costringendo i ragazzi ad andare all’estero”-

Quanto al no sulle presidenze o sui vicesegretari è “perché vogliamo che il parlamento – dice – cominci a lavorare il prima possibile affinché gli italiani abbiamo un governo che passi dalle parole ai fatti”. Intanto Berlusconi e il Pd incombono (gira voce che emissari di Berlusconi “fidatissimi” abbiano già avuto più di un incontro informale con i Dem), anche se Matteo dice ancora “partiamo dal centrodestra” Silvio sta cuocendo piano piano sia il padano che Luigi il grillino.

Per uscire dall’empasse, rumors di palazzo ipotizzano che Di Maio e Salvini sarebbero tentati dall’idea di candidarsi loro alla presidenza dei due rami del Parlamento, così da poter guidare le consultazioni ed eventualmente avere il mandato esplorativo.

La candidatura a palazzo Madama del leader leghista potrebbe rispondere a una richiesta degli stessi alleati Forza Italia e Fratelli d’Italia per distendere i rapporti.

In tutto questo il partito democratico trama, trama come avete capito con il suo avversario-alleato appunto e il giovane padano può scegliere: o tenere salda la coalizione e cedere il Senato agli azzurri o la Camera a Fratelli d’Italia o Pd, oppure confermare le mire sulla seconda carica dello Stato e consegnare Montecitorio ai pentastellati. Ma salterebbe l’alleanza. 

Avete capito che settimana ci aspetta?

 

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