Inchiesta Sarkozy, Cardini: “Contro Gheddafi fu regolamento. Le colpe dell’Italia”

Politica

Finanziamenti illeciti dalla Libia, è la pesante accusa mossa nei confronti di Nicolas Sarkozy, ex presidente francese e capofila della guerra in Libia che portò al rovesciamento del regime di Gheddafi. Lo Speciale ne ha parlato con lo storico Franco Cardini che in verità non si mostra affatto sorpreso della notizia. Secondo l’accusa Sarkozy avrebbe ricevuto presunti finanziamenti illeciti proprio da Gheddafi in occasione della campagna presidenziale del 2007 che lo vide vincitore. Ma allora perché cinque anni dopo, proprio lui volle scatenare quella guerra contro Gheddafi, culminata con l’uccisione del dittatore, che ha fatto precipitare la Libia nel caos e nell’ingovernabilità? Forse il tentativo di far fuori un testimone scomodo che nel frattempo aveva stretto rapporti commerciali e diplomatici più intensi con l’Italia a scapito della Francia?

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Professor Cardini, come commenta la notizia di Sarkozy e della storia dei finanziamenti illeciti che avrebbe ricevuto da Gheddafi per la sua campagna elettorale del 2007?

“Che Sarkozy fosse legato a Gheddafi non è certo una novità, anche se ad un certo punto si è voluto liberare di lui. Indizi politici erano abbondanti e incontrovertibili, così come i sospetti di presunte collusioni un pò meno ideologiche e più legate a ragioni di business economico. Non è un fulmine a ciel sereno”.

Vede collegamenti fra questa storia dei finanziamenti e la guerra di Sarkozy contro Gheddafi? Quali?

“Sarkozy è sempre stato un politico cui si addice alla perfezione l’aggettivo decisionista. Sicuramente questo collegamento non è da escludere, ma questo aprirebbe degli scenari molto interessanti e complessi. Tutto sta a capire dove possa effettivamente stare questo collegamento. Se si parte da questa ipotesi lo scenario internazionale già abbastanza compromesso diventerebbe addirittura allarmante, pensando che la Libia di Sarkozy è poi servita da cattivo esempio per la Siria attaccata da Hollande e da Cameron. Davvero c’è da chiedersi a questo punto su quale tipo di vulcano siamo seduti”.

Vede per esempio collegamenti in un mancato rispetto dei patti da parte di Gheddafi nel momento in cui l’ex dittatore scelse di rafforzare i rapporti diplomatici ed economici con l’Italia?

“L’elemento scatenante va probabilmente ricercato nei timori della multinazionale francese Total, che aveva ed ha ancora grossi interessi in Libia, di essere messa da parte ed emarginata. Gheddafi poi aveva creato grossi problemi agli interessi francesi, e non solo, con l’idea di organizzare una banca e una moneta inter-africana. Progetto che aveva portato ad impegnare le riserve auree della Libia. Altro duro colpo al business anglo-francese era arrivato con la decisione di affidare la dissalazione delle acque del deserto e delle acque interne libiche a multinazionali russe e cinesi che, a giudizio di Gheddafi, facevano prezzi migliori e garantivano maggiore affidabilità. Insomma, di motivi per avercela con Gheddafi  e regolare i conti con lui, Sarkozy ne aveva diversi. Dopo che la Francia era stata per anni partner privilegiato della Libia, si vedeva ora soppiantata da altri paesi che emergevano sulla scena. Da qui quindi la decisione di rovesciare Gheddafi nell’illusione di poter poi controllare la transizione verso un nuovo governo. Operazione fallita, visto che il Paese è caduto nell’instabilità”.

Quanto è costata all’Italia la fine di Gheddafi?

” Il governo italiano ha mostrato in questi anni un atteggiamento molto remissivo nei confronti della Libia. Nessuno per carità sta dicendo che avremmo dovuto esercitare un potere post-coloniale, anche se molti paesi europei in Africa continuano a farlo, ma certamente avremmo dovuto essere molto più duri contro le mire di Sarkozy sulla Libia. Invece abbiamo quasi accettato di essere messi nell’angolo in modo pesante, molto sgarbato. Alla fine piaccia o no con la Francia condividiamo un’alleanza internazionale, siamo partner su molte cose ma stranamente i francesi se ne ricordano solo quando gli fa comodo. Nel 1940 alleandoci con la Germania abbiamo sicuramente pugnalato alle spalle la nostra sorella latina, la quale però a sua volta ci aveva pugnalato anni prima al tempo delle sanzioni per la guerra d’Etiopia. E i francesi per quelle sanzioni non ci hanno mai chiesto scusa, nonostante abbiano favorito il rafforzamento politico e popolare di Mussolini. Dai francesi abbiamo sempre preso schiaffi, da quando nel 1881 saremmo dovuti andare insieme a conquistare Tunisi e alla fine, contravvenendo agli accordi internazionali, se la sono invece presa tutta loro, nonostante Tunisi fosse vicinissima alla Sicilia e in Tunisia gli italiani fossero di gran lunga superiori ai francesi”.

 

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