Inchiesta Sarkozy, Meluzzi: “Gheddafi fatto fuori perché testimone scomodo?”

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Scandalo in Francia, l’ex presidente Nicolas Sarkozy è in stato di fermo da parte della Polizia che lo sta interrogando in merito a presunti finanziamenti illeciti alla sua campagna elettorale del 2007, probabilmente legati alla Libia di Gheddafi. Per Alessandro Meluzzi, psichiatra e scrittore, oltre che attento osservatore della situazione libica in riferimento soprattutto ai flussi migratori, intervistato da Lo Speciale questa vicenda potrebbe anche spiegare l’atteggiamento dell’ex presidente nei confronti del regime di Gheddafi che volle abbattere a tutti i costi con un intervento militare che portò all’uccisione del dittatore facendo precipitare il Paese nel caos. Ma perché dopo aver ricevuto finanziamenti da Gheddafi, Sarkozy se ne è voluto sbarazzare? Varie ovviamente le ipotesi in campo, non ultima quella secondo cui Gheddafi non avrebbe rispettato certi patti, preferendo Berlusconi al presidente francese.

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Sarkozy fermato con l’accusa di aver ricevuto presunti finanziamenti illeciti dalla Libia di Gheddafi? Ma non fu lui a volere la guerra contro il dittatore libico e a provocarne la morte?

“Il livore di Sarkozy contro Gheddafi risultò sospetto a molti all’epoca dei fatti. Non dimentichiamo che la costituzione francese concede al presidente poteri quasi simili a quelli di un monarca repubblicano soprattutto per ciò che concerne la politica estera e la difesa. Poi ci sono apparati e servizi francesi che hanno una loro funzione rivolta a tutelare, anche con la massima durezza, gli interessi nazionali. visibili ed invisibili, confessabili ed inconfessabili. Si è sempre pensato che la pressione violenta della Francia, e di Sarkozy in particolare, per favorire un indebolimento del regime di Gheddafi fosse legata alla compresenza di interessi e di interazioni inconfessabili. Come si sa il diavolo spesso fa le pentole ma non i coperchi e oggi certi segreti inconfessabili forse iniziano a venire alla luce. Che Gheddafi fosse il terminale di interessi complessi lo si sapeva, come si sapeva bene che Sarkozy non gradiva il mantenimento di quel rapporto stretto fra l’Italia-l’Eni e la Libia che c’era sempre stato sin dai tempi della presenza coloniale italiana. Insomma a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.

Quindi vede collegamenti fra questa vicenda dei finanziamenti illeciti e l’attacco francese alla Libia? E quali?

“Certamente. La guerra a Gheddafi è servita per due motivi. Innanzitutto cancellare un canale privilegiato per la fornitura di gas e petrolio fra l’Italia e la Libia, e in secondo luogo per rafforzare la presenza francese nel Paese attraverso la secessione della Cirenaica dalla Tripolitania. Proprio a Bengasi infatti c’è sempre stata un’alta concentrazione di tecnici francesi. Operazione questa che per altro non ha portato molta fortuna ai francesi visto che quest’area è stata occupata dal generale Haftar che ha sempre avuto rapporti privilegiati con l’Egitto di Al-Sisi. Oggi alla luce di quanto emerso con la storia dei finanziamenti non escludo che l’operazione francese, oltre che al raggiungimento degli obiettivi sopra accennati, possa essere stata soprattutto motivata dall’esigenza di eliminare un testimone scomodo che avrebbe potuto far emergere certe vicende imbarazzanti?”.

Un’operazione anti-italiana dunque. A Sarkozy dava così fastidio che Gheddafi avesse un rapporto stretto con l’Italia? O forse il dittatore libico aprendo le porte a Berlusconi ha di fatto rotto certi patti?

Di sicuro dietro una certa ironia selvaggia di Sarkozy nei confronti di Berlusconi c’era anche una componente inconfessabile.  Il mio amico e maestro Francesco Cossiga aveva capito perfettamente i sentimenti anti-italiani dell’ex presidente francese, e questo spiega anche il suo livore nei confronti di madame Sarkozy, al secolo Carla Bruni alla quale auspicava venisse tolta anche la cittadinanza italiana. L’unica cosa che oggi posso augurare a Sarkozy è di farsi consolare dal suono della sua chitarra”. 

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